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22 maggio 2010

Tutto Carboni, in 44 mila telefonate

Tratto dall'Unione Sarda

Nelle carte anche strani passaggi legati a una discarica di rifiuti speciali a Porto Torres.
di ANTHONY MURONI
Per parlare, Carboni, parla. Alla media di 250 telefonate al giorno. All'altro capo politici, funzionari di agenzie pubbliche, professionisti e “amici” consapevoli e inconsapevoli. Certo è che le quasi 44 mila intercettazioni effettuate sulle sue utenze nell'arco di sei mesi dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Velletri, recentemente trasmesse alla procura di Roma, sono una sorta di manna calata dal cielo. Al pool coordinato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo (ne fanno parte anche i sostituti Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò) è toccato in questi mesi scorrere i contenuti dei faldoni, incrociando le risultanze con quelle delle intercettazioni effettuate in proprio dalla struttura investigativa romana.
SOCIETÀ SEGRETA Da un primo esame emerge un quadro preoccupante: Carboni, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, si sarebbe mosso a tutto campo e non solo nell'ottica di fare affari in Sardegna. Sperimentando un sistema che sarebbe stato poi riproposto in diverse regioni. Attività potenzialmente illecite, tanto che i magistrati ipotizzano addirittura l'esistenza di una società segreta (sul modello della P2) alla quale farebbero riferimento imprenditori, affaristi e persino uomini politici di entrambi gli schieramenti.
L'AFFARE-RIFIUTI A Velletri si indagava su una discarica illegale d'amianto, alla quale è risultato interessato lo stesso Flavio Carboni, che pure non è stato coinvolto nella retata di arresti (una dozzina) scattata alla fine dell'agosto 2009. Agli atti sono rimaste però le sue conversazioni telefoniche, che ai carabinieri sono parse non slegate dal traffico illecito che in mezza Italia si è scatenato sulle energie rinnovabili. Al settimanale Panorama , che arriverà oggi nelle edicole sarde, un inquirente ha riferito che il business dell'eolico e quello dei rifiuti sono due facce della stessa medaglia: «Chi gestisce discariche, destinate a esaurirsi, si sta riciclando nelle energie alternative, che a loro volta, come nel caso dei pannelli solari, producono scorie. È un ciclo continuo, attorno al quale girano milioni di euro».
LA NUOVA P2 Prendendo le mosse dalla ricostruzione dei carabinieri, messa nero su bianco in un'informativa consegnata ai magistrati nell'ottobre 2008, quando l'inchiesta romana ha preso le mosse, il procuratore Capaldo è arrivato a sospettare l'esistenza di una nuova P2, di una superloggia massonica che punta a controllare politica e affari. Per questo, a Roma, sia a Carboni che a un altro paio di indagati pare venga contestata anche la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Certo, la presentazione che i carabinieri ne fanno nel rapporto non è di quelle che aiutano ad allontanare da lui i sospetti: «Flavio è noto come il “faccendiere” coinvolto nelle vicende legate alla cosiddetta loggia P2 facente capo a Licio Gelli, all'omicidio di Roberto Calvi (per il quale è stato assolto in due gradi di giudizio ndr ), al cosiddetto crac del Banco ambrosiano», scrivono gli uomini dell'Arma.
AFFARI E POLITICA In pochi mesi di intercettazioni la procura di Velletri ha registrato ogni genere di questione. Carboni al telefono vanta invariabilmente amicizie altolocate. Alcune vere, altre presunte. Spesso l'uomo d'affari parla con disinvoltura del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma fra i due non risultano conversazioni, nonostante mesi di ascolto. «Né il premier gli ha mai concesso un incontro» sottolinea ancora il rapporto degli investigatori. In un periodo limitato salta fuori anche un non meglio identificato “Altero”. I carabinieri hanno il sospetto che si possa trattare dell'ex ministro dell'Ambiente Matteoli, che nel 2005 incluse la discarica sassarese di Calancoi , di proprietà di Andrea Carboni (fratello di Flavio), nel sito di interesse nazionale («inquinato e da bonificare») di Porto Torres. Ma mancano le conferme, tanto che l'attuale responsabile delle Infrastrutture non è stato nemmeno iscritto nel registro degli indagati.
I COLLEGAMENTI Ma Flavio Carboni non si ferma qua: si vanta di avere entrature all'Eni («mi hanno fatto avere delle lettere che sono di importanza storica»), nella società Sviluppo Italia («non c'è problema a rivolgersi a enti di Stato per essere sostenuti nei lavori») e all'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile. A loro pare che l'imprenditore intercettato faccia riferimento quando si vanta di «poter facilmente ottenere concessioni per parchi eolici» in Sicilia e nel Lazio.


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permalink | inviato da simonespiga il 22/5/2010 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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