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25 dicembre 2009

Soldato Usa in ostaggio: video talebano

 KABUL - Un breve video con un soldato americano catturato alla fine di giugno nella provincia sud orientale afghana di Paktika è stato mostrato dai talebani. Il soldato, Bowe Robert Bergdahl, 23 anni, era considerato disperso dal 30 giugno scorso ed era già apparso in un video il 19 luglio nel quale sembrava in buone condizioni di salute, anche se spaventato. Il ragazzo è il primo soldato Usa catturato dai talebani dall'inizio dell'intervento americano in Afghanistan alla fine del 2001. KABUL - Un breve video con un soldato americano catturato alla fine di giugno nella provincia sud orientale afghana di Paktika è stato mostrato dai talebani. Il soldato, Bowe Robert Bergdahl, 23 anni, era considerato disperso dal 30 giugno scorso ed era già apparso in un video il 19 luglio nel quale sembrava in buone condizioni di salute, anche se spaventato. Il ragazzo è il primo soldato Usa catturato dai talebani dall'inizio dell'intervento americano in Afghanistan alla fine del 2001. 

«QUESTA GUERRA CI STA SFUGGENDO» - Nel filmato il soldato, Bergdahl, elmetto e occhiali da sole, afferma: «Mi dispiace dirvi che questa guerra ci sta sfuggendo e che si trasformerà in un nuovo Vietnam a meno che il popolo americano non si levi contro tale assurdità». Bergdahl è stato catturato il 30 giugno e l'annuncio del suo rapimento era stato dato il 2 luglio. . Il 16 dicembre i talebani avevano preannunciato la diffusione di un nuovo video del militare americano.


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permalink | inviato da simonespiga il 25/12/2009 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

29 novembre 2009

Quando ci sono gli americani, c'è sempre qualcosa che non torna...

Nel dicembre 2001 Osama bin Laden era "inconfutabilmente" a Tora Bora ma gli Stati Uniti se lo fecero scappare: alla vigilia del discorso del presidente Barack Obama sull'invio di migliaia di rinforzi in Afghanistan un rapporto del presidente della commissione esteri del Senato, John Kerry, è un duro atto di accusa contro George W. Bush e il suo capo del Pentagono, Donald Rumsfeld.

Con il suo numero due Ayman al Zawahari e il capo dei Taliban Mullah Muhammad Omar, Bin Laden era "senza ombra di dubbio" alla portata dell'esercito americano nel dicembre 2001 quando venne accerchiato sulle montagne afghane di Tora Bora. La voce del capo di al Qaida era stata intercettata in trasmissioni radio dirette ai jihadisti ma i vertici militari Usa presero la decisione, "cruciale" e "gravida" di conseguenze, di non attaccare il leader del terrore, lasciando che fossero le forze afghane a guidare le operazioni di terra con l'aiuto di appena cento commando Usa, mentre il resto degli americani restavano nelle retrovie. "Il grosso delle forze Usa, dalle squadre di tiratori scelti alle divisioni mobili dei Marines e dell'Esercito furono messi da parte", si afferma nel dossier che mette sul banco degli imputati, oltre a Bush e a Rumsfeld, il capo degli Stati Maggiori, Tommy Franks. 'E' un fallimento che dobbiamo riconoscere, ma non creiamo capri espiatorì, ha riconosciuto oggi in una intervista alla Cnn il capo dei repubblicani del Senato, Richard Lugar. Il rapporto si basa una ricostruzione della battaglia di Tora Bora fatta due anni fa dal Comando delle Operazioni Speciali, su libri degli ex agenti della Cia, Gary Berntsen e Gary Schroen, e di un ex comandante della Delta Force che firma con lo pseudonimo di Dalton Fury. Significativo il titolo: "How we failed to get bin Laden and Why it matters today" ("Come abbiamo fallito a catturare bin Laden e perché ciò è importante oggi"). Secondo il documento, bin Laden e le sue guardie del corpo "sfuggirono a piedi da Tora Bora e scomparvero nelle aree tribali del Pakistan intorno al 16 dicembre 2001". Aver lasciato scappare lo sceicco di al Qaida - prosegue il rapporto - ha alterato il corso della guerra e aperto la strada all'insurrezione in Afghanistan e ai conflitti interni che hanno sconvolto il Pakistan. "Rimuovere la minaccia di bin Laden otto anni fa non avrebbe eliminato la minaccia mondiale degli estremisti, ma la decisione che ha aperto la strada alla sua fuga in Pakistan gli ha consentito di emergere come una potente figura simbolica capace di attirare un flusso continuo di finanziamenti e di ispirare fanatici in tutto il mondo", si legge nel documento, ed è un pò una vendetta da parte di Kerry per la sconfitta elettorale del 2004. Non è la prima volta che l'ex candidato democratico alla Casa Bianca, tornato alla ribalta di questi giorni con l'amministrazione Obama, parla della fallita cattura di Osama bin Laden. Il senatore aveva accusato per anni l'amministrazione Bush di essersi fatta sfuggire il leader del terrore sulle montagne dell'Afghanistan e ne aveva fatto un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale nel 2004.


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permalink | inviato da simonespiga il 29/11/2009 alle 23:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

14 marzo 2008

Gli yankee ci hanno raccontato balle, chiedete scusa al mondo!

Ieri leggendo le pagine del Corriere della Sera online mi sono soffermato su un titolo: “Gli Usa: nessun legame Al Qaeda-Saddam” e subito nella mia mente sono apparsi due fotogrammi, il primo l’immagine di migliaia di bambini uccisi dalle bombe intelligenti americane e nella seconda Saddam Hussein impiccato come l’ultimo dei mostri esistenti nella faccia della terra.

Leggendo l’articolo si chiarisce una volta per tutte quello che molti di noi hanno sempre affermato e cioè che il Governo Irakeno di Saddam Hussein non aveva alcun legame con l’estremismo islamico e con il terrorismo di Al Qaeda, ma si aggiungono alcuni particolari che testimoniamo come il Governo americano stia ancora oggi tentando di nascondere questo rapporto ufficiale dell’establishment militare americana che chiarisce quali erano le vere intenzioni degli Usa.

Quel 20 Marzo 2003 è stata per l’ Iraq l’inizio della fine, l’invasione da parte della coalizione formata da Stati Uniti d'America, Regno Unito, Australia e Polonia ha portato ad una guerra civile e i costi umani ancora oggi non sono chiari, l'unico numero noto con una certa precisione è quello delle perdite della coalizione (4.188 morti ed oltre 28.000 feriti fino al 1 dicembre 2007), mentre per le perdite irachene si parla di 650.000 morti stimati in uno studio apparso nell'ottobre 2006 sulla rivista medica Lancet.

A questo punto sorgono decine di domande, perché questa guerra? perché tanto sangue versato per garantirsi il controllo di un importante settore petrolifero mondiale? perché l’amministrazione Bush ci ha raccontato così tante bugie?

Perché l’allora Governo Berlusconi decise di sostenere queste grossolane bugie?

I mesi che precedettero questa guerra furono per me e per decine di dirigenti di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani molto turbolenti, minacce di espulsione, sospensioni, commissariamenti furono le uniche parole che uscirono dalla bocca dei responsabili nazionali del Partito, anch’io subì un procedimento disciplinare per aver detto, scritto e promosso una campagna contro la “guerra del petrolio”.

Ma oggi il silenzio sovrasta questa notizia, dentro An nessuno ne parla, nessuno cerca di capire la mistificazione della realtà, e come allora sembra passare la linea che avevano ragione loro.

Invece no, oggi a nome di quei dirigenti sospesi e commissariati, chiedo a Gianfranco Fini, a Maurizio Gasparri, ad Andrea Ronchi, a Ignazio La Russa, ad Altero Matteoli e ai tanti Dirigenti territoriali giovanili e non che della cultura della calunnia hanno fatto carriera, le scuse, ma non le semplici parole di circostanza, vogliamo che ci chiedano scusa!

Nell­`elenco non ho citato alcuni esponenti della Destra Sociale, non per dimenticanza, ma proprio perche` quella Destra fu l`unica a capire le nostre contrarieta`.

Mi vengono in mente le decine di riunioni fatte nelle sedi di Partito, sembravamo i soliti antiamericani di destra, sembravano i filo nazisti da salotto, sembravamo per tutto il Partito gli eretici da mettere all`indice, oggi invece prevale il silenzio.

Non rassegniamoci, non molliamo, avevamo ragione allora, abbiamo ragione oggi!

Simone Spiga
Dirigente Nazionale
Azione Giovani


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permalink | inviato da simonespiga il 14/3/2008 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

13 marzo 2008

Gli yankee ci hanno preso per il culo!

Per anni ci hanno raccontato che l'Iraq di Saddam Hussein era uno stato canaglia e oggi invece scopriamo la verità....che è molto diversa da quello che ci avevano raccontato...
Non è che gli servivano i pozzi petroliferi irakeni?

tratto da Corriere.it

Gli Usa: nessun legame Al Qaeda-Saddam

WASHINGTON –
Non c’è la «pistola fumante», la prova provata dei rapporti tra Saddam Hussein e Al Qaeda. Questa la conclusione di un rapporto riservato redatto dal Pentagono. Un verdetto già espresso da esperti civili, ma che questa volta porta il sigillo dell’establishment militare americano. E, infatti, il rapporto che doveva essere presentato e diffuso, è stato di fatto semi-nascosto su decisione dell'amministrazione.

Chi lo desidera deve farne richiesta ufficiale e lo riceverà via posta. Sui siti è circolata solo una breve versione, di poche pagine. I ricercatori del Pentagono sono arrivati alla conclusione dopo aver esaminato 600 mila documenti ufficiali iracheni, confiscati dopo l’invasione del 2003, ed aver interrogato i funzionari del deposto regime. Dunque un lungo lavoro di scavo, durato mesi.

Secondo il dossier Saddam ha sostenuto il terrorismo di stato, ha intrecciato rapporti con formazioni radicali palestinesi, ma ha diretto le azioni eversive non contro gli Stati Uniti. L’obiettivo era rappresentato dai dissidenti iracheni. Inoltre, tra il 1999 e il 2000, il regime ha sviluppato un programma per lo sviluppo, la costruzione e l’addestramento all’uso di autobomba e cinture per attentatori suicidi. Tecniche poi adottate dai ribelli per contrastare la presenza americana.

Lo studio del Pentagono contraddice una delle “ragioni” presentate da Bush per giustificare la guerra: la collusione tra i qaedisti e la dittatura di Saddam. Prima dell’invasione la presenza di terroristi islamisti era limitata alla fazione Al Ansar e agli uomini di Al Zarkawi attestatisi in alcune basi nel Kurdistan. E’ dopo la caduta di Bagdad che i seguaci di Osama hanno scatenato la loro offensiva. Al Zarkawi si è spostato nell’area sunnita e dall’estero sono arrivati centinaia di volontari.


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permalink | inviato da simonespiga il 13/3/2008 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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