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28 ottobre 2008

Cooperazione nei Balcani: Fare Verde in Croazia e Kosovo

Notizia del 28-10-2008 | notizie ecologiche di Fare Verde su Facebook condividi su Facebook

Si è concluso ieri il "mid-term meeting" della rete giovanile internazionale "youthNET - Creative Partnership in South East Europe".

Al meeting, che si è tenuto nelle città croate di Osijek e Slatina hanno partecipato i rappresentanti di organizzazioni giovani provenienti da diversi paesi dell'area balcanica e dell'Europa occidentale. Per Fare Verde hanno partecipato rappresentanti di Fare Verde Italia e di Fare Verde Kosovo. L'Italia era presente oltre che con Fare Verde, con l'associazione "il Monastero" di Roma che si occupa di scambi culturali tra giovani italiani e dei paesi dell'Est Europa.

YouthNET è una rete europea composta da giovani, ONG, formatori, attivisti, organi amministrativi e responsabili decisionali, che ha l'obiettivo di rafforzare la cooperazione in tutta Europa e di sostenere in modo particolare progetti regionali e locali di cooperazione nel Sud-Est dell'Europa.
Le attività della rete sono divise in tre gruppi tematici: "Peace and Environment", "Tolerance through local participation " e "art and culture". Fare Verde Kosovo partecipa già da tempo alla rete youthNet collaborando alla realizzazione delle attività previste dal gruppo tematico "Peace and Environment".

Nel meeting di Osijek/Slatina sono stati definiti nei dettagli diversi progetti, tra i quali un progetto di formazione per giovani da impiegare nella realizzazione di un parco transfrontaliero situato sui confini di Kosovo, Montenegro e Albania. Fare Verde Kosovo è partner di questo progetto che sarà realizzato nella primavera del 2009.

Il meeting di Osijek/Slatina è stato anche l'occasione per cominciare un processo di definizione delle future politiche della rete. Fare Verde ha contribuito con propri rappresentanti sia ai lavori del gruppo di pianificazione strategica che a quelli del gruppo tematico "Peace and environment".

Da oggi la missione nei Balcani di Fare Verde Italia continua in Kosovo per una ulteriore fase di implementazione del progetto "Pace e ambiente per un Kosovo capace di costruire il futuro". Il progetto prevede un intervento su efficienza energetica, fonti rinnovabili e formazione professionale presso la scuola tecnica Shaban Spajia di Peja/Pec.


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permalink | inviato da simonespiga il 28/10/2008 alle 22:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 febbraio 2008

FERMAMENTE CONTRARI ALL’INDIPENDENZA DEL KOSOVO! (di Alessandro Amorese, Daniele Caroleo, Simone Spiga)

da
www.alessandroamorese.splinder.com
www.danielecaroleo.identitario.org
www.simonespiga.identitario.org

Alla luce degli ultimi avvenimenti in materia di politica estera, riteniamo necessario intervenire nel dibattito che si sta alimentando, con alcune considerazioni, piuttosto spicciole, in merito all’autoproclamazione di indipendenza del Kosovo.
Siamo assolutamente convinti che questa azione di indipendenza non possa essere accettata e sostenuta con la sorprendente facilità e rapidità con cui alcune nazioni, nelle ore subito successive alla notizia, hanno via via dato il loro consenso.
Innanzitutto andrebbe ricordato che tale autoproclamazione di indipendenza viola, per l’ennesima volta, il diritto internazionale, creando un precedente molto pericoloso, ed in particolar modo la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite, che attribuiva alla Serbia la sovranità sul Kosovo, al punto che fino ad oggi il governo di Belgrado ha continuato a pagare il debito estero della provincia kosovara.
Inoltre, chi ben conosce l’attuale situazione geopolitica europea, ed in particolare della zona dei Balcani, non può far finta di non sapere che l’indipendenza di tale territorio potrebbe contribuire a creare notevoli ed ulteriori destabilizzazioni in quella zona rischiando, tra le altre cose, di alimentare e ricreare una sorta di scontro di civiltà tra i cristiano-ortodossi serbi e i mussulmani albanesi.
Ci sorge il dubbio, alla luce di queste brevi ed elementari considerazioni, che questa azione di indipendenza non sia altro che parte integrante di un disegno ben più grande da parte degli Stati Uniti d’America, che hanno contribuito a creare un nuovo stato “fantoccio” nel cuore dell’Europa, così come è stato definito dal capo del Governo serbo, Vojislav Kostunica, e in un territorio strategicamente importantissimo, con l’obbiettivo di indebolire ulteriormente l’Unione Europea e incrinare i buoni rapporti che intercorrevano attualmente tra Bruxelles e Mosca. Non a caso la Russia di Putin è stata tra i primi ad opporsi a questa indipendenza, mentre sull’altro fronte gli USA sono stati i primi a riconoscere la legittimità di questo nuovo stato, seguiti a ruota dalla Turchia, dall’Albania e, purtroppo, anche dall’Italia.
Il Governo italiano uscente ha praticamente continuato, con questa assurda decisione di legittimare l’indipendenza del Kosovo, ad allinearsi, per l’ennesima volta, ad una visione geopolitica sostanzialmente distante dai reali interessi del nostro stato e dell’Europa intera!
Riteniamo, in conclusione, di poter affermare, che una delle possibili soluzioni, se non l’unica praticabile, per evitare ulteriori ripercussioni, anche alla luce dei numerosi scontri violenti che si stanno verificando in quel territorio ormai da parecchi giorni, sia quella di far diventare il Kosovo una sorta di provincia a “Statuto Speciale”, così come auspicato più volte dal governo di Belgrado, che garantisca alla provincia serba una forte autonomia e a tutta la regione balcanica la piena integrazione in Europa.


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21 febbraio 2008

Belgrado, la protesta dei Serbi

Oggi a Belgrado, dinanzi all'ex Parlamento federale, sono attese centinaia di migliaia di persone per la prima grande adunata contro l'indipendenza del Kosovo promossa ufficialmente dalle autorità serbe. Previsti comizi di uomini politici e d'intellettuali come il regista Emir Kusturica. Poi, una liturgia nella basilica ortodossa di San Sava.


CLICCA PER VEDERE IL VIDEO


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20 febbraio 2008

Centosessantamila serbi resistono minacciati in casa loro

Il parlamento terrorista albano-kosovaro dichiara in modo illegale e illegittimo l'indipendenza del Kosovo. L'Europa tace davanti all'occupazione illegittima di uno dei suoi territori. Con il silenzio complice dell'Unione Europe e delle Nazioni Unite e l'indifferenza dei mezzi di comunicazione e degli organismi internazionali, ad eccezione della Russia di Putin, il Parlamento del Kosovo, controllato dalle mafie albanesi-kosovare, ha dichiarato la propria indipendenza unilateralmente, violando così la risoluzione 1244 adottata nel 1999 dopo la guerra e che riconosce al Kosovo una “autonomia sostanziale” riaffermando, comunque, la sovranità di Belgrado sulla patria storica e spirituale dei serbi.

In risposta a questo atto il Presidente russo ha chiesto all'Onu, movendo al contempo forti critiche e rimproveri all'Unione Europea per la sua passività, che siano rispettati i documenti e le risoluzioni che rendono illegale l'atto illegittimo di appropriazione e rapina del Kosovo.

Da parte sua il primo ministro serbo, Vojislav Kostunica, ha condannato con un messaggio televisivo la creazione di questo “falso stato” accusando di questa manovra gli Stati Uniti “disposti a violare l'ordine internazionale per i loro interessi militari”. “Mai una verità è apparsa più chiara di come la Serbia sia stata distrutta selvaggiamengte dalle bombe della Nato. Ma il popolo serbo non smetterà mai di lottare per la propria libertà. Finché esisterà il popolo serbo il kosovo sarà Serbia!”

Il comunicato non è stato privo di avvertimenti alla UE che “ha abbassato la testa” e che sarà responsabile “di tutte le serie conseguenze che la secessione kosovara implicherà”. Da parte sua il presidente serbo, Boris Tadic, ha assicurato che “la Serbia farà tutto quel che le sarà possibile per annullare l'arbitraria ed illegale indipendenza proclamata del Kosovo, contraria ai più elementari principi del Diritto Internazionale”.

Frattanto migliaia di albanesi hanno marciato in Kosovo, con l'appoggio di centomila confratelli venuti appositamente dall'Albania e dalla Macedonia che, sventolando bandiere albanesi e americane, hanno occupato il sacro territorio degli antichi serbi.

Con quest'atto del governo terrorista di Hashim Taci. appoggiato dagli Usa si completa il processo d'invasione del Kosovo e di smembramento della Serbia iniziato da trent'anni. Anni di aggressione contro la popolazione, la sovranità e il patrimonio culturale serbo; un processo che portò al controllo da parte degli albanesi islamici invasori delle strutture politiche del Kosovo; un potere raforzato dai bombardamenti terroristi e dal terrore della pulizia etnica e degli omicidi operati dai terroristi dell'Uck, sovvenzionati dal narcotraffico e dagli aiuti americani. Questo sanguinario terrore ha spinto i civili serbi a fuggire a migliaia il Kosovo e ha trasformato i serbi in una minoranza nel loro proprio territorio.

Nel giorno in cui viene proclamata questa “inidpendenza” resistono ancora in Kosovo centosessantamila serbi che sono riusciti a sopravvivere alla pulizia etnica, che asserragliati nelle loro proprietà fanno quadrato sul loro modo di vivere dando un esempio al mondo affinché nessuno scordi che quella terra è Serbia.

Il capo religioso serbo nella regione, Artemije, vescovo della Chiesa Ortodossa del Kosovo, ha lanciato un proclama ai compatrioti chiedendo loro che resistano nei focolari e presso i pochi monasteri non ancora profanati “malgrado quel che Dio permetta ai nostri nemici di fare”.

Tierra Y Pubelo vuole in quest'occasione, di fronte a quello che considera un atto illegittimo e illegale commesso sul suolo europeo che volge a distruggere una delle nostre più antiche identità, esprimere la propria solidarietà con il popolo serbo e specialmente con quelle migliaia di famiglie che, nel silenzio indifferente dell'opinione pubblica e in quello complice delle strutture europee, resistono difendendo i propri diritti, la loro identità e cultura di fronte all'impunita aggressione operata da un'organizzazione di terroristi e  narcotrafficanti sostenuta dalle strutture mondialiste.

Finché esisterà il popolo serbo il kosovo sarà Serbia!”


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