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25 aprile 2012

25 Aprile...

La notizia non è: la polizia carica gli antifascisti a Cagliari, ma la notizia è: gli antifascisti occupano senza alcuna autorizzazione una piazza svolgendo una manifestazione non autorizzata, inoltre lanciano bottiglie e fumogeni per cercare di impedire una deposizione di fiori da parte di un'Associazione combattentistica che vuole ricordare le decine di migliaia di morti della RSI. La polizia interviene per disperdere i manifestanti antifascisti violenti. Il Sindaco Massimo Zedda non interviene per fermare le violenze del Coordinamento Antifascista Cagliaritano.


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permalink | inviato da simonespiga il 25/4/2012 alle 18:14 | Versione per la stampa

25 aprile 2012

non dimentico...


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28 aprile 2009

550.000 visite....GRAZIE DI CUORE!

Prima di tutto ringrazo i tanti visitatori del mio blog, oggi sono 550000 visite raggiunte, uno dei primi blog politici e uno di quelli che ancora una volta è anticonformista e non allineato.

Ecco le foto del corteo del 25 Aprile in ricordo dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana





25 aprile 2009

25 Aprile per non dimenticare i combattenti della Repubblica Sociale Italiana

25 aprile 2008

25 aprile, altarino di Mussolini in vetrina

GROSSETO - Mentre in tutta Italia si celebra il 63esimo anniversario della Liberazione, a Grosseto, Fabio Balducci, classe 1948, allestisce nella vetrina del suo negozio di cornici un altarino con l'immagine di Benito Mussolini e una rosa rossa, non riconoscendo la festa del 25 aprile.

«PER CHI HA PERSO LA VITA PER IL FASCISMO» -«Ho sistemato una foto di Mussolini su un piccolo altarino, con una rosa rossa, per non dimenticare chi ha perso la vita per il fascismo. Ho scelto la foto di Mussolini direttore de Il Popolo quando era un intellettuale» spiega Balducci, in passato collaboratore de «il Borghese» e «O.P.». «Ho un'idea del movimento fascista, come rivoluzione. Mussolini ha creato in un certo senso una società nuova da quella ottocentesca».

«OGGI LAVORO» - Per il negoziante di Grosseto «i lavoratori dovrebbero essere i primi a ricordare quando è stato fatto dal fascismo come l'Inail, l'Inps le colonie dei bambini. Il 25 aprile è considerata una festa nazionale che non condivido, condivido il primo maggio, il 25 aprile no. Non voglio dire agli altri di non festeggiare, ma per me oggi è un giorno normale di lavoro».


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permalink | inviato da simonespiga il 25/4/2008 alle 13:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

25 aprile 2008

Che sfilino le Brigate Rosse!

di Gabriele Adinolfi

Si abbia il coraggio di andare fino in fondo nella logica della cultura del 25 aprile

Credo che l'Italia sia l'unica nazione al mondo che festeggia l'invasione del suo territorio: non era mai venuto in mente a nessuno. Certo una parte di italiani, invero assai sparuta, passò dalla parte del nemico nel settembre del 1943 quando il re coniglio e il primo ministro vigliacco scapparono a gambe levate nelle braccia del nemico e si affrettarono a chiamarlo amico. Quella piccolissima porzione d'italiani, alcuni per fede, altri per tornaconto, altri ancora per obbedienza, si misero a fiancheggiare l'avanzata del nemico, incuranti che questa fosse contrassegnata da bombardamenti di città, stupri e stermini di donne, violenze sui civili e persino eccidi ingiustificati. In poco meno di due anni la lunga marcia del nemico si concluse con la sua vittoria nella guerra. Ne derivarono eccidi, lo scempio vergognoso di Piazzale Loreto, epurazioni selvagge contrassegnate da regolamenti di conti per rivalità personali. Ne nacque la Repubblica fondata sull'accordo tra poteri affaristici, in particolare quelli mafiosi che avevano organizzato gli sbarchi americani in Sicilia e a Salerno e ottenuto in cambio la mano libera per i traffici sul versante tirrenico fino a Marsiglia. Ne seguì un periodo di lunga e vergognosa sottomissione internazionale accompagnata da un disprezzo nei nostri confronti, ancora oggi non del tutto sopito, dovuto appunto alle nostre capriole sfrontate. Al di là dei sentimenti non si capisce proprio cosa ci fosse da festeggiare, né tanto meno cosa ci sia da celebrare oggi.


Perché intervenne quella retorica


Allora una ragione per mitizzare quel 25 aprile c'era; ce l'aveva un'intera classe politica sconfitta dalla storia e dal fascismo, emarginata dalla nazione, che per venti anni era passata a vita privata (ma sempre assistita dal buon Benito) o all'esilio parigino con tanto di stipendio mensile (mai accaduto in nessun altro contesto o in nessun'epoca). Uno stipendio mensile che cresceva con l'aumento della vita perché bastò che una figlia di Saragat andasse dal Duce (che riceveva...) per lamentarsi del caro-vita perché il buon Benito allargasse i cordoni della borsa. Ora quella classe politica di falliti cercava un posto al sole e lo reclamava dal nemico vittorioso al quale si era offerta ossequiosa e incurante della sorte dei suoi compatrioti. Bisognava mitizzarlo quel 25 aprile perché si doveva creare un'aura di epos e di gloria che desse autorevolezza ai falliti di ritorno. Così intervenne la retorica intrisa di ogni menzogna. Al punto di capovolgere la realtà oggettiva delle cose. “L'invasore” non fu più chi ci bombardava dal mare, chi sbarcava sulle nostre coste, violentava le nostre donne, occupava le nostre città, ovvero il nemico di guerra, anglo/franco/americano, bensì il tedesco che pure non solo era nostro alleato ma si trovava in Italia a difendere la nostra terra chiamatovi addirittura dal re coniglio in persona poche settimane prima della sua ignobile fuga. E allora, sulla falsa riga di questa mistificazione chi si era battuto contro “l'invasore”, per un sogno di libertà, in nome del tirannicidio, era nobile e da mitizzare. La sconfitta italiana - ma la sua vittoria – diventava così festa nazionale. E il “mito” partigiano s'impadronì della cultura politica, letteraria e poi televisiva della penisola affranta.


Ora è tempo di scelte


Ora quella classe dirigente è sparita, morta di vecchiaia, dopo aver spolpato ogni bene dell'Italia e averla trascinata nella bancarotta. Che senso ha dunque continuare a celebrare il triste rito della contraffazione e il gusto dell'odio? Immagino che alcuni nostalgici delle rivoluzioni mancate, alcuni orfani degli arcobaleni e maniaci della legge di Lynch non possano fare altrimenti, ma il resto? Non si può superare questa stucchevole retorica resistenzialista, così come in molti iniziano a chiedere? Perché delle due l'una: o si supera quest'impasse o la si celebra fino in fondo. In tal caso si accetti e si esalti la cultura partigiana, quella dell'omicidio a freddo, del mordi e fuggi in nome di un sol dell'avvenire e di un qualsiasi tirannicidio. Si riprenda quella cultura che avvelenò gli animi negli anni Sessanta e Settanta da tutte le cattedre, da tutti gli schermi e che fece presa su migliaia di giovani che finirono per imitarli, e si facciano allora sfilare i Brigatisti Rossi che hanno di certo molti più numeri dell'Anpi.

Essi, infatti, hanno creduto alla retorica resistenzialista, ne hanno messo in atto il modello, sono insorti, hanno cecchinato, hanno ucciso. Ma, a differenza dei loro patrigni, non avevano alcun carro armato nemico da seguire e hanno quindi perso. E hanno pagato sulla loro pelle (e ovviamente su quella di molte loro vittime) la cultura del 25 aprile. Hanno trascorso dietro le sbarre periodi più lunghi del Ventennio mussoliniano e hanno, di certo, più titoli dei partigiani per camminare a fronte alta. Se la fronte può andare alta in marce fondate sull'odio e il rancore.


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permalink | inviato da simonespiga il 25/4/2008 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

25 aprile 2008

25 APRILE: ROMAGNOLI, BASTA SPENDERE SOLDI PUBBLICI PER UNA MANIFESTAZIONE SUPERFLUA

“Chiudere finalmente la stagione dell'odio e rimuovere un falso storico: l'Italia non è stata liberata dalla ‘resistenza’ ma ha prima ceduto le armi agli Angloamericani poi, nello sbando completo dell'armistizio, ha lasciato che ognuno decidesse per se, infine è stata ‘liberata e rioccupata’ appunto dagli Angloamericani”. Lo dichiara Luca Romagnoli, segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore alla vigila del 25 aprile.
“Chiedete ai vostri nonni – prosegue l’europarlamentare – cosa hanno fatto dopo l'armistizio: In tutto il centro sud, a parte le eccezioni di chi si è arruolato nella RSI per difendere l'onore d'Italia e di quei pochi che hanno scelto la resistenza, gli altri si sono tutti arrangiati”.
“Nel resto della Nazione non c’è stata contrapposizione di eserciti – sottolinea Romagnoli – c’è stata solo una crudele pagina di guerra civile combattuta con atti terroristici e un doloroso e criminale strascico postbellico”.
“Non c’è dunque niente da festeggiare, il 25 aprile per questa tragica e francamente poco edificante pagina della nostra storia”.
“Speriamo che la finiscano di spendere denaro pubblico per questa celebrazione che è superflua oltre che anacronistica”.
“E arrivi finalmente il momento di una memoria, se non condivisa, almeno accettata che ponga finalmente sotto i riflettori - dopo i libri di Pansa e decenni prima di lui grazie alla penna libera di Giorgio Pisanò - tutte le violenze compiute in quel periodo dai ‘liberatori-partigiani’, che nel tempo – conclude Luca Romagnoli – hanno costruito l’epopea di una resistenza che non c’è stata”.


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permalink | inviato da simonespiga il 25/4/2008 alle 2:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 aprile 2008

Onore ai Combattenti della Repubblica Sociale Italiana



Cagliari: VENERDI 25 APRILE ALLE ORE 18 PARTIRA’ DA PIAZZA GARIBALDI UNA FIACCOLATA SILENZIOSA FINO AL MONUMENTO AI CADUTI DI VIA SONNINO

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