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14 dicembre 2008

La scarpa era per Bush...

Quest'oggi durante la visita blitz di George assassino Bush in Iraq vi è stato un piccolo momento di paura per la sicurezza del presidnete, infatti un uomo, immediatamente fermato dai servizi di sicurezza, ha tentato di colpire il sanguinario Bush lanciandogli addosso le sue due scarpe.
 L'incidente si è verificato quando il presidente americano si trovava con il premier iracheno Nuri al-Maliki.


No alla Guerra del Petrolio, no all'imperialismo americano!


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permalink | inviato da simonespiga il 14/12/2008 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

21 ottobre 2008

Nuovo sondaggio sul sito www.destrasociale.org

Berlusconi a Bush: «Storia dirà che sei stato un grandissimo presidente». Sei d'accordo anche tu?


Si, Bush è stato Presidente ineccepibile
Si, ha lavorato per estendere la democrazia
Si, ha risposto bene a momenti difficili
Si, se non altro è meglio di Clinton
Non so
No, troppo legato ai poteri forti
No, guerra in Iraq parla per tutto
No, perché non condivido ideologia repubblicana
No, troppi errori in questi anni


VOTA SUL SITO
http://www.destrasociale.org

11 giugno 2008

Il falso sogno americano

Tratto da Excalibur Varese
L’America è comunemente conosciuta come la patria della libertà, come la nazione che più di ogni altra ha contribuito all’affermazione della democrazia nel mondo.

Il suo modello di società è considerato dai suoi estimatori come l’unico in grado di assicurare al mondo intero pace e benessere e di stabilire un nuovo ordine mondiale basato sulla concordia e sulla fratellanza.

Ma è proprio così? Siamo proprio sicuri che questo quadro sia reale e non dipinto ad arte?

Partiamo dalle origini: nel nuovo mondo venivano spediti direttamente dalle carceri i delinquenti di ogni risma, gli ergastolani, gli emarginati e gli avventurieri pronti a tutto. Puritani fanatici e vogliosi di rinverdire i fasti della Santa Inquisizione, cattolici perseguitati dai protestanti, ebrei vittime dei pogrom, affamati, asociali e spostati di ogni sorta, da tutto ciò nasce la "civiltà" americana.

Ha mosso i primi passi massacrando 10milioni di pellerossa per sottrarre loro la terra, lasciandoli morire di fame, di inedia e di alcolismo dopo averli ristretti in riserve sempre più piccole e prive di pascoli, unica loro fonte di sostentamento.

E’ diventata potente con il lavoro di 14milioni di africani strappati con la forza alla loro terra e trattati alla stregua di animali domestici su cui esercitare diritto di vita e di morte (mentre l’Europa romano-cristiana, vera culla di civiltà, si avviava a cancellare per sempre la schiavitù). Si sono dovuti attendere gli anni '60 per porre fine alla segregazione razziale in vigore in molti Stati USA.

Durante il secondo conflitto mondiale, il cui ingresso è stato fortemente voluto dall’influente apparato industriale americano per superare la crisi economica che si protraeva da dieci anni - dal fatidico venerdì nero di Wall Street - l’America ha massacrato milioni di civili inermi nei bombardamenti a tappeto delle città tedesche e italiane. Ad Amburgo come a Dresda perirono, bruciati vivi dagli ordigni incendiari o mitragliati dal volo radente dei caccia, oltre duecentomila civili, per poi completare l’opera con le bombe atomiche gettate su due delle più popolose città del Giappone (non ne bastava una?) oramai prossimo alla capitolazione.

I prigionieri tedeschi della Wehrmacht, ragazzi di 15 e 16 anni, rinchiusi nei campi di concentramento americani e inglesi venivano volutamente lasciati morire di fame, di malattie e di stenti. Costretti a scavarsi con le mani delle buche dove ripararsi dal freddo, sotto lo sguardo indifferente dei carcerieri alleati.

A guerra finita i “liberatori” si girarono dall’altra parte quando i partigiani comunisti massacravano i fascisti o presunti tali, familiari compresi. Quando riempivano le fosse comuni con i corpi straziati dei giovani soldati della Repubblica Sociale Italiana arresisi dopo il 25 aprile.

Nel dopoguerra, dopo averci distrutto le città con i bombardamenti terroristici del ’44, l’America, con il piano Marshall, ha investito in Italia grandi capitali per farci diventare una sua docile e redditizia colonia (cambiano i tempi, mutano gli scenari ma la logica statunitense è sempre la stessa: distruggere per poi gestire il business della ricostruzione come sta avvenendo in Iraq e Afganistan). Al riguardo si parla tanto degli aiuti americani, ma si dimenticano gli enormi contributi, veramente disinteressati, provenienti dall’Argentina. Ogni giorno navi stracolme di ogni cosa hanno fatto la spola tra il Paese di Evita Peron e l’Italia, ma di questo nessuno ne parla.

Durante la guerra del Vietnam per stanare i vietcong gli americani non esitarono a bruciare con le bombe al napalm interi villaggi, con le persone dentro. Tali operazioni venivano cinicamente chiamate “disinfestazioni”.

Negli anni settanta e ottanta l'America ha sostenuto le più sanguinose dittature militari sia in sud America, dove la CIA ha organizzato e finanziato i più cruenti colpi di stato, sia in Grecia e in Turchia con i regimi dei colonnelli. Salvo poi disconoscerli dopo che ebbero fatto il lavoro sporco o essere diventati poco utili ai suoi disegni geopolitici.

L’Iraq, per giungere ai giorni nostri, era uno Stato sovrano, retto da una dittatura non tanto diversa da quella che possiamo trovare nei Paesi islamici amici dell’America come l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi e sicuramente meno feroce di quella cinese con la quale l’amministrazione Bush e l’Italia intrattengono ottimi rapporti d'affari. Le varie etnie e religioni coesistevano pacificamente (l’ex vice di Saddam Aziz è cristiano) anche grazie al pugno di ferro del Rais. Con gli americani non c’è più un edificio in piedi, neppure i luoghi di culto sono risparmiati e lo spettro della guerra civile è alle porte. Per non parlare dell’economia divenuta totalmente dipendente dall’America dopo che questa si è impadronita del petrolio iracheno.

Sotto le macerie delle loro abitazioni, distrutte dalle bombe a stelle e strisce, sono morte 162mila persone e almeno 30mila bambini; un’intera città, Falluja, è stata bombardata giorno e notte con armi al fosforo che hanno bruciato vivi e corroso migliaia di uomini, donne vecchi, e bambini; ai posti di blocco i soldatini di Bush dal grilletto facile uccidono decine di persone al giorno (come è successo al nostro povero Calipari). Nelle carceri americane in Iraq e a Guantamano la tortura non è una novità.

In Afganistan, per rimanere nel campo delle guerre preventive, con l’occupazione americana è ripresa con vigore la produzione di oppio.

L’America conserva un poco invidiabile primato, quello di essere la prima produttrice e utilizzatrice al mondo di armi di distruzione di massa, una vera e propria democrazia a mano armata: dalle bombe atomiche gettate sul Giappone, che ancora oggi mietono vittime a causa delle radiazioni, alle armi chimiche utilizzate in Vietnam e Iraq e per finire agli ordigni all’uranio impoverito utilizzati nei Balcani, causa primaria delle morti per cancro tra la popolazione e tra gli stessi soldati, molti dei quali italiani.

Il bussines degli armamenti rappresenta una voce primaria del bilancio USA: le armi americane sono esportate in tutto il mondo, ovunque vi siano focolai di guerra. Nei paesi poveri scarseggiano il cibo e le medicine ma non le pallottole made in Usa. Non è un caso che negli ultimi vent’anni la fame del mondo invece di diminuire è aumentata ed è tutt’ora in costantemente crescita, come la diffusione delle armi.

La cultura e lo stile di vita americani sono intrisi di violenza: un’arma non si nega a nessuno, neppure agli adolescenti. Nei sobborghi delle città americane, all’ombra degli sfavillanti grattacieli, l’emarginazione, la violenza e l’alcolismo sono di casa. La stessa cinematografia è imperniata sui gangsters, sui cow boys che uccidono gli indiani e sulla forza bruta del potere.

Non è un caso che l’America è oggi l’unico paese del mondo occidentale a praticare la pena di morte. Come nei tanto osteggiati Paesi islamici e nelle peggiore dittature comuniste e militari.

Venuta meno la minaccia sovietica ci saremmo aspettati un progressivo disimpegno militare americano in Europa, invece la Nato (leggi America) ha mantenuto sul nostro suolo il suo enorme apparato bellico fatto di 113 basi militari - mantenute con i nostri soldi - alcune delle quali nucleari (alla faccio del referendum che lo ha bandito). A quale scopo? Per difenderci dalla Svizzera o per rimarcare, anche militarmente, il nostro stato di impotenza e di dipendenza dagli USA?

L’America è sicuramente un grande Paese, sotto il profilo economico e, soprattutto, militare, ma dal punto di vista umano e civile non ha proprio nulla da insegnarci. E rattrista vedere i nostri politici e intellettuali, di destra ma anche di sinistra, guardare con simpatia e ammirazione all’America, come se noi europei, maestri di cultura e civiltà, noi europei, che abbiamo insegnato al mondo a camminare, non fossimo in grado sviluppare un nostro modello di società, ancorato ai nostri valori di umanità e di giustizia sociale.

Gianfredo Ruggiero

(presidente Circolo Excalibur - Varese)


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permalink | inviato da simonespiga il 11/6/2008 alle 13:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

11 giugno 2007

SELVA: ALEMANNO (AN), STENDIAMO UN VELO PIETOSO

ROMA, 11 GIU - 'Stendiamo un velo pietoso su una vicenda che e' il brutto effetto dell'eta' avanzata'. Cosi' Gianni Alemanno (An) commenta le dimissioni di Gustavo Selva dalla carica di Senatore della Repubblica.(ANSA).

11 giugno 2007

SENATO: SELVA (AN), MI DIMETTO DA SENATORE =

 Roma, 11 giu - 'Con la presente pongo nella sua disponibilita' le mie dimissioni da Senatore della Repubblica'. Cosi', in una lettera, il senatore di An, Gustavo Selva annuncia al presidente del Senato, Franco Marini le sue dimissioni da senatore, per le polemiche seguite all'uso di un'ambulanza per raggiungere gli studi televisivi de La7, durante la diretta sulla visita del presidente americano George Bush a Roma. Dopo aver precisato che 'per prendere la decisione, che sto per annunciarle, ho interrogato soltanto la mia coscienza di cittadino e di parlamentare italiano senza ascoltare alcuna persona politica e non, e neppure della mia famiglia', Selva sottolinea che 'dopo le dichiarazione di intonazione etico-politica riportate oggi da tutti i quotidiani italiani, non voglio far ricadere sulla piu' alta rappresentanza parlamentare della nazione italiana, quale e' il Senato della Repubblica, le mie eventuali colpe politiche e i miei possibili errori'.
'Poiche' le dimissioni - prosegue Selva -, a norma di Regolamento, dovranno essere discusse e poste al voto dell'Assemblea a scrutinio segreto, nel frattempo mi asterro' dal prendere parte a qualsiasi attivita' e voto del Senato della Repubblica'.
'L'atto che consegno nelle sue mani - dice Selva al presidente del Senato - mi permettera' di svolgere, nel dibattito in Assemblea plenaria, l'illustrazione degli eventi e le mie considerazioni sul cosi' detto evento etico-politico che mi ha coinvolto. Lo devo anzitutto ai miei elettori della Regione Veneto che mi hanno dato la dignita', la forza, il coraggio di rappresentare le loro idee nelle tre principali Istituzioni democratico-parlamentari formate dagli elettori italiani: in ordine di tempo, il Parlamento Europeo (1979-1984); la Camera dei Deputati (1994-2006); il Senato della Repubblica (2006-...).
'Spetta ora ai senatori della Repubblica - sottolinea l'esponente di An - decidere se si trovano in concordanza con i miei elettori: se, invece, sara' no ricerchero' nuovamente, pur allamia veneranda eta', a Dio piacendo, e contrariamente a quanto mi ero fissato nel mio programma politico, la legittimazione e, soprattutto, l'idoneita' etica e morale dei miei atti presso gli elettori italiani, unici e definitivi giudici di etica democratica che io riconosco'.
'Desidero inoltre informarla - prosegue - che deposito presso gli appositi uffici del Senato della Repubblica un atto parlamentare di sindacato ispettivo con il quale impegno il Presidente del Consiglio a riferire nell'aula del Senato le ragioni per le quali e' avvenuto il seguente fatto: dal momento in cui io sono stato accomodato da un infermiere sull'autoambulanza (che non fu da me chiesta, trovandosi sul posto a disposizione di quanti, come me, avevano presenziato nel cortile di Palazzo Chigi alla conferenza stampa congiunta dei Presidenti Bush e Prodi) a quello in cui l'autoambulanza si avvio' diretta all'ospedale S. Giacomo, trascorsero oltre 12 miniti: 'nobile esempio' - dice Selva - della rapidita' e dell'efficienza del servizio'.

10 giugno 2007

Se fosse vero Selva dovrebbe dimettersi!

 ROMA, 10 GIU - Bufera su Gustavo Selva, il senatore di An che sabato ha finto un malore per farsi trasportare da un'ambulanza negli studi de La7 superando cosi' tutti gli ostacoli al traffiso causati dalla visita di Bush a Roma. Il ministro della Salute Livia Turco e' stata durissima, e non ha lesinato aggettivi: "Vergognoso, irresponsabile e indegno". "Mi auguro - ha aggiunto il ministro - che le autorita' competenti verifichino se un tale comportamento non configuri ipotesi di fatti illeciti, sia in sede civile che penale. Dobbiamo infatti pensare che il bilancio di questa 'arrogante goliardata' poteva anche essere tragico nel caso in cui, e poteva accadere, un'altra persona avesse avuto realmente bisogno di quell'ambulanza". Dal centrosinistra si e' levato un coro con la richiesta di una censura dal presidente del Senato, ma anche dal leader del suo partito, Gianfranco Fini. E la vicenda potrebbe avere sviluppi davanti alla magistratura. A raccontare l'episodio e' stato lo stesso Selva, in diretta, durante la trasmissione dedicata alla visita di Bush. Il parlamentare di An e' rimasto bloccato in piazza del Parlamento visto che il centro di Roma era chiuso al traffico. Inutili le insistenze del senatore con gli agenti di Polizia perch‚ permettessero il passaggio ad un taxi o alla vettura dell'emittente. Niente da fare, Ed ecco il colpo di genio: Selva ha finto di sentirsi male e si e' fatto portare dall'ambulanza a via Nogaro dal suo cardiologo: in realta' alla sede de La 7. "Un trucco da vecchio giornalista per farmi portare qui", si ‚ vantato in diretta Tv.
La notizia, pubblicata oggi dai quotidiani, ha suscitato l'indignazioni di molti parlamentari. Roberto Giachetti (Dl) ha chiesto al leader di An di condannare il suo senatore. Anche il senatore verde Tommaso Pellegrino ha chiamato in causa Fini, ma anche il presidente del Senato Franco Marini, a cui chiede di prendere "i dovuti provvedimenti di censura". E il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, ha chiesto la censura da parte di An e dell'intera Cdl. Numerosi voci si sono levate dai colleghi senatori di Selva. Diversi di essi, come Massimo Villone (Sd), hanno sottolineato che atteggiamenti del genere "confermano che quella della politica e' diventata ormai una 'casta' a tutti gli effetti". Mentre da un parlamentare della Repubblica, ha rimarcato il leghista Roberto Calderoli, "dovrebbero invece arrivare il buon esempio". "Selva si scusi pubblicamente in aula", hanno chiesto cinque senatori dell'Unione, Francesco Ferrante e Andrea Ranieri (Ulivo), Loredana De Petris (Verdi), Nuccio Iovene (SD), Tommaso Sodano (Prc). Impietoso Piergiorgio Stiffoni (Lega): "A 65 anni bisognerebbe andare in pensione". E il verde Angelo Bonelli ha chiesto alla magistratura di aprire un'inchiesta. A fronte dell'imbarazzato silenzio di An, una voce in difesa di Selva si e' levata dalle file di Fi. Quella di Francesco Giro che ha assicurato: "Gustavo Selva e' un uomo integerrimo e se i fatti si sono svolti come ci vengono oggi riferiti dalla stampa chiedera' senz'altro scusa'.
In serata, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha annunciato una denuncia alla procura della Repubblica di Roma, se sara' confermata la vicenda che ha coinvolto il senatore Selva: "Ho gia' chiesto al direttore dell'Ares 118, Vitaliano De Salazar - ha detto Marrazzo - una relazione dettagliata sull'episodio che attendo per domani mattina'.
De Salazar, dal canto suo, ha assicurato che 'domani mattina, ha convocato i responsabili di tutti i servizi coinvolti, al fine di stilare una dettagliata relazione al Presidente Marrazzo per le azioni doverose ed opportune" e si e' detto 'amareggiato per quanto e' accaduto'.


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9 giugno 2007

BUSH A ROMA: BOTTIGLIA INCENDIARIA CONTRO BLOCKBUSTER

 ROMA, 9 GIU - Una bottiglia incendiaria e' stata lanciata la notte scorsa intorno alle 3 contro le vetrine di un negozio della catena americana Blockbuster in via Alessio Baldovinetti, nella zona di Vigna Murata, a Roma.
La bottiglia, a quanto si e' appreso, sarebbe stata lanciata da un'auto. E' stata anche tracciata con una bomboletta spray vicino al negozio la scritta 'Bush fuori'. Il gesto non ha creato grossi danni, ma provocato l'annerimento delle vetrate.
(ANSA).


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9 giugno 2007

BUSH A ROMA: PROFANATA LAPIDE MORO IN VIA CAETANI

 ROMA, 9 GIU - La lapide che ricorda l'uccisione di Aldo Moro, in via Caetani a Roma, e' stata profanata nella notte con la scritta: 'Bush uguale Moro'. (ANSA).


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9 giugno 2007

BUSH A ROMA:FERMATO CAMPER VICINO ROMA CON MAZZE E ESTINTORI

 ROMA, 9 GIU - La polizia ha sequestrato nei pressi di Roma un camper proveniente da Torino con a bordo alcuni manifestanti che volevano partecipare al corteo contro il presidente americano George Bush in programma nel pomeriggio.
A bordo, gli agenti hanno trovato una trentina di estintori, di grosse dimensioni e con la matricola abrasa, e una ventina di bastoni di legno. Tre persone sarebbero state fermate e denunciate per porto abusivo di armi improprie. (ANSA).


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8 giugno 2007

Roma non si USA

 

Il Coordinamento Progetto Eurasia oltre alla già preannunciata manifestazione di Trieste, aderisce alla marcia organizzata a Roma il 9 giugno dal Movimento Zero di Massimo Fini contro la visita del presidente degli Stati Uniti d’America e contro la sudditanza dell’Italia agli USA e alla NATO.
Saremo presenti con una nostra delegazione ed un nostro striscione e chiediamo a tutti i simpatizzanti di partecipare numerosi. Facciamo sentire la nostra voce contro la sudditanza del governo Prodi, favorevole all’allargamento della base statunitense di Vicenza, frutto del pluridecennale servilismo dei politici italiani alle direttive di Washington. Il CPE aderisce alla marcia non per un generico e indefinito “pacifismo” ma per ribadire i principi di sovranità nazionale e continentale dell’Europa, perchè ritiene non più tollerabile l’occupazione armata del nostro suolo, che vede solo in Italia centotredici (113) strutture militari con comando statunitense o NATO, con le ovvie ripercussioni politiche che ne conseguono.
Inoltre il CPE solidarizza con tutti quei popoli che, in qualsiasi parte del mondo, stanno lottando per la propria libertà dall’oppressione straniera. Gli USA portano avanti un progetto universalista di dominio globale che ha già sparso troppo sangue nel mondo. Tale progetto non è solo politico, ma anche ideologico: gli USA stanno edificando un sistema globale neoliberale fondato sullo sfruttamento internazionale dei popoli del Terzo Mondo e sull’ineguaglianza sociale all’interno dei singoli Stati. Il riferimento, e dunque la nostra opposizione, non è solo alla politica di George W. Bush, ma all’intera storia statunitense caratterizzata da guerre, stermini e sete di conquista.

Chiunque fosse interessato a partecipare all’evento, può rivolgersi all’indirizzo di posta elettronica sotto indicato per ricevere tutte le informazioni necessarie, oppure a questo numero telefonico: 3470108825


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