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25 settembre 2009

Svolta politica sul clima:Vertice di New York, Stati Uniti e Cina annunciano impegni concreti

"La maniera in cui lanostra generazione risponderà alla minaccia dei cambiamenti climatici - ha detto il presidente democratico- sarà giudicata dalla storia: se non agiremo con forza, in maniera rapida e tutti insieme rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile". Queste sono le parole pronunciate dall’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama in occasione del vertice sul clima tenutosi ieri, martedì 22 settembre a New York. Sottolineando una netta inversione di tendenza rispetto al suo predecessore George W. Bush,Obama fa mea culpa per la mancata risposta del suo Paese al nodo del clima ed evidenzial’importanza dell’impegno di tutti i paesi e di non sottovalutare le difficoltà e le resistenze di imponenti interessi che cercheranno di impedire la trasformazione delle parole dette in impegni precisi.

L’incontro è stato organizzato dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon per far uscire dallo stallo i negoziati in vista del vertice mondiale sul clima che si terrà a Coopenaghen, dove si dovrà raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni per superare il vertice di Kyoto. Lo stesso segretario ammette che “abbiamo meno di 10 anni per evitare gli scenari peggiori causati dal surriscaldamento del pianeta”.

La possibile svolta viene anche dalle parole del presidente cinese Hu Jintao che ha sottolineato l’urgenza di responsabilità comuni. Ha inoltre affermato che la Cina intende ridurre di “un margine notevole” entro il 2020 le emissioni di anidride carbonica per unità di Pil. Espressioni vaghe, ma è pur sempre un buon inizio.

Siamo davanti ad un importante risultato politico, che non sarebbe stato possibile senza la scelta dell’Europa di procedere in modo unilaterale per ridurre del 20%, entro il2020, i gas a effetto serra. Resta isolata l’Italia, che sceglie di privarsi delle straordinarie opportunità di innovazione economica, tecnologica e di rilancio dell’occupazione che politiche di riduzioni delle emissioni serra offrono. Nel momento di una grande recessione mondiale, l’ambiente e il lavoro non sono lussi da tagliare, ma esigenze e nodi cruciali da affrontare all’insegna della responsabilità, per sanare il gap fra la celerità con cui procede il cambio del clima e la paralisi delle decisioni politico-economiche in grado di rallentarlo.


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30 aprile 2009

Il vicepresidente del Governo tibetano in Esilio: "5.600 prigionieri politici tibetani arrestati o scomparsi in Cina"



ROMA, 30 APR - La Cina e' responsabile di almeno 5.600 prigionieri politici tibetani, arrestati o scomparsi dopo le manifestazioni contro Pechino del 2008. Lo ha denunciato la vice presidente del parlamento del Tibet in esilio, signora Gyari Dolma, durante una conferenza stampa a Montecitorio. Il caso piu' misterioso e' quello del cosiddetto Panchen Lama, che oggi avrebbe 20 anni, indicato dal Dalai Lama come importante figura spirituale e arrestato dalla polizia cinese quando era bambino.

10 marzo 2009

Tibet, il Dalai Lama attacca la Cina ''In 50 anni solo sofferenza e violenza''

Il Dalai Lama ha chiesto alla Cina una "autonomia legittima e significativa" per il Tibet e non l'indipendenza. Il leader spirituale tibetano si è espresso così nel corso di un discorso dalla sua sede di Dharamsala, in India, in occasione del 50esimo anniversario della rivolta anti-cinese del 1959 che lo costrinse all'esilio. "Noi, i tibetani - ha detto - siamo alla ricerca di un'autonomia legittima e significativa che ci permetta di vivere nel quadro della Repubblica popolare della Cina. Io non ho alcun dubbio: la giustizia prevarrà riguardo alla causa tibetana". Il Dalai Lama ha accusato la Cina di aver ucciso "centinaia di migliaia di tibetani" in questi 50 anni e di aver gettato gli abitanti del paese "in tali abissi di sofferenza e privazioni da far loro letteralmente provare l'inferno in terra".

28 febbraio 2009

TIBET: MONACO SI DA' FUOCO PER PROTESTA CONTRO DIVIETO PREGHIERE

 

Pechino, 27 feb. - (Adnkronos/Dpa) - Un monaco tibetano si e' dato fuoco per protestare contro il divieto imposto dalle autorita' cinesi ad una preghiera nell'ambito delle celebrazioni del capodanno tibetano. Lo denuncia la Free tibet campaign, organizzazione per la difesa del Tibet che ha sede a Londra, specificando che il monaco buddista Tarbe ha lasciato il monastero di Kirty, si e' dato fuoco nel centro della cittadina di Aba nella provincia sud occidentale dello Sichuan.

"Mentre camminava, gridava slogan e tenebva in alto una bandiera del Tibet con la fotografia del Dalai Lama" ha raccontato Matt Whitticase di Free Tibet Campaign. "Non appena si e' dato fuoco e' stato subito circondato da agenti della polizia" ha aggiunto l'attivista per i diritti dei tibetani, aggiungendo che testimoni affermano di aver sentito tre spari prima che gli agenti, spento il fuoco, trascinassero via il monaco in un pulmino.

"Non sappiamo se sia vivo o morto" ha detto ancora. La protesta e' scattata dopo che la polizia ha impedito ai monaci di Kirti una preghieria pubblica, che era stata vietata dalle autorita' e dallo stesso capo del monastero. "Quel giovane monaco che si e' sacrificato per protestare mostra come la repressione cinese in Tibet e' arrivata al limite" ha dichiarato Lhadon Tethong, direttore esecutivo di Students for a Free Tibet.


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2 novembre 2008

Tibet, il Dalai Lama su Pechino:''Linea del dialogo con Cina, perdente''

''Il regime cinese sta condannando a morte il Tibet'', ha dichiarato il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani. Che ha anche ribadito al sua decisione di mettersi almeno parzialmente da parte. Prima delle Olimpiadi il Dalai Lama si era fatto promotore di una linea basata sul dialogo con Pechino, nella convinzione di poter strappare concessioni alla Cina, in cambio della rinuncia alla completa indipendenza

Questa linea, che aveva fin dall'inizio suscitato critiche tra i gruppi politici tibetani dissidenti, si è rivelata a parere dello stesso Dalai Lama, perdente. La futura linea politica sarà discussa nel corso di una riunione di tutte le correnti della comunità tibetana in esilio il 17 novembre a Dharamsala, in India. Il settantatreenne Premio Nobel per la pace, che da decenni guida il movimento, vi svolgerà un ruolo da "semi-pensionato", come egli stesso ha detto. Parlando a Tokyo, il Dalai Lama, oggi, ha affermato che "i tibetani sono condannati a morte. Questa antica nazione e la sua eredità culturale stanno morendo... Oggi la situazione assomiglia a un'occupazione militare di tutto il territorio. È come se fossimo sotto la legge marziale. La paura, il terrore  e le campagne di rieducazione politica causano molte sofferenze". 


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22 agosto 2008

Carla Bruni incontra il Dalai Lama, la Cina si irrita

 La premiere dame francese, Carla Bruni-Sarkozy, ha raggiunto il tempio buddista di Lerab Ling, a Roqueredonde nell'Herault, nel sud della Francia per incontrarsi, al termine della cerimonia d'inaugurazione del tempio in presenza del Dalai Lama, con il capo spirituale buddista. Il faccia a faccia tra la moglie del presidente francese e il Dalai Lama è avvenuto a porte chiuse.

SCIARPA BIANCA - Carla Bruni-Sarkozy è stata accolta dal Dalai Lama che le ha posto la tradizionale sciarpa bianca attorno al collo. In precedenza erano arrivati il ministro degli esteri Bernard Kouchner e il segretario di stato ai diritti umani Rama Yade. Anche i due membri del governo francese ahanno deciso di assistere alla cerimonia e di incontrare il leader spirituale dei tibetani.
POLEMICHE E RITORSIONI -
Una decisione, questa, che potrebbe innescare nuove polemiche. Già a inizio luglio la Cina aveva ammonito l'Eliseo circa le possibili conseguenze negative nei rapporti tra i due Paesi in caso di un incontro ufficiale tra il Dalai Lama e Sarkozy. L'ambasciatore cinese a Parigi era stato molto netto e aveva paventato per la Francia la perdita di contratti e commesse commerciali per diverse decine di miliardi di euro.
DECISIONE IN EXTREMIS - L’incontro tra la Bruni e il Dalai Lama era stato annunciato fin dall’arrivo del Premio Nobel in Francia, undici giorni fa, ma solo ora, scrive Le Figaro, è arrivata la conferma ufficiale dell’Eliseo. Il fatto che si sia scelto solo l’ultimo momento per dare l’annuncio, dimostra che le tensioni sino-francesi su questa visita «scomoda» sono al massimo, aggravate poi dall’intervista del Dalai Lama pubblicata ieri su Le Monde in cui il leader buddista denunciava il massacro di 140 persone operato dalle forze cinesi in Tibet durante quella che avrebbe dovuto essere una «tregua olimpica». Dichiarazioni che rimangono in realtà un giallo in quanto sarebbe stato l’intervistatore a forzare le parole del Dalai Lama. Due giorni fa Pechino era tornata a chiedere alla alla Francia di gestire «con prudenza» la questione «importante e sensibile» del Tibet durante il faccia a faccia col Dalai Lama.

21 agosto 2008

Gli interessi delle multinazionali e degli sponsor olimpici valgono davvero lo sterminio silente di un popolo?







"Questo pomeriggio un nucleo di militanti di varie realtà politiche sarde, da tempo impegnate per la campagna di boicottaggio delle Olimpiadi di pechino, anche a seguito delle ultime dichiarazioni del leader spirituale dei tibetani, hanno promosso un'azione simbolica davanti all'ingresso della Federazione Regionale del Coni, a Cagliari in Via Sonnino", affermano Simone Spiga e Andrea Palmas.

"Abbiamo voluto, ancora una volta, mettere in evidenza la tragedia che continua a subire la popolazione tibetane e tante altre minoranze religiose e politiche in Cina"..."Abbiamo segnato davanti all'ingresso 140 croci che ricordano una delle ultime azioni di rappresaglia del governo cinese, azione che questo pomeriggio il Dalai Lama ha cercato di sminuire, ma che evidenziano un clima da terrore nella Cina dei giochi olimpici", incalza Spiga e Palmas.
"Ribadiamo il nostro No alla Olimpiadi, lo abbiamo fatto anche oggi, facendo sventolare davanti al Coni la bandiera che raffigura non i cinque cerchi olimpici ma le cinque manette simbolo del regime comunista cinese", concludono i due esponenti politici.

21 agosto 2008

GOVERNO CINESE ASSASSINO!

Il Dalai Lama accusa la Cina «Lunedì ha massacrato 140 tibetani»


PARIGI - Il Dalai Lama accusa l’esercito cinese di aver «sparato sulla folla» il 18 agosto scorso nella regione di Kham, nell'est del Tibet. Secondo il leader spirituale buddista, sarebbero stati uccisi circa 140 tibetani, cifra che «deve essere confermata». La denuncia del Dalai Lama è contenuta in un’intervista a Le Monde sul numero in edicola giovedì pomeriggio con la data di venerdì.

«SOLO A LHASA 400 VITTIME DAL 10 MARZO» - Secondo il Dalai lama, dall' inizio delle proteste in Tibet, il 10 marzo, «testimoni affidabili hanno riferito che 400 persone sono state uccise nella sola regione di Lhasa. Uccisi da colpi d'arma da fuoco, mentre i manifestanti erano senza armi». Il Dalai Lama ha affermato inoltre che «nessuna apertura c'è stata» nelle discussioni con Pechino. «Dopo le proteste di marzo e l'Olimpiade, avevamo creduto a dei segnali positivi. Siamo stati presto smentiti, i nostri emissari si sono trovati davanti a un muro». Il leader spirituale tibetano, che si trova attualmente in Francia, incontrerà venerdì mattina Carla Bruni, moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy in occasione della inaugurazione di un tempio buddista a Roqueredonde, nel sud del Paese. La Bruni sarà accompagnata dal ministro degli esteri Bernard Kouchner e dal segretario di Stato ai diritti umani, Rama Yade.

13 agosto 2008

«La Cina viola la tregua olimpica in Tibet»

PARIGI - Il Dalai Lama ha accusato la Cina di violare, con la repressione in Tibet, la tregua olimpica che tutti dovrebbero rispettare durante i Giochi, tanto più il Paese che sta ospitando l'edizione di Pechino 2008. Lo hanno riferito diversi parlamentari francesi dopo aver incontrato il leader spirituale dei buddhisti tibetani, in visita per dodici giorni in Francia per motivi religiosi. 

Al Dalai Lama è stato chiesto se, in occasione dello svolgimento della manifestazione a cinque cerchi, il regime cinese avesse sospeso «gli arresti e l'oppressione» nella regione himalayana. «La sua risposta è stata molto chiara: no», ha raccontato uno dei membri del Parlamento di Parigi, Robert Badinter, già ministro della Giustizia sotto la Presidenza di Francois Mitterrand. «Mentre i Giochi sono in corso, continuano l'oppressione del popolo tibetano», sono state le parole del leader buddhista, al secolo Tenzin Gyatso. Nel corso di una conferenza stampa tenuta in precedenza nella capitale francese, il leader spirituale buddhista aveva affermato che, poichè la Cina «ha una gran voglia di entrare a pieno titolo nella comunità internazionale», quest'ultima a sua volta «ha la responsabilità di inserirla nei canoni ordinari della democrazia mondiale». 

La Repubblica Popolare «non va isolata, ma dev'essere ricondotta nell'ambito dell'assetto sociale come è comunemente inteso, e il mondo deve creare con essa rapporti di amicizia genuini. È assolutamente essenziale», aveva avvertito il premio Nobel per la Pace 1989. «Nel frattempo, bisogna che siamo fermi su certi principi come la democrazia, i diritti umani, la libertà di stampa, lo stato di diritto». In proposito il Dalai Lama aveva lodato, dicendosi «pienamente d'accordo», la presa di posizione del presidente americano George W. Bush il quale, a poche ore dall'inaugurazione dei Giochi, aveva manifestato la «profonda preoccupazione» sua e degli Stati Uniti per la situazione dei diritti dell'uomo e della libertà religiosa in Cina. Poi aveva avuto parole di elogio anche per la «trasparenza» di cui le autorità cinesi diedero prova in occasione del terremoto che il 12 maggio scorso devastò il sud-ovest del Paese. «Auspichiamo che tale trasparenza aumenterà, ma sulla questione del Tibet la Cina si nasconde. La paura è un problema grave, è un segno di debolezza», aveva sottolineato il Nobel, «ma non ci si può nascondere dal resto del mondo. Una società chiusa non ha futuro. È nell'interesse della stessa Cina».


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6 agosto 2008

Giorgia Meloni scrive al pugile Clemente Russo

Caro Clemente Russo,
è vero, come hai detto tu sono di sicuro incompetente in materia di pugilato, ma nessuno di noi è incompetente in materia di diritti umani. Spero davvero che tu possa farti onore fra pochi giorni a Pechino. Lo spero per te, per la tua Campania e per la nostra Italia. Seguirò con trepidazione i tuoi match come le gare di tutti gli altri nostri atleti. Io non ti ho mai chiesto, Clemente, di non partecipare a questi Giochi. Non avrei avuto alcun diritto per farlo. Mi sono limitata ad apprezzare la scelta di Imke Duplitzer, la schermitrice tedesca che non prenderà parte alla cerimonia inaugurale per protesta contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina. A questo ho aggiunto che sta a tutti noi, qualunque lavoro si faccia o sport si pratichi, in Italia come a Pechino, come politici, atleti o come semplici tifosi, compiere un gesto non violento di sensibilizzazione sulla questione della libertà in Cina. Un gesto qualunque, come una semplice dichiarazione di fronte alle telecamere, un qualche simbolo di solidarietà ostentato sulle divise o in tribuna, fino al gesto più forte di seguire l’esempio di Imke con la rinuncia alla cerimonia d’apertura.

Penso che nessuno può essere legittimato dal contesto “ludico” a girare le spalle di fronte alla sofferenza degli altri. Anzi, proprio il particolare significato di pace e fratellanza insito nello spirito olimpico impone a tutti una particolare attenzione a ciò che di profondamente ingiusto avviene appena fuori dagli stadi in cui saranno impegnati gli atleti. Stadi costruiti spazzando via dalle proprie abitazioni migliaia di famiglie cinesi. Proprio come è accaduto alle case di quei cinesi che sono state rase al suolo per costruirci dei centri commerciali e che ieri sono riusciti a far conoscere il loro dolore attraverso le telecamere di alcuni giornalisti in Piazza Tienanmen, subito sgomberati dalla polizia. Credimi, da appassionata di sport, mi sarebbe piaciuto tanto assistere a questa Olimpiade come ministro della Gioventù, una “occasione della vita” che probabilmente non si ripeterà mai più. Eppure, nel mio piccolo ho ritenuto giusto offrire un modesto supporto ad una causa che considero molto più importante della mia soddisfazione personale. Semplicemente mi piacerebbe che ciascun italiano si trovasse a Pechino, tifoso, atleta, giornalista o rappresentante delle istituzioni che sia, facesse un piccolo gesto di sensibilizzazione.

Più che il medagliere, Clemente, mi importa il modo in cui la delegazione azzurra avrà lottato, il messaggio di lealtà, talento e coraggio che riuscirete a trasmettere durante le vostre prove. Solo non dimenticate il dolore che circonda questa Olimpiade. Sono certa che non ci deluderete. E ora, forza Tatanka!



6 agosto 2008

Boom di Al Qaeda in Cina. Cosa non si fa per distrarre l'attenzione dal Tibet.

 A quattro giorni dai Giochi, un attentato nello Xinjiang ha causato la morte di 16 poliziotti. Arrestati due presunti terroristi, apparterrebbero ad un gruppo legato ad Al Qaida. Cio: nessun chiaro legame con la manifestazione olimpica

PECHINO- E' possibile che nei prossimi giorni altre città cinesi subiscano attacchi terroristici nel periodo olimpico, dopo quello nel quale 16 poliziotti sono stati uccisi oggi a Kashgar, nel nordovest della Cina. Lo ha detto all'Ansa il professor Li Wei dell'Istituto per le Relazioni Internazionali Contemporanee, uno dei massimi esperti di terrorismo della Cina. Li sostiene che "in tante zone della Cina ci sono problemi sociali", legati agli espropri delle terre o delle vecchie case per far posto ai nuovi progetti o ad altri problemi locali. "Si potrebbero verificare dei casi di imitazione", afferma. Il professore sottolinea che a partire dal 2000 gli attacchi terroristici riconducibili a gruppi di musulmani uighuri sono piuttosto rari, dopo aver toccato un picco negli anni novanta. Quello di Kashgar, secondo il professor Li, è un attacco "tipico del terrorismo islamico internazionale". Li spiega che sono cinque i gruppi del Xinjiang, che i nazionalisti uighuri chiamano Turkestan dell'Est, che possono rappresentare un pericolo nei prossimi giorni e che potrebbero colpire anche fuori dal Xinjiang in coincidenza con i Giochi Olimpici: il Movimento Islamico del Turkestan Orientale, il Centro d'Informazione sull Turkestan dell'Est, l'Organizzazione per la liberazione del Turkestan dell'Est e lo Uyghur Youth Congress. Altre fonti aggiungono l'Huzb-e-Thair, un movimento fondamentalista che ha rafforzato negli ultimi due anni la propria presenza nella Regione Autonoma del Xinjiang. 


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6 agosto 2008

Giochi, la torcia a Pechino, Quattro arresti pro-Tibet

La torcia olimpica, arrivata ieri a Pechino, ha iniziato oggi il suo percorso per le strade della capitale, passando per Piazza Tiananmen. Domani la torcia sarà alla Grande Muraglia, un centinaio di chilometri ad ovest di Pechino, poi l'8 agosto farà il suo ingresso nello Stadio nazionale, meglio noto come Nido d'Uccello, nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Intanto, quattro cittadini inglesi, di cui tre uomini e una donna, sono stati portati via dalla polizia stamattina per avere esposto lo striscione “Tibet libero” in lingua inglese. I quattro, ha reso noto la polizia, sono entrati in Cina con un visto d'ingresso turistico. Si sono radunati all'alba intorno alle 5 e tre quarti nei pressi dello Stadio Nazionale di Pechino (Nido d'Uccello). Due di loro si sono arrampicati su due pali della luce per esporre lo striscione. La polizia è intervenuta dopo 12 minuti e li ha portati via.


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5 agosto 2008

«Disertare l'inaugurazione». E nel governo scoppia il caso

Tratto dal Corriere della Sera

ROMA- Ha suscitato polemiche l'invito a disertare la cerimonia inaugurale dell'Olimpiade di Pechino rivolto dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri agli atleti italiani . «Il gesto dell'atleta tedesca Imke Duplitzer, che ha annunciato di non prendere parte alla cerimonia inaugurale dei Giochi per protesta contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina, sia da stimolo per tutti gli atleti, compresi quelli italiani», ha dichiarato Gasparri. «Si tratta - ha aggiunto il senatore - di un gesto simbolico, che dovrebbe invitare tutti a riflettere su quei principi fondamentali, Pace, Libertà e Democrazia, che non possono essere messi in secondo piano. Anche con queste manifestazioni di dissenso, come già avvenuto in passato, si può esprimere sostegno e solidarietà alle popolazioni che vedono soffocata la propria libertà».

DUPLITZER- Imke Duplitzer ha confermato all'emittente N24 la sua decisione. La schermidrice tedesca ha sempre tenuto una posizione critica nei confronti della Cina per la questione dei diritti umani. «Non farò parte di questa parata. Se avessi voluto andare al circo, sarei andata a quello di Roncalli», ha detto riferendosi al noto circus tedesco. «Non voglio far parte di un evento del genere», ha ribadito. La Duplitzer, studentessa di scienze politiche, in passato ha stigmatizzato a a più riprese anche il comportamento del Comitato olimpico internazionale (Cio).

MELONI - D'accordo con l'appello di Gasparri è Giorgia Meloni, ministro della Gioventù: «Dagli atleti azzurri serve un gesto forte ed in questo senso anche disertare l'inaugurazione sarebbe un segnale importante da dare, visto che il problema dei diritti in Cina sembra ormai caduto nel dimenticatoio».

BOSSI- Di opinione diversa è invece Umberto Bossi: «Sono andati fin là, evidentemente vogliono sfilare. Mi sembra un po' ipocrita che uno vada là, per poi manifestare dissenso».

FINI - D'altra parte il presidente della Camera Gianfranco Fini è convinto che gli atleti italiani «non abbiamo necessità di inviti particolari perché sanno perfettamente qual è il dovere morale cui adempiono nel momento in cui gareggiano». «Considero le Olimpiadi - ha aggiunto Fini - una festa di fratellanza tra i popoli e l'esperienza dimostra che, ogni qualvolta si sia dato corso al boicottaggio dei Giochi olimpici non si è raggiunto l'obiettivo che ci si prefiggeva».

RUSSO - Dura la replica a Gasparri e in particolare al ministro Meloni da parte del peso massimo campione del mondo di pugilato, Clemente Russo. «Certi politici - ha detto il pugile italiano - anche se sono vicini alle mie idee, sono incompetenti: non capiscono certe cose al di fuori del loro mondo. Non vedo perché disertare la cerimonia di apertura, allora tanto valeva boicottare i Giochi. E poi alla ministro Meloni chiedo, ma lei diserterebbe l'occasione della vita?».

PETRUCCI - Nei giorni scorsi sul tema della libertà degli atleti di manifestare il loro dissenso c'era già stato un attacco polemico di Gasparri al Coni, accusato di voler limitare la libertà di espressione degli azzurri a Pachino: «Il Coni farebbe meglio a combattere il doping anzichè la libertà». La replica del presidente Petrucci era stata immediata: « Noi ci stiamo preoccupando del doping e non neghiamo nulla agli atleti. Sui diritti umani non abbiamo messo nessun bavaglio, non è assolutamente vero». Gianni Petrucci, all'arrivo a Pechino, aveva già ribadito la posizione del Coni sul tema dei diritti umani, rispondendo così alle accuse del presidente dei Senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. «Ci sono delle regole del Cio da rispettare - ha spiegato il l presidente del Coni -. Bisogna essere, sereni, realisti ed equilbrati. Non abbiamo messo nessun bavaglio, non è vero. Basta parlare con gli atleti».

16 luglio 2008

Spiga (An): Prosegue la mobilitazione contro le Olimpiadi in Cina



In segno di solidarietà con il popolo tibetano prosegue la mobilitazione internazionale di decine di associazioni, movimenti, partiti contro le Olimpiadi in programma a Pechino e per rilanciare con forza la necessità di dare una Patria alle popolazioni del Tibet occupate da decenni.

“Dal portale Identitario.org ad Azione Giovani, Organizzazione Giovanile di An, molte sono state e saranno le iniziative anche in Sardegna per solidarizzare con il Dalai Lama e con tutto il popolo tibetano”…”chiediamo ancora una volta che l’Unione Europea e il Governo Italiano non partecipino alla cerimonia inaugurale attraverso la stampa di opuscoli, volantini e adesivi, tutto materiale utile per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda”, afferma Simone Spiga, Dirigente Nazionale di Azione Giovani e Consigliere della Circoscrizione n°4 di Cagliari.

“Chiediamo ai cittadini sardi un segnale forte di sostegno al Tibet, anche attraverso il sostegno dell’iniziativa promossa dall’Associazione Italia-Tibet che chiede l’esposizione alle finestre di casa della bandiera italiana o tibetano che potrà essere richiesta direttamente all’Associazione all’indirizzo info@italiatibet.org o altrimenti all’indirizzo identitario@hotmail.it”, prosegue Spiga.

“Nella giornata di ieri è stata presentata durante il Consiglio della Circoscrizione n°4 una mozione per chiedere che il Comune di Cagliari conferisca a Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama la Cittadinanza Onoraria di Cagliari ai sensi dell’Art.5 dello Statuto del Comune di Cagliari, la Mozione del quale sono il primo firmatario, è stata sottoscritta da una decina di Consiglieri della maggioranza e della minoranza”, “Vogliamo con questa mozione dare un riconoscimento concreto alle battaglie di civiltà del Dalai Lama, che il 10 Dicembre del 1989 ottenne dall’Accademia di Stoccolma il Premio Nobel per la Pace”, prosegue la nota di Spiga.

"Chiediamo che il Gruppo di An in Consiglio Comunale faccia sua la nostra Mozione e interpreti la nostra richiesta di dare un segno forte, infatti tutti dobbiamo ricordare l’impegno del Dalai Lama per trovare soluzioni pacifiche per il suo Tibet e per aver diffuso il principio di riaffermazione dei diritti umani e della pacificazione fra i popoli”, conclude Simone Spiga.

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Si allega la Mozione presentata:

"Il Consiglio della Circoscrizione n°4,

PREMESSO CHE

- Tenzin Gyatso, nato a Taktser (Tibet) il 6 luglio 1935, XIV Dalai Lama del Tibet, è la principale autorità politica e religiosa del Popolo Tibetano;


- all'età di due anni è stato riconosciuto come reincarnazione del XIII Dalai Lama, a sei ha iniziato il suo iter di studi monastici, a 25 ha conseguito il titolo di Geshe Lharampa che corrisponde ad una laurea in filosofia buddhista;


- il 17 novembre 1950 ha assunto il potere politico ma nel 1959, a seguito dell'invasione cinese del Tibet, è stato costretto a riparare in India, dove ha ottenuto asilo politico e vive tuttora, a Dharamsala, che è anche la sede del Governo Tibetano in esilio. Nel 1963 ha promulgato una Costituzione democratica, basata sui principi del Buddhismo e ispirata alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani;


- il 10 dicembre 1989 Tenzin Gyatso ha ricevuto dall'Accademia di Stoccolma il Premio Nobel per la Pace;

SOTTOLINEANDO

il suo impegno a livello internazionale per trovare una soluzione pacifica per il suo Tibet e per aver diffuso il principio della riaffermazione dei diritti umani e della pacificazione fra i popoli;

AI SENSI

dell'articolo 5 dello Statuto del Comune di Cagliari

CHIEDE AL CONSIGLIO COMUNALE DI CAGLIARI DI

Conferire la Cittadinanza Onoraria a Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama."

21 giugno 2008

La torcia nel Tibet militarizzato

Tratto da Corriere.it

PECHINO – In mezzo a schiere di poliziotti, con la gente costretta a rimanere chiusa in casa, la fiaccola olimpica ha attraversato le vie di Lhasa, la capitale del Tibet, dove tre mesi fa esplosero violente proteste contro il regime cinese. Pechino non ha voluto rinunciare alla presenza del simbolo olimpico sul territorio del Tibet, era una questione d’onore. Tuttavia, per paura di una nuova rivolta, il programma iniziale, che prevedeva tre giorni di staffetta della torcia, è stato alla fine ridotto a una sola giornata.

I tedofori si sono alternati lungo un percorso di 11 chilometri e nel giro di un’ora e mezza hanno concluso l’esibizione. Ma i tibetani non hanno visto nulla. Lungo le strade erano incolonnati ad applaudire i tedofori migliaia di studenti scelti ad uno ad uno dagli organizzatori, tutti vestiti con una tuta chiara e un badge ben visibile sul petto. Per timore di episodi di contestazione, agli abitanti di Lhasa non è stato permesso di scendere in strada, perfino ai clienti degli alberghi è stato impedito di uscire.

Soltanto un piccolo gruppo di giornalisti, condotti sotto scorta, hanno avuto la possibilità di seguire la marcia della torcia e di diffondere nel mondo le immagini di una cerimonia tranquilla, fra giovani festanti. Così Pechino può dimostrare che a Lhasa tutto è calmo e il dominio della Cina sul Tibet è completo. Anche se la città era blindata, con camion carichi di soldati in assetto antisommossa. L’ultimo tedoforo ha portato la fiaccola davanti al Potala Palace, che è la sede dei governatori del Tibet. Tutta la manifestazione è stata definita “un grande successo” da Palma Trily, vicegovernatore filocinese del Tibet.

ECCO LE FOTO


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19 giugno 2008

Olimpiadi: Meloni, Ue Decida Di Non Partecipare a Cerimonia

''L'Unione Europea dovrebbe decidere di non partecipare alla cerimonia inaugurale'' delle Olimpiadi di Pechino. Lo ha detto il Ministro per le Politiche Giovanili, Giorgia Meloni, ai microfoni di RTL 102.5. ''Io - ha aggiunto la Meloni - penso che non possiamo perdere un'occasione importante di utilizzare un momento come quello dei giochi olimpici per far in modo che la Cina possa fare qualche passo avanti sul tema dei diritti umani e civili. Penso che il tema della partecipazione alla cerimonia inaugurale da parte dei vari governi europei sia importante, forse e' il minimo che si possa fare per dare un segnale al governo cinese. Sarebbe bello che il governo italiano in sede europea si facesse promotore di un'iniziativa in questo senso in modo che l'Unione Europea possa prendere unitariamente la decisione di non partecipare alla cerimonia'', ha concluso.


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19 giugno 2008

Tibet: Amnesty, "Spariti 1000 dei manifestanti arrestati"

LONDRA - Oltre mille manifestanti dei quattromila arrestati nel marzo scorso in Tibet durante le proteste contro Pechino sono scomparsi. La denuncia arriva da Amnesty International che ha sollecitato il governo cinese a fornire informazioni sulle persone di cui si sono perse le tracce. L'organizzazione a tutela dei diritti umani chiede inoltre a Pechino di consentire libero accesso in Tibet agli osservatori indipendenti. (Agr)

Questa notizia non è altro che una di quelle notizie che mi fa essere sempre più convinto della necessità di non andare a Pechino per queste Olimpiadi del sangue e del terrore.

Simone

25 marzo 2008

Pechino 2008: Sarkozy non esclude boicottaggio

TARBES (Francia) - Il presidente francese Nicolas Sarkozy non esclude che la Francia possa boicottare le Olimpiadi Pechino per costringere la Cina a rispettare i diritti umano in Tibet. "Tutte le opzioni sono aperte - ha detto Sarkozy ai cronisti - io faccio appello al senso di responsabilita' della dirigenza cinese". (Agr)

21 marzo 2008

Alemanno: Se la Cina non cambia rotta, non si vada a Pechino

"Se non ci sarà un cambiamento di rotta credo che non si debba andare alle Olimpiadi di Pechino. Non si può andare a gareggiare chiudendo gli occhi". 

È quanto ha detto il candidato a sindaco per il Pdl Gianni Alemanno intervenendo a "Canale Italia" riferendosi alla questione tibetana.


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20 marzo 2008

SPARANO SUI MONACI (di Simone Ziviani)

 da www.imperoasburgico.splinder.com

I comunisti ci sono ancora, e continuano a mangiare i bambini. Se il paradiso socialista, la dittatura del proletariato e gli altri miti del marxismo sono concetti morti e sepolti, sopravvivono ancora, infatti, i tragici frutti di cui la detta ideologia si è fatta portatrice. Oggi i pargoli fagocitati dal mostro rosso non sono più i bimbi bolliti ai tempi di Mao Ze Dong o le vitime del cannibalismo in Urss (episodi dai quali, com’è noto, è scaturita la celebra leggenda dei compagni mangia bimbi.) No, per quello che ci è dato sapere, i bimbi in Cina non li bolliscono più: si limitano a costringere la madre, eventulamente giunta alla seconda gravidanza, ad abortire. Volente o nolente. E questo è solo un esempio di ciò a cui mi riferivo nelle righe precedenti, cioè la triste eredità di un’ideologia intrensecamente cattiva, che è stata però sul punto di assoggettare il mondo intero. In Cina di comunista è rimasto solo il colore della bandiera, rosso come il sangue dei tibetani che, in nome della libertà, si stanno immolando proprio in queste ore. Ma è un lascito pesante. Nell’apprendere che i soldati di Pechino ancora una volta soffocano con la violenza l’urlo disperato di un popolo in lotta per la sua autodeterminazione, ci scandalizziamo fortemente; ci scandalizziamo però molto di più al pensiero che l’Italia, l’Ue e l’Onu non muoveranno un dito per fermare il genocidio di un popolo, popolo che, ricordiamo, fu assoggettato dopo la seconda guerra mondiale dai cinesi di Mao. Proprio quel Mao a lungo osannato dai comunisti italiani, ma che numeri alla mano fu un criminale da far impallidire gli stessi Hitler o Stalin. Nessuno muoverà un dito in favore dei tibetani, ho detto. Per forza: troppi e troppo importanti gli interessi economici in gioco, troppi gli affari da concludere con questo grande paese. E pazienza se un popolo fiero, dotato di una spiritualità splendida, che da sempre vive un rapporto armonioso con la natura, che non potrà mai accettare l’assoggettamento all’eresia materiale propria di quello che fu il comunismo… viene ucciso lentamente da questi bastardi, che sparano sui monaci che chiedono solo un briciolo di libertà.


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