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15 maggio 2012

Taglio dei rimborsi ai partiti, la Camera è vuota

E' strano che nella mattina del 15 maggio siano arrivati alla Camera i Vigili del fuoco a causa di un forte odore di bruciato. Strano perché l'aula è cosìdeserta in questi giorni che sembrava impossibile che qualcuno avesse fumato.

Già, perché lunedì 14 maggio si è iniziato a discutere sul dimezzamento dei rimborsi ai partiti, relatori della "legge epocale" e bipartisan Bressa (Pd) e Calderisi (Pdl). Risultato: venti presenti in aula, sotto l'occhio sbigottito di trescolaresche provenienti da tre zone italiane diverse che assistevano ai lavori. "Tutti grillini di domani", commenta amaramente Mattia Feltri su La Stampa. Difficile dargli torto. 

Non facciamo nememno i nomi dei pochi presenti alla seduta presieduta da Maurizio Lupi, perché non avrebbe senso. Aggiungiamo un altro passaggio dell'articolo di Feltri: "La percentuale degli onorevoli sul pezzo andava dall’1,5 al 2,3 degli eletti, che avanti di questo passo sarà anche la percentuale dei loro partiti alle prossime elezioni". Un altro bel tassello della politica verso l'antipolitica, come la chiamano gli eletti in Parlamento che però hanno altro da fare al di fuori. 

25 aprile 2012

non dimentico...


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24 giugno 2011

IO FIRMO! Riprendiamoci il voto

E’ necessario modificare al più presto l’attuale legge elettorale per portare rimedio ai gravi danni che essa provoca al nostro sistema politico.

I suoi principali difetti: le liste bloccate, il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e l’obbligo di indicazione del candidato premier.

 

  1. Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio.
  2. Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.
  3. Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori
  4. Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.

 

Un positivo risultato dei referendum che proponiamo vedrebbe la Camera eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4%. Gli eletti non sarebbero più nominati dai segretari partito ma scelti tra i candidati attraverso la preferenza unica.

Il Senato verrebbe eletto su base regionale con metodo proporzionale, senza premio di maggiorana in collegi uninominali, con una soglia di sbarramento determinata dall’ampiezza delle Circoscrizioni. 

 

Il referendum abrogativo è per sua natura uno strumento imperfetto, ma spesso è necessario per superare la paralisi dei partiti ed aprire la via a decisioni del Parlamento, che resta ovviamente libero di integrare o modificare l’assetto risultante dal referendum (sui collegi uninominali, sul voto di preferenza, etc.).

L’attuale legge elettorale rappresenta la peggiore di tutte le possibili soluzioni: ha aumentato la frammentazione; ha reintrodotto il trasformismo parlamentare; ha massimizzato il potere negoziale di piccole formazioni e notabili locali; grazie ad un abnorme premio di maggioranza mette a rischio tutte le istituzioni di garanzia che possono essere elette e controllate da maggioranze del 35%-40%.

La via parlamentare resta la via maestra.

Ma, poiché il Parlamento non ha saputo riformare la legge la legge elettorale, né è presumibile possa farlo nell’attuale situazione politica, il Comitato promotore ha deciso di depositare i quesiti in Cassazione dando concreto inizio all’iter referendario.

 

Abrogare l’attuale legge è dunque non un ritorno al passato, ma un passo necessario a garantire l’equilibrio tra poteri e a preparare un più corretto funzionamento del nostro sistema politico-istituzionale.


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30 gennaio 2011

Bloccati tre container radioattivi a Portovesme, chiediamo immediatamente i Portali per la rilevazione di materiale radioattivo

La notizia è giunta questo pomeriggio e immediatamente ha fatto il giro dell'Italia, un carico di 3 container è stato bloccato all'ingresso della fabbrica di Portvesme per gli accertamenti. Nonostante il fatto che le bolle di accompagnamento attestassero valori nulli di radioattività, i dispositivi radiometrici della Portovesme srl hanno rilevato livelli superiori alla norma, con la presenza di notevoli quantità di Cesio 137.

"La vicenda dimostra che da anni la Sardegna è la pattumiera delle grandi industrie del nord e che ci sembrano strani due aspetti della vicenda, il primo riguarda il motivo per cui l'Alfa Acciai non si sia accorta della presenza di radioattività nei tre container e poi la seconda questione riguarda la totale assenza di dispositivi per la verifica della radioattività nei porti e negli aereoporti sardi", afferma polemicamente Simone Spiga, promotore del Comitato SI CONTRO IL NUCLEARE IN SARDEGNA, che ha oltre 19.000 adesioni nella pagina di Facebook.

"E' giunto il momento che Cappellacci si svegli dal torpore, servono interventi chiari e netti sull'arrivo in Sardegna di materiale senza che abbia reali controlli, pertanto chiediamo immediatamente un impegno di spesa per dotare tutti i porti e gli aeroporti della Sardegna dei cd “PORTALI” , Unità Monitor su telaio mobile - istallate su veicoli adeguati - per il rilevamento automatico di materiali radioattivi e nucleari nei veicoli e nei pedoni, unica soluzione per non ritrovarsi sempre in queste condizioni", denuncia Spiga.

"Vogliamo un impegno forte, non servono le parole, ma fatti precisi, pertanto chiediamo un immediato investimento per l'acquisto di questi portali, altrimenti saremo costretti ad assumere forme di protesta sempre più forte, perchè i sardi non possono più tollerare queste situazioni", conclude Spiga

23 gennaio 2011

SI CONTRO IL NUCLEARE


10 luglio 2010

Invito a comparire per Cappellacci

Tratto dall'Unione Sarda

di ANTHONY MURONI

Una vasta rete di contatti ai più alti livelli politici, imprenditori disposti a investire e prestanome pronti a firmare. Funzionari regionali da far nominare e da muovere come pedine, con l'obiettivo di realizzare profitti in maniera illegale. Questo e molto altro ancora, secondo i magistrati romani, dietro le mosse di Flavio Carboni a proposito dell'affare energie-rinnovabili in Sardegna. Il filone principale dell'inchiesta romana, quello che ha poi generato il fascicolo sulla presunta costituzione di una società segreta che mirava a condizionare politici e magistrati. Ieri un'altra novità: la Procura ha notificato al presidente Ugo Cappellacci e all'assessore all'Urbanistica, Gabriele Asunis, un invito a comparire per l'interrogatorio. A Cappellacci è stato comunicato il suo status di indagato. «Andremo per dovere morale e istituzionale - ha spiegato il legale del governatore, l'avvocato Guido Manca Bitti -, anche se la contestazione è talmente generica che non consente di comprendere da cosa dobbiamo difenderci».

LE INDAGINI Nell'ordinanza che ha portato in carcere l'uomo d'affari originario di Torralba ci sono infiniti riferimenti e telefonate intercettate che riguardano l'assessore Asunis, il direttore dell'Arpas Ignazio Farris, l'ex consigliere provinciale Pinello Cossu e l'ex commissario dell'Ato Franco Piga. Tutti indagati per concorso in corruzione e abuso d'ufficio. Agli atti anche due telefonate del governatore: una con Carboni (al quale comunica la nomina di Farris all'Arpas) e un'altra con l'amico Piga, nel corso della quale annuncia di voler tagliare i ponti con il gruppo che da mesi esercita pressioni su di lui.

L'AVVIO L'indagine sull'eolico prende il via nel giugno del 2009, il periodo nel quale Carboni pensa di ottenere la nomina del suo amico Ignazio Farris alla direzione generale dell'Arpas (obiettivo raggiunto a settembre). Con che finalità? Condizionare le scelte dell'agenzia, che si occupa dello sviluppo sostenibile e ambientale, al momento del rilascio delle autorizzazioni. Di più: dopo la nomina di Farris, l'uomo d'affari di Torralba tiene costanti contatti con lui, allo scopo di ottenere l'approvazione di una legislazione regionale funzionale ai propri progetti.

LE TELEFONATE La prima telefonata sull'argomento viene registrata il 29 luglio, quando Carboni parla al telefono con l'allora consigliere comunale del Sulcis Pinello Cossu: « A me interessa solo cosa si è deciso, se si è deliberato Ignazio. Mi interessa solo che per Ignazio non si è ancora deciso niente ». Concetti che ribadisce due giorni dopo al telefono con Marcello Garau, consulente dell'Arpas: « Ora tocca a noi? - dice Carboni - tu sarai uno dei vice, su questo ci puoi contare.... Poi devo vedere Farris prima di te, per le nomine. Dobbiamo fare un piano operativo».

LA GIUNTA Il 5 agosto Carboni decide di rompere gli indugi e telefona al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, che lo rassicura: « Domani ci sarà la cosa delle Agenzie, la nomina delle Agenzie ». È la stessa telefonata nel corso della quale Verdini dice al suo interlocutore sardo: « Ti volevo ricordare anche del mio problema a Firenze sul giornale, ricordatene, eh ». Sono quelli i giorni nei quali due persone di fiducia di Flavio Carboni versano dei soldi sui conti del Credito cooperativo di Firenze, presieduto dal leader nazionale del Pdl. Il 6 agosto sembra sbloccarsi la questione dell'Arpas: l'assessore agli Enti locali Gabriele Asunis «comunica in termini allusivi a Carboni la notizia della nomina di Farris», scrive il Gip. Tanto che Carboni telefona all'interessato per comunicargliela. Ma si tratta di un nuovo falso allarme. Nel senso che per tutto il mese di agosto non arrivano atti ufficiali in materia. Carboni si innervosisce e chiama Verdini: « Sono in via Senato, ecco vedo Marcello ( Dell'Utri) con il giudice Lombardi, stiamo completando alcune cose. Dopo di che mi precipiterei a Firenze, se sei d'accordo. Ecco, ti è possibile chiamare il nostro Ugo, per sapere? Perché devo presentare le domande. Hanno cambiato la legislazione in materia, no? ».

LA NOVITÀ Che la nomina fosse funzionale ai progetti di Carboni lo si desume dal tenore della conversazione del 27 agosto. All'altro capo del telefono c'è Farris: « Io quelle domande non le presento finché non è chiarito quel discorso ». Ma l'intervento di Verdini ha evidentemente successo se, nel pomeriggio di quello stesso giorno, è il presidente della Regione Ugo Cappellacci a intrattenersi al telefono con Carboni: « È tutto a posto. Perché noi avevamo già assunto la... il provvedimento che ha efficacia dal primo settembre e quindi dal primo settembre è operativo ». Carboni, rassicurato dalla massima autorità regionale, prende e porta a casa. Chiama Farris e mette a punto i piani: « A questo punto dobbiamo accelerare l'altra questione noi, giusto? ». A gioire è anche Pinello Cossu, sempre nella serata del 28 agosto: « È stata provvidenziale la tua cosa di ieri mattina, il tuo intervento. L'essenziale è vincere, ogni gioco sotterraneo del personaggio che conosciamo. Ignazio è troppo contento. Speriamo che ce ne renda merito strada facendo, ma non ho dubbi. Ce ne darà dimostrazione, credo sia la persona giusta al posto giusto ».

LE SOCIETÀ A questo punto Carboni e i suoi presunti complici sono pronti a far partire il piano criminoso. Ignazio Farris il 20 settembre dice: « Ci rivolgiamo alla Regione con una delle nostre società. Nostra e loro, insieme ». E quando Carboni replica parlando di società miste, Farris lo corregge: « No, non fare una società mista, diciamo un'associazione temporanea d'impresa. Due società si presentano insieme per realizzare un parco » Il 9 ottobre Carboni tira di nuovo in ballo Cappellacci, parlando al telefono con Farris: « Proprio Ugo l'altro giorno a Roma ci ha detto che le istruttorie le fa l'Arpas ». Il direttore replica contento: « Vuol dire che ha recepito il mio pro-memoria ».

LA TRUFFA In una telefonata viene tirato in ballo il commissario dell'Autorità d'ambito Franco Piga. Farris lo indica come « uomo di totale fiducia di Cappellacci. Lui mi ha detto di parlare con lui di tutte queste cose, però ne volevo parlare con te, su cosa dirgli e cosa non dirgli ». In una conversazione della stessa serata, Franco Piga concorda un appuntamento con Carboni e Farris.

LA DELIBERA Incontri e telefonate si susseguono, mentre il gruppo d'affari attende che la Giunta approvi la delibera attesa. Provvedimento che non arriva e del quale Carboni parla al telefono con Farris anche il 21 ottobre, al termine di un vertice a casa Verdini, al quale avrebbe partecipato anche Cappellacci: « Abbiamo parlato di quei vuoti legislativi, sono stato fino a poco tempo fa con Ugo, capito? Gli ho detto che tu stai suggerendo quei vuoti legislativi ». Farris risponde di averne parlato il giorno prima con l'assessore Asunis e che il provvedimento dovrà essere preparato dall'ufficio legislativo della Regione: « Abbiamo visto questa cosa e ora ci vuole l'approfondimento di chi deve preparare la legge, perché devono evitare che questa legge abbia difetti. Pare che l'avvocato sia bravissima. è una signora. Deve evitare che la legge sia impugnata ».

LO STOP Ma qualcosa non gira per il verso giusto. E allora Carboni incontra Franco Piga e gli dà una copia delle delibere, così come lui vorrebbe fossero adottate: « Gli ho spiegato bene la questione - racconta a Farris - gli ho detto che siccome lui ha in rapporto diretto con Cappellacci, deve spiegare bene al presidente che non può fare promesse così, che poi gli si ritorcono contro di lui ». Ma non sembra cambiare molto. Dopo un altro vertice a casa Verdini (è il 26 novembre, partecipano Carboni, Dell'Utri, Martino e Cappellacci), l'uomo d'affari di Torralba è deluso: « Non è andata benissimo, secondo me ». Le bozze di delibera continuano a cambiare ma la situazione non si sblocca: se ne parla il 9 dicembre ancora a casa Verdini (presenti Farris, Garau e Carboni) e il 13 in Sardegna (presenti Carboni, Garau, Piga, Dell'Utri, Verdini e Cappellacci) e poi ancora il 20 gennaio a Roma, tra Verdini, Carboni e Cappellacci.

LA SVOLTA Quando il desiderio di Carboni sta per essere esaudito, argomenta il Gip, succede l'imponderabile: il 20 febbraio un quotidiano nazionale rende note intercettazioni telefoniche tra Verdini e Cappellacci. E tutto si blocca. Se ne trova traccia in due telefonate. Nella prima è Verdini a parlare con Carboni: « Mi costringono a essere anche maleducato, di non rispondere, non parlare. Non vorrei inguaiare anche te ». Nella seconda Cappellacci annuncia a Franco Piga che niente verrà fatto: è il 12 marzo, giorno nel quale la Giunta adotta le delibere che vietano i nuovi parchi eolici: « Con le delibere di oggi mi sono liberato delle pressioni, se la prendono in culo guarda, che se la prendono in culo, ci liberiamo da mille. A parte il fatto che secondo me questa è la soluzione che porta a un risultato concreto per la Sardegna. Io di essere sollecitato mattina, sera e anche di notte da chi ti chiede. Cioé lo sai bene, mi sono rotto i coglioni, da oggi in poi caro Franco mi dispiace, hanno abbassato la serranda, è chiusa la bottega... E andate a rompere i coglioni da un'altra parte, mi sono veramente rotto le palle ».

9 luglio 2010

Nucleare, il piano del governo slitta già al 2011 (per ora)

Pubblicato ieri nella Gazzetta Ufficiale lo statuto dell’Agenzia per la sicurezza. Ma mancano i regolamenti di organizzazione e funzionamento. E persino la sede. A fine luglio dovrebbero uscire le nomine. Ma anche con questi tempi il governo è in ritardo

Se il buongiorno si vede dal mattino, per l’atomo all’italiana è ancora notte fondo. Dopo gli innumerevoli rinvii, ieri è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale lo statuto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, l’ente che assorbirà le funzioni e le competenze finora sparse tra i vari altri istituti per accentrare, secondo le intenzioni del governo, e velocizzare le procedure decisionali più delicati, fra cui la scelta dei siti nucleari, quelli in cui dovrebbero sorgere le nuove centrali e anche il deposito per le scorie derivanti dalla precedenti stagione dell’atomo all’italiana, ancora in cerca di una sistemazione mentre si trovano in Inghilterra e Francia.

E I NOMI? – Ma nonostante le rassicurazioni dei mesi scorsi, mancano ancora il regolamento organizzativo e persino la sede in cui dovrebbe sorgere l’Agenzia. Il sottosegretario Stefano Saglia, incaricato a suo tempo di seguire la pratica, ha detto ad Angela Zoppo di Milano Finanza che spera di poter concludere per la settimana precedente alla chiusura dei lavori parlamentari le nomine del presidente, del collegio direttivo e di quello dei revisori, che dovrebbero restare in carica per sette anni. Ma ufficiosamente è possibile sapere che l’intenzione ormai scoperta è quella di rinviare al prossimo anno l’inizio dei primi processi decisionali, procrastinando così la tabella di marcia che il governo si era dato. Una situazione che comincia a creare imbarazzo nelle aziende che avevano accettato la sfida nucleare dell’esecutivo, e che così in questa maniera dovranno rassegnarsi a un primo rallentamento dei tempi di attuazione: Enel-Edf e Suez-E.On. quindi si trovano già oggi a dover gestire un ritardo nella tabella di marcia. In via teorica, un rimando al 2011 per la scelta dei siti porterebbe a un avvio della costruzione dei reattori intorno al 2015, considerando le questioni giuridiche che ruotano intorno alle prime decisioni e, in più, le valutazioni d’impatto ambientale per le quali ci vorrà almeno un anno.

IL TOTONOMINE - Sei mesi o più di ritardo però porterebbero anche a un altro effetto imprevisto: la comparsa del dossier nucleare nella parte più scottante proprio a ridosso delle elezioni politiche, in programma nel 2013. E francamente sembra davvero difficile che il governo abbia il coraggio di accettare una sfida del genere, vista anche la posizione di partenza dell’opinione pubblica, in maggioranza, come ha ammesso di recente anche il premier, sfavorevole all’uso del nucleare. E poi c’è il problema della nomina alla presidenza dell’Agenzia. Tra i nomi circolati in questi mesi c’è quello di Maurizio Cumo, già presidente della Sogin risanata e resa efficiente da lui e dall’amministratore delegato Romano e quindi – anzi, verrebbe da dire proprio per questo… – commissariata dal governo all’epoca delle prime decisioni sul tema. Per lui sarebbe una bella rivincita, visto quanto accaduto appena un anno fa. Circola anche il nome dell’oncologo Umberto Veronesi, che avrebbe anche la possibilità di sfruttare un’immagine positiva nell’opinione pubblica, ma pure quello di Carlo Jean, predecessore di Cumo alla Sogin poi dimissionario dopo gli scandali di una gestione “allegra” (la famosa sede in Russia) e disastrosa dal punto di vista decisionale (il caso Scanzano).


Tratto da http://www.giornalettismo.com

25 aprile 2010

Io non dimentico...

Io non dimentico...


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12 aprile 2010

Ballottaggi, il Pdl strappa Mantova e Vibo Valentia al centrosinistra

MILANO - Il centrodestra strappa Mantova e Vibo Valentia al centrosinistra, che però conquista Matera e si conferma a Macerata. Il bilancio del secondo turno elettorale ricalca il trend delle regionali: dei quattro comuni capoluogo di provincia nei quali si è votato, da tre città a una governate dal centrosinistra si passa dunque a due amministrazioni per ciascuna coalizione. Decisa avanzata del centrodestra anche in molti dei comuni più piccoli, tra i quali quelli del milanese e della Campania. Ma uno dei dati più rilevanti di questo secondo turno delle elezioni amministrative è il drastico calo dell’affluenza: ai seggi si è recato solo il 58,77 per cento degli elettori, circa il 15 per cento in meno del primo turno.

LE SFIDE - A Mantova, in una delle sfide cruciali dei ballottaggi (tanto che negli ultimi giorni si erano presentati in città i leader del Pd Bersani, Fassino e D'Alema) , trionfa il centrodestra: Nicola Sodano ottiene il 52,2% dei voti, batte la sfidante Fiorenza Brioni e conquista dopo 65 anni la roccaforte "rossa". «Cara e bella Mantova, bentornata in Lombardia» è il commento del governatore della Regione, Roberto Formigoni. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni parla di «risultato clamoroso». «È caduta la Bologna lombarda dopo 65 anni» ha detto il titolare del Viminale. Ribaltone anche a Vibo Valentia, dove Nicola D'Agostino si aggiudica la battaglia contro Michele Soriano (esponente del Pd, il più votato al primo turno) ottenendo il 59,2%. Il centrosinistra tiene per un soffio Macerata - dove Romano Carancini vince il ballottaggio contro il candidato del centrodestra Fabio Pistarelli, con la percentuale del 50,29% - e conquista Matera dopo una lotta all'ultimo voto: qui si afferma il democratico Salvatore Adduce. Il candidato appoggiato da Pd, Idv e sinistra ottiene il 50,3%, contro il 49,7% di Angelo Tosto (appoggiato da diverse liste civiche e dal Mpa).

TRIONFO LEGA - I ballottaggi, inoltre, segnano un punto a favore della Lega nella "competition" interna alla maggioranza: il Carroccio vince la sfida con il Pdl a Vigevano (Pavia). Diventa sindaco Andrea Sala che con il 72,78% dei voti sbaraglia il pidiellino Antonio Prati. Colleghi in giunta per quasi un decennio, i due avversari erano separati da poco più di 1.600 voti. Decisiva è stata la discesa in campo prima del ministro dell’Interno Roberto Maroni e poi del leader leghista e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, protagonista di due comizi tra primo e secondo turno. «Questo turno di ballottaggi - osserva Roberto Calderoli - conferma un clamoroso risultato per la maggioranza e un altrettanto clamoroso risultato per la Lega Nord, che conquista anche il comune di Vigevano da sola, contro tutto e tutti». Il Carroccio festeggia anche nel Veneto con l'elezione del nuovo sindaco di Castelfranco Veneto, Luciano Dussin (56,91% delle preferenze contro il 43,09% della sfidane Donata Sartor)

CAMPANIA E CALABRIA - Forte l'affermazione del Pdl in Campania dove il centrodestra strappa alla sinistra anche Pomigliano d’Arco, città industriale alle porte di Napoli, sede degli stabilimenti Alenia e Fiat. Lello Russo, ex senatore del Psi e già sindaco della cittadella industriale per circa 15 anni tra il 1980 e gli inizi anni Novanta, vince con una coalizione che vedeva l'alleanza tra Pdl, Udc e diverse liste civiche contro Onofrio Piccolo. L'onda lunga delle elezioni regionali travolge anche le amministrazioni tradizionalmente rosse della Calabria, dove, tra i principali Comuni al voto, resta al centrosinistra soltanto Lamezia Terme: oltre a quella di Vibo Valentia, è significativa la vittoria del centrodestra a San Giovanni in Fiore, comune del cosentino governato da sempre dalla sinistra. Da segnalare anche il cambio di colore del Comune di Comacchio, in provincia di Ferrara, dove dal dopoguerra non si era mai seduto un sindaco di centrodestra sulla poltrona di primo cittadino.

GLI ALTRI CASI - Cambia colore politico la giunta comunale di Pietrasanta (Lucca). Al ballottaggio vince infatti Domenico Lombardi, con il 56.83%. Lombardi è appoggiato da Pd, Pensionati, Uniti per Cambiare, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra. Il candidato del centrodestra, Daniele Spina, ha ottenuto il 43.17%. Spina era sostenuto da Pdl, Lega Nord, Udc e Pri. Dopo Montenero di Bisaccia, la sua città natale, Antonio Di Pietro perde anche Termoli, il centro più importante del Basso Molise, l'area dove il leader Idv è cresciuto e ha studiato: al ballottaggio ha vinto il candidato del centrodestra, Basso Di Brino, che ha sconfitto il candidato sostenuto dall'Idv, Filippo Monaco. La città passa al centrodestra dopo essere stata amministrata negli ultimi anni proprio da un sindaco dipietrista, Vincenzo Greco.

REAZIONI - Il Pd, tuttavia, esprime «soddisfazione per la vittoria di sindaci espressi dal centrosinistra e dal Partito democratico a Macerata e Matera che è stata strappata al centrodestra». Secondo Davide Zoggia, responsabile Enti Locali della segreteria del Pd, «questo turno amministrativo ha segnato una sostanziale parità tra i due schieramenti sia nelle città capoluogo che nei comuni sopra i 15mila abitanti». Non la pensa allo stesso modo Denis Verdini che parla di un »successo straordinario del Pdl».


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12 aprile 2010

Ballottaggi, ultime ore per il voto

MILANO - E' stata del 43,2% l'affluenza ai ballottaggi nei 41 comuni chiamati al voto per l'elezione dei sindaci. Il dato si riferisce alla chiusura dei seggi di domenica sera, alle 22. Al primo turno l'affluenza - allo stesso orario - era stata del 54,6%. Il calo è stato dunque di oltre 11 punti. I seggi restano aperti anche nella giornata di oggi dalle 7 alle 15. Ad essere interessati a questa tornata elettorale sono 1.087.085 elettori, ripartiti in 1.292 seggi.

LE SFIDE - Le sfide principali riguardano le elezioni nei quattro Comuni capoluogo andati al ballottaggio: Mantova, Macerata, Matera e Vibo Valentia. In tutte e quattro, al termine del primo turno è in testa il candidato di centrosinistra, ma per il secondo turno è tutto ancora in gioco, dal momento che solo Salvatore Adduce a Matera, con il 48,46% dei consensi, appare a un passo dalla meta. Nella città lucana il centrodestra che si è presentato profondamente diviso al primo turno, dopo le dimissioni del sindaco uscente Nicola Buccico (Pdl), che a novembre hanno portato al commissariamento del comune. Adduce aveva al suo fianco già dal primo turno una coalizione che va dall’Udc alla sinistra e ai Verdi, il suo rivale Angelo Raffaele Tosto, fermo al 26,23%, dovrà recuperare il 14,57% andato al candidato del Pdl, che ha corso da solo.

AFFLUENZA - È dunque del 43,2 per cento l'affluenza alle 22 nei 41 comuni dove sono in corso i ballottaggi per l'elezione di sindaci e giunte. Ecco i dati relativi ai quattro comuni capoluogo chiamati alle urne (tra parentesi l'affluenza al primo turno):
MACERATA 40,2% (53,4%)
MANTOVA 47,0% (51,9%)
MATERA 41,9% (57,5%)
VIBO VALENTIA 41,3% (52,3%).

ALL'ULTIMO VOTO - Sfida sul filo di lana a Mantova: conduce il sindaco uscente Fiorenza Brioni (Pd), 40,72% al primo turno, su Nicola Sodano (Pdl), che si è fermato al 35,74. In ballo i voti del candidato centrista, che aveva sfiorato il 10%: l’Udc (2,45% come voti di lista) si è apparentato alla candidata di centrosinistra, spaccandosi però al suo interno. Centrosinistra a caccia di conferme anche a Macerata: Romano Carancini, che aspira a continuare l’opera dell’uscente Giorgio Meschini, al primo turno ha convinto il 45,97% dei suoi concittadini; Fabio Pistarelli, a capo di un’alleanza Pdl-Udc, il 41,09. L’accordo Pdl-Udc per il secondo turno spinge a Vibo Valentia le quotazioni di Nicola D’Agostino, candidato del partito di Berlusconi. Il più votato al primo turno è stato Nicola Soriano (Pd) con il 41,11%, ma l’appoggio del centrista Antonino Daffinà (quasi al 25% al primo turno) e di una civica che vale oltre il 5%, sulla carta dovrebbe essere sufficiente a ribaltare l’esito della prima tornata elettorale. Anche nel capoluogo di provincia calabrese l’amministrazione uscente è di centrosinistra.

LAMEZIA TERME - Fra i comuni non capoluogo, il più popoloso al voto, oltre settantamila abitanti, è Lamezia Terme (provincia di Catanzaro). Dopo il primo turno è in vantaggio il sindaco uscente di centrosinistra Gianni Speranza, che ha raccolto il 43% dei voti, contro il 33% della rivale Ida D’Ippolito (Pdl-Udc). C’è però una querelle legale: il centrodestra, in largo vantaggio sui voti di lista, sostiene di aver superato il 50% e che quindi se vincesse Speranza non potrebbe ottenere il premio di maggioranza. Replica la maggioranza uscente: valgono anche i voti dati al solo sindaco, senza indicazione della lista, quindi il centrodestra è sotto il 50% e i premio di maggioranza è in palio.

VIGEVANO - ll ballottaggio più insolito si svolgerà a Vigevano, 62mila abitanti, comune di 62mila abitanti in provincia di Pavia. Il candidato sindaco leghista Andrea Sala (33% al primo turno) si troverà di fronte Antonio Prati, candidato Pdl, che dopo il 28% ottenuto al primo turno ha stretto un accordo con la lista civica Civiltà vigevanese, guidata dall’ex sindaco del Pci Carlo Santagostino e con componenti dei Verdi, con la lista di estrema destra Vigevano futurista e con la Dc. Il candidato più votato il 28 e 29 marzo è Antonio Giannatempo (Pdl-Udc), sindaco in passato sotto le bandiere di Alleanza nazionale: 36,62% contro il 33,43% di Berardino Tonti (Pd-Idv-Sel-Prc-Psi). Nessun apparentamento per i due candidati: peseranno soprattutto le scelte degli elettori di Franco Metta, che con il sostegno di due civiche, al primo turno ha ottenuto il 27%. Sfida aperta, infine, a Cerignola.


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29 marzo 2010

Chiusi i seggi... a breve i primi dati sull'affluenza

Chiusi i seggi...

 a breve i primi dati sull'affluenza

 

Non si segnalano grossi problemi nelle Regioni in cui si vota

29 marzo 2010

Al voto 41 milioni di italiani Calo affluenza: 47% alle 22

 
Affluenza in calo di circa 9 punti rispetto alle precedenti consultazioni, con il Lazio che vede il divario superare addirittura i 12 punti e una buona parte delle regioni (7 su 13) in cui, alla chiusura dei seggi domenica alle 22, la percentuale dei votanti non ha raggiunto il 45% degli aventi diritto. È questo il dato chiave che emerge dalle prime rilevazioni sulle elezioni regionali in corso, che rappresentano un importante test politico a livello nazionale. Nelle nove regioni - Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata - i cui dati elettorali fluiscono al ministero dell'Interno, la percentuali di votanti rilevata alle ore 22 di domenica è stata del 47,1%, in calo di circa 9 punti rispetto al 2005 (precedenti omologhe 56,0%). Nel Comune di Roma, secondo dati del Campidoglio, l'affluenza alle 22 è stata del 41,30%, contro il 54,42% del 2005, con una diminuzione di 13,12 punti percentuali. La regione con la più alta affluenza è stata l'Emilia Romagna (51,5%, comunque quasi 10 punti in meno rispetto al 2005, 61,1%)), seguita da Lombardia (49,3%), Veneto (49,2%), Piemonte (47,6%), Umbria (46,3%) e Basilicata (45,3%). E poi Liguria (43,5%), Lazio (43,4%, calo del 12,5%), Campania (43,3%). Per quanto riguarda le regioni che gestiscono in proprio la comunicazione di dati elettorali, la Toscana ha chiuso la giornata di domenica con un'affluenza del 43,96%, contro il 54,6% di cinque anni fa; le Marche con il 44,88% (-10,03%); la Puglia con il 44,04%; la Calabria, la regione italiana con la minore affluenza, con il 41,40%

I DATI DELLE ORE 19 - Alle 19 si era registrata un'affluenza del 34,90% (dati del ministero dell'Interno, 9 regioni su 13). Anche questo dato era in netto calo rispetto alla tornata precedente, quando si era registrata, alla stessa ora, un'affluenza del 41,96 per cento (meno sette punti). In particolare, già evidente il calo nel Lazio: alle 19 aveva votato il 31,49% degli aventi diritto, circa dieci punti in meno rispetto al 41,02% delle scorse elezioni. La Puglia alle 19 registrava un'affluenza del 30,26%, la Toscana del 33,4%, le Marche del 32,40% e la Calabria del 28,7%. Provinciali: nelle quattro province dove si vota per l'elezione del presidente e dei Consigli provinciali (Imperia, Viterbo, L'Aquila e Caserta, per un totale di 339 Comuni interessati) l'affluenza alle 19 è stata del 34,12%, -3,68% rispetto alla precedente tornata. Comunali: alle 19 di domenica aveva votato il 41,09% degli aventi diritto per il rinnovo delle amministrazioni in 460 Comuni. -2,66% rispetto alla precedente elezione.

I DATI DELLE ORE 12 - Il calo di affluenza era già stato evidente alle 12, quando nelle nove regioni monitorate direttamente dal ministero dell'Interno (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia- Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata) si era notata una diminuzione di quasi 3 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni: 10,19% contro 13,05%. Il calo più forte era in Emilia Romagna, con il 4%. La Toscana ha avuto alle 12 un'affluenza del 9%, in calo di 3,2 punti rispetto al 2005. Le Marche dell'8,11%, contro l'11,4 di cinque anni fa. L’affluenza in Puglia è stata dell’8,63% rispetto all'11,4 del 2005, in Calabria al 6,5 rispetto all' 8,9. L'affluenza alle urne registrata alle ore 12 per le Provinciali e comunicata dal Viminale è stata del 9,05%, una percentuale in calo di circa tre punti rispetto al 12,03% segnato alle precedenti elezioni. Questa l'affluenza alle urne alle ore 12 nei 9 capoluoghi dove si vota per l'elezione del sindaco e dei consigli comunali (tra parentesi il precedente omologo): Mantova 14,9% (17,1); Lecco 13,3% (15,9); Lodi 16,8% (18,2); Venezia 13,2% (14,9); Macerata 10,9% (12,7); Chieti 12,6% (9,8); Andria 13,1% (14,9): Matera 9,6% (13,6); Vibo Valentia 9,1% (11,7).

SI VOTA FINO ALLE 15 DI LUNEDÌ - A disposizione degli elettori ci sono in tutto ventidue ore in due giorni per ridisegnare la mappa del governo locale. Centrodestra e centrosinistra, con l’Udc in alcuni casi terzo giocatore in solitaria, si contendono la guida di tredici Regioni, quattro Province, 462 Comuni (di cui nove capoluoghi): oltre 41 milioni di italiani sono chiamati a votare per rinnovare governatori, presidenti, sindaci, giunte e consigli. I seggi, aperti domenica dalle ore 8 alle 22, riaprono lunedì dalle 7 alle 15. Lo scenario attuale vede il centrodestra alla guida di due Regioni (Lombardia e Veneto) una Provincia (Imperia) e due Comuni (Lecco e Matera); il centrosinistra al comando in undici Regioni, tre Province e sette Comuni. Gli elettori riceveranno una scheda verde per le Regionali: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Una scheda gialla per le Provinciali: Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta. Una scheda azzurra per le Comunali: Mantova, Lecco, Lodi, Venezia, Macerata, Chieti, Andria, Matera, Vibo Valentia più altri 453 Comuni.

CHE COSA SERVE PER VOTARE - Per votare è necessario presentarsi al seggio muniti di documento d’identità e tessera elettorale (in caso di smarrimento è possibile chiederne il duplicato agli uffici comunali che saranno aperti durante tutta la durata delle operazioni di voto). Per le Regionali lo scrutinio inizierà lunedì, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti. Per Provinciali e Comunali, invece, lo scrutinio partirà alle 8 di martedì con precedenza alle Provinciali, salvo in Molise e in Abruzzo, non interessate alle Regionali: lì lo scrutinio comincerà alla chiusura dei seggi. Dove sindaco e presidente di Provincia non saranno eletti al primo turno si andrà al ballottaggio. Per l’eventuale secondo turno si voterà domenica 11 e lunedì 12 aprile.

SFIDA APERTA IN QUATTRO REGIONI - L'appuntamento più atteso e più consistente, per il suo impatto politico, è quello delle regionali. La mappa politica attuale è a favore del centrosinistra per 11 a 2: solo Veneto e Lombardia sono al momento in mano al centrodestra. Occhi puntati, quindi, soprattutto su quest'appuntamento per verificare come si ridisegnerà la compagine delle Regioni. Se il blocco dell'Italia centrale, con Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria, non sembra in discussione e dovrebbe veder confermata, in termini di colore politico, la leadership attuale, ben più incerto appare invece il risultato in territori come il Piemonte, il Lazio, la Liguria, la Puglia.
 

5 marzo 2010

Anche a Cagliari contro gli Ogm

"E' partita anche a Cagliari questa mattina la mobilitazione contro la decisione presa dalla Commissione Europea di concedere l’autorizzazione alla coltivazione di una patata geneticamente modificata,infatti questa mattina si è svolto un primo volantinaggio davanti ai Mercati di San Benedetto e Quirra per la sensibbilizzazione dei cittadini sulla tutela dei prodotti tipici", afferma Simone Spiga Dirigente Nazionale di Azione Giovani e componente del Coordinamento Provinciale del Pdl

"L'iniziativa promossa a livello nazionale dall'aggregatore www.identitario.org si prefigge di mobilitare in tutte le città italiane le strutture militanti del Popolo della Libertà, di Azione Giovani e di tante altre sigle cotnro gli Ogm e in difesa delle produzioni territoriali"..."Già in passato abbiamo sostenuto, a livello nazionale e sul nostro territorio di appartenenza, numerose battaglie in difesa della tipicità e della qualità dei prodotti agroalimentari nazionali ed europei, schierandoci apertamente contro le produzioni OGM. Oggi, dopo questa presa di posizione da parte della Commissione Europea, siamo pronti a ribadire la nostra contrarietà all’introduzione dei biotech nei nostri campi e, di conseguenza, sulle tavole degli italiani" continua Simone Spiga.

"La Commissione Europea ha autorizzato la coltivazione della patata geneticamente modificata, denominata Amflora, nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente, proibisca espressamente l’autorizzazione per gli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana"..."Siamo comunque lieti che il Ministro per le Politiche Agricole e Forestali, l’On. Luca Zaia, così come la Coldiretti, Legambiente, l’ADOC e numerose altre realtà e personalità politiche nazionali, abbiano già espresso il proprio dissenso in merito a questa decisione della Commissione Europea. Si preannuncia quindi un fronte contrario agli OGM totalmente trasversale, così come accadde alcuni anni orsono, con il comitato "ItaliaEuropa - Liberi dagli OGM", al quale aderì anche l’allora Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ed attuale Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Auspichiamo, infine, che il fronte comune, promosso dallo stesso Zaia, di tutti i paesi europei contrari a questa scelta si faccia sentire al più presto in difesa della salute della popolazione e a sostegno dell’agricoltura identitaria europea.", conclude Simone Spiga e Michele Pisano, promotori a Cagliari dell'iniziativa.

 

11 ottobre 2009

Nucleare: 3 Italiani su 4 non vogliono centrali nella propria provincia

Giovedì 8 Ottobre i protagonisti della politica energetica italiana ed europea e le aziende del settore energetico operanti a livello nazionale e internazionale si sono riuniti a soli due mesi dalla Conferenza di Copenaghen in Energetica 2009. Il convegno annuale di Repubblica e Somedia dedicato ai grandi temi dell'energia sostenibile giunto quest'anno alla quinta edizione. Quest’anno si sono evidenziati gli effetti della decentralizzazione energetica a livello sociale e territoriale, evidenziando al contempo le straordinarie opportunità delle rinnovabili come volano per la ripresa economica e industriale.

Dall'indagine sulla democrazia energetica "Enti locali e cittadini di fronte alle rinnovabili"  diffuso al convegno di ieri e condotta dall'Istituto Format per conto di Somedia su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (sono state effettuate 1.000 interviste con il sistema Cati dal 14 al 17 settembre 2009) esce un importante verdetto: TRE ITALIANI SU QUATTRO NON VOGLIONO LE CENTRALI NELLA PROPRIA PROVINCIA, anzi non vogliono nemmeno prendere in considerazione l'idea! E il 72 per cento non crede che le attuali tecnologie nucleari garantiscano elevati standard di sicurezza. Solo il 28% degli intervistati ritiene sicura la produzione di energia nucleare e pressoche' assenti i rischi ad essa connessi.

È da tempo che alla politica del No si sono affiancate molte soluzioni realistiche, efficienti ed economicamente vantaggiose. Grazie all’impegno di associazioni e di alcune istituzioni illuminate, la popolazione è sempre più informata e cosciente della pericolosità di centrali atomiche per l’approvvigionamento di energia e propensa a soluzioni alternative.
Ecco l'indice di gradimento sulle rinnovabili che emerge dall'indagine di Format diffusa ieri al convegno Energetica, al primo posto c'è il solare fotovoltaico con il 48,6 per cento, al secondo l'eolico con il 25,9 per cento, al terzo il solare termico con il 17,3 per cento, poi vengono le biomasse (2,6 per cento), le onde marine (3,3 per cento), la geotermia (1,3 per cento), il mini idroelettrico (1,0 per cento).

Comunque l’indagine rileva che il livello di conoscenza delle fonti di energia rinnovabili non è ancora molto alto. Il campione ha affermato di conoscere “molto bene” l'energia solare fotovoltaica il 26,4% del campione, l'energia solare termica il 17,1 per cento, l'energia eolica il 26,6 per cento, l'energia da biomasse il 12,3 per cento, l'energia dalle onde del mare il 7,5 per cento, la geotermia il 10,8 per cento ed il mini-idroelettrico il 6,3 per cento.

A seguito delle polemiche e del ricorso delle Regioni presso la Consulta della Corte Costituzionale per impugnare la Legge 99 che contiene la delega al Governo sulla ripartenza dell’energia atomica in Italia, Palazzo Chigi  sembra aver deciso di rinviare la definizione dei siti per le quattro centrali che intende costruire a un periodo successivo alle elezioni regionali di primavera.

Intanto l’Enel non si ferma e il 5 ottobre ha lanciato nel corso di un seminario a Flamanville (Francia) il suo piano per il ritorno dell'Italia all'energia nucleare: quattro reattori dell'ultima tecnologia in tre siti con la prima energia in linea al massimo a metà del 2020 e le altre operative a seguire ad un ritmo di un reattore ogni 18 mesi. Si parla proprio dello stesso settore francese, in forte difficoltà di bilancio e alle prese con l'aspro contenzioso giudiziario per l'impianto di nuova generazione che sta subendo un rinvio dopo l'altro nella centrale finlandese di Olkiluoto.

La maggior parte della popolazione italiana non si fida dell’atomo, vorrebbe investire sulle energie alternative eolico e solare, ma c’è ancora tanto da lavorare, studiare, coinvolgere, informare. Fare Verde crede nelle rinnovabili e nell’importanza del coinvolgimento delle istituzioni e della cittadinanza che deve essere attiva e cosciente. E come usiamo dire in queste situazioni…”Meglio oggi attivo che domani radioattivo”

14 luglio 2009

il nucleare non serve all'Italia

7 giugno 2009

Elezioni Europee: affluenza in calo, alle 12 ha votato il 30,68%

ROMA - Elezioni Europee, affluenza in calo. Fino alle 12 di oggi ha votato il 30,68% degli aventi diritto contro il 34,08 % della precedente tornata elettorale. I dati sono forniti dal Ministero dell'Interno e si riferisce a 8.100 comuni su 8.100. (Agr)


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6 giugno 2009

Europee urne chiuse e affluenza al 15%

Alle 22 si sono chiusi i seggi per la prima giornata di voto delle elezioni Europee e Amministrative. Domani seconda e ultima giornata di voto: le sezioni elettorali apriranno alle 7 e chiuderanno definitivamente alle 22. In base ai primi dati arrivati al Viminale, l'affluenza alle urne rilevata alle 22, dovrebbe attestarsi intorno al 14-15%, in calo da uno a tre punti rispetto alle Europee del 2004

Domani si torna alle urne per eleggere i 72 componenti del Parlamento europeo spettanti all'Italia, i presidenti e i consigli di 62 province, e i sindaci e i consigli di 4.281 comuni (di cui 30 capoluoghi di provincia). Per le elezioni europee sono chiamati al voto oltre 49 milioni di elettori, mentre le elezioni amministrative interessano quasi 33 milioni e mezzo di elettori. Si potrà votare dalle 7 alle 22 di domani.

6 giugno 2009

Alle 15 si aprono i seggi in Italia

 MILANO - Gli ultimi appelli. Nelle ore finali della campagna elettorale in vista delle elezioni europee ed amministrative (le urne aprono sabato alle 15) i leader politici di ogni schieramento hanno cercato di convincere gli indecisi. Quelli che non sanno ancora per chi votare e quelli che non sanno nemmeno se a votare ci andranno oppure no. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è sicuro della vittoria: «I sondaggi danno il Pdl al 45% - ha assicurato il premier in una intervista al Tg5. - Così saremmo il gruppo più importante all'interno del Ppe, che sarà il partito di maggioranza relativa nell'Europarlamento». L'obiettivo di Berlusconi è quello di diminuire «le direttive Ue che hanno causato difficoltà agli imprenditori», creando vincoli «ai cittadini italiani che sono inaccettabili». Al Tg1 il premier ha ripercorso invece l'attività di governo: «Nessun rammarico, ma soddisfazione e orgoglio per il tanto lavoro fatto».

IL PD - Dal canto suo, il leader del Pd, Dario Franceschini, si è rivolto agli italiani «tentati dall'astensionismo». «Li capiamo - afferma - ma a loro diciamo: non è il momento della fuga, chi non va a votare, vota per la destra e per Berlusconi». «A loro chiediamo di darci una mano a sostenere il progetto del Pd di cambiare il Paese - prosegue Franceschini. - Per cambiare il Paese ci vuole la forza e quindi a loro chiediamo la forza per proseguire l'azione di cambiamento del paese».

LEGA - Tra i partiti che si attendono un pieno di voti c'è la Lega. «Caro Silvio - dice il ministro Roberto Calderoli - il derby al Nord lo vinciamo 2-1. Questa è la domanda che si stanno facendo tutti: prende più voti la Lega o Berlusconi? Il Pd è fuori dalla corsa. Se non bastasse la mancanza di idee, progetti e contenuti - prosegue Calderoli - è più che sufficiente vedere il circo che hanno messo in piedi per cercare di danneggiare Berlusconi e il governo con storie ridicole e con l'appoggio maldestro di parte della stampa italiana ed europea».

IDV - A far concorrenza al Pd ci sono soprattutto gli altri partiti di opposizione, a cominciare dall'Italia dei valori. Antonio Di Pietro evita di incalzare esplicitamente i democratici e rivolge un appello contro l’astensione: «Chi non va a votare - dice l'ex pm a Napoli - è come un naufrago che, in mezzo al mare, rinuncia a nuotare». «L'Italia dei Valori chiede il voto ai cittadini - afferma Di Pietro - per la qualità dei nostri candidati e per la qualità del nostro programma che mette al primo posto la difesa dei cittadini e combatte il malaffare».

UDC - Ancora più diretto Pier Ferdinando Casini: «Il Pd è in evidente stato confusionale, non ho capito ancora se esiste o meno, ma un partito che dichiara che Berlusconi è un grande pericolo e poi annuncia che voterà sì al referendum sulla legge elettorale che rafforzerà Berlusconi, ha bisogno di una cura molto seria di autoanalisi». Casini ha attaccato anche il Pdl, osservando che «questa campagna elettorale costruita sulle questioni che riguardano Berlusconi è stata un'umiliazione, mentre il mondo va avanti e l’Europa ha nuovi problemi noi parliamo delle foto a Villa Certosa».

SINISTRA E LIBERTÀ - Per molte liste c'è da superare lo scoglio del 4%. «È alla nostra portata - assicura il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà - anche perché siamo noi la vera novità nel panorama politico italiano». «Il Paese è allo stremo - continua Vendola - e Berlusconi in queste ultime ore di campagna elettorale sta cercando di mettere sotto silenzio i tanti mali che affliggono il nostro Paese: primi fra tutti la povertà e la disoccupazione. Per superare la crisi c'è bisogno di una vera e propria terapia d'urto, combattere la povertà e la disuguaglianza, superare la frammentazione del lavoro, combattere veramente il precariato e bloccare i licenziamenti per poter attuare una riconversione produttiva».

LISTA COMUNISTA - Diversa l'opinione di Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi che hanno chiuso a Roma la campagna elettorale della lista nata dall'unione di Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti: «La lista comunista è l'unica vera alternativa al centrodestra e alle politiche liberiste, Pd e Idv sono "inutili" perché non fanno una vera opposizione». Ha detto Ferrero: «Il voto alla nostra lista è il vero voto utile, perché sono le politiche liberiste che ci hanno portato a questa crisi traumatica. Le sinistre moderate attaccano Berlusconi, lo contrastano sul piano istituzionale ma non propongono una alternativa economica e sociale, che cambi le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone. In Europa Pd e Idv governano con Berlusconi sulla base di politiche liberiste folli che stanno mettendo i lavoratori l`uno contro l'altro; Di Pietro vota e Franceschini si astiene sul federalismo fiscale; nessuno protesta per i miliardi stanziati per caccia bombardieri e per salvare le banche private».

I RADICALI - Marco Pannella ed Emma Bonino hanno scelto la sede di Torre Argentina per chiudere la campagna elettorale, una «lunga cavalcata» per cercare di superare la soglia del quattro per cento «nonostante la disinformazione» della stampa e delle tv. «Sentirete la nostra voce fino all'ultimo minuto utile - hanno detto - fino alle 22 di domenica sera attraverso il nostro sito internet e Radio radicale» (per gli organi di partito non è previsto infatti il silenzio stampa). E a modo loro lanciano un appello 'al voto utile'. «È nelle vostre mani - ha detto la Bonino - decidere se mandare una sentinella laica e federalista in Europa o delegazioni senza questa specificità. Buon voto a tutti e pensateci bene, non buttate via la vostra preferenza. Il Pd e il Pdl di deputati ne avranno comunque, per noi invece ogni voto è utile».

LA DESTRA - Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, si è detto dispiaciuto per la fine della campagna elettorale. «Ho incontrato entusiasmo che non vedevo da tempo - dice - Mi aspetto un grande risultato». «Le nostre manifestazioni sono state cariche di passione - ha aggiunto - la nostra comunità credo che sia determinatissima. Mi aspetto un grande risultato, anche perché negli altri partiti, sia per le provinciali che per le europee, c'è stata l'adrenalina dei candidati, da noi quella del movimento, del partito».


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21 maggio 2009

Migranti, Sant'Antioco e Porto Pino: riprendono gli sbarchi in Sardegna

Dopo lo sbarco di clandestini tunisini nella notte tra martedì e mercoledì, ieri pomeriggio è stato avvistato a largo delle coste di S.Antioco un barchino con 16 migranti a bordo.Sono ripresi nel sud ovest della Sardegna gli sbarchi di immigrati clandestini che da tempo non giungevano sull'isola. Meno di 24 ore dopo lo sbarco di clandestini tunisini, c'è già un secondo allarme. Attorno alle 18.30 di ieri un peschereccio ha segnalato di aver avvistato un barchino con a bordo altri sedici clandestini a 20 miglia dall'isola del Toro di fronte alle coste di Sant'Antioco. La piccola imbarcazione è stata raggiunta da un pattugliatore della Guardia di Finanza che ha caricato a bordo il gruppo di clandestini. Sono arrivati a Cagliari intorno alla mezzanotte.

PORTO PINO. Poco dopo mezzanotte di martedì 16 tunisini sono stati bloccati sul litorale di Porto Pino. I nordafricani sono riusciti a raggiungere la terraferma ma sono stati notati da alcuni abitanti che hanno allertato i carabinieri della Compagnia di Carbonia. I militari sono riusciti in alcune ore a rintracciarli e a portarli nel centro di accoglienza di Elmas. I clandestini, tutti giovani uomini, stanno bene e la loro posizione verrà ora verificata dalle autorità competenti.



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19 maggio 2009

Jethro Tull: Il pifferaio magico vi ipnotizzerà ancora




Ian Anderson
, 62 anni il prossimo 10 Agosto, flautista, compositore, polistrumentista e macchina pensante dei Jethro Tull porterà ancora la band, in attività dal 1967, in Italia per 6 date.

Il precedente lavoro del gruppo, "The Jethro Tull Christmas Album", risale al 2003 ed è l'ultimo di ben 21 album in studio che hanno venduto nel mondo ben 60 milioni di copie.

Queste le date live del tour:

01 Luglio - Sarroch (CA), Stadio Comunale

03 Luglio - Udine, Castello

04 Lugilo - Bergamo, Lazzaretto (da confermare)

05 Luglio - Todi (PG), Piazza del Popolo

07 Luglio - Taormina, Teatro Antico

27 Agosto - Riolo Terme, Parco Fluviale  

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