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19 agosto 2008

Così Israele ha armato e spinto la Georgia ad aggredire la Russia e la minoranza osseta

Tratto da noreporter

Sceik Nasrallah, il leader di Hezbollah, gongolava l'altro giorno nel celebrare il secondo anniversario della guerra del Libano. E non soltanto per la sconfitta d'Israele. Il generale comandante della divisione Galilea, Gal Hirsh, costretto alle dimissioni alla fine del conflitto, ha addestrato, con poco successo, truppe speciali in Georgia e per Nasrallah gli va attribuita l'ncapacità dei georgiani a fronteggiare l'esercito russo. Sono sette anni che Israele è presente, con soldati della riserva, consiglieri, militari e mercanti d'armi, nell'ex repubblica sovietica. La società di cui Hirsh risulta a capo – Scudo difensivo – è una delle tante organizzazioni di mercenari che mettono sul mercato internazionale la capacità militare israeliana. Centinaia di ex militari israeliani alle dipendenze di Hirsh si sono alternati negli ultimi mesi per mettere a punto reparti speciali georgiani e prepararli all'uso di armi e strumenti bellici sofisticati, come gli aerei-spia senza pilota vanto della produzione israeliana. Il vasto commercio di armi in direzione di Tbilisi è cominciata grazie all'iniziativa di ebrei georgiani trasferiti in Israele. La vendita di questo materiale è soggetta all'autorizzazione del ministero della Difesa di Tel Aviv e anche del ministero degli Esteri che avrebbe, infatti, bloccato la spedizione di strumenti richiesti dall'aeronautica georgiana per non troppo entrare in conflitto con la Russia. Il ministro della Difesa georgiana, David Kezerashvili, un “ex” israeliano conoscitore della lingua ebraica ha facilitato, secondo fonti di Tel Aviv citate dal quotidiano Yediot Aharonot, la collaborazione in campo militare tra i due Paesi. Tra gli israeliani che si sono dati da fare, come privati, l'ex ministro Roni Milo e suo fratello Shlomo, ex direttore generale dell'Industria militare israeliana, il generale Hirsh e un altro generale della riserva, Yisrael Ziv. L'elenco delle merci vendute è lungo: oltre agli arei senza pilota, torrette automatiche per mezzi blindati, sistemi anti-aerei, sistemi per comunicazioni, razzi e altre munizioni. “Gli israeliani dovrebbero essere orgogliosi per aver addestrato ed educato i soldati georgiani” ha commentato l'altro giorno un altro ministro, Temur Yakobashvili, anch'egli – rivela Yediot Aharonot – ebreo.

Secondo fonti di Tel Aviv, gli isrealiani coinvolti nel commercio hanno tentato invano di convincere le industrie belliche israeliane di vendere mezzi ancora più sofisticati alla Georgia. Il ministero della Difesa, infatti, si sarebbe opposto specialmente negli ultimi mesi dopo che tre aerei-spia senza pilota erano stai abbattuti dai russi. Era, per i diplomatici, un chiaro segno della rabbia, che stava crescendo in Russia nei confronti del governo israeliano. Fino ad allora la Georgia era considerata un “Paese normale” e, dunque, non c'era motivo, dicono al ministero degli Esteri israeliano, per non vederle armi e addetsrate le sue truppe. Un ex militare israeliano, appena rientrato dalla Georgia e intervistato da un quotidiano, ha accusato le società (Scudo difensivo ed altre) di aver rivelato segerti militari di Tel Aviv pur di guadagnarsi soldi e garantirsi nuove commesse.


Eric Salerno (Il Messaggero)


Cosa dobbiamo dedurre da queste importanti ammissioni di colpa israeliane, pur diplomaticamente infiocchetate?

1) Israele sa di non pagare dazio; è troppo forte militarmente, satellitarmente, spionisticamente e politicamente per farlo. Se solo la metà di quanto ammesso a denti stretti dal governo ebraico fosse stato imputato alla Serbia, all'Iran o alla Corea si sarebbero invece convocati d'urgenza il Consiglio di Sicurezza dell'Onu o la corte internazionale dell'Aja chiedendo l'immediato procedimento per crimini contro la pace.

2) Se le ammissioni ci sono state significa che la partecipazione attiva e massiccia israeliana all'attentato alla pace in Ossezia non poteva più essere nascosta: troppo materiale isrealiano è finito nelle mani dei russi e, probabilmente, non pochi soldati privati assoldati dagli israeliani sono stati catturati nella controffensiva.

3) Israele vuole gettare acqua sul fuoco (di qui la ventilata contrapposizione tra falchi e colombe). Incassata la sconfitta militare e diplomatica, infatti, Tel Aviv che suol avere sale in zucca, punta su effetti collaterali, quale la messa in difficoltà della politica unitaria europea per il tramite dell'escalation da parte polacca che metterà a forte rischio la linea unitaria guidata dai tedeschi. Ma c'è anche la questione iraniana: in questi giorni Ahmadinejad deve consultarsi con Erdogan sull'ipotesi di apertura del pipe-line che attraverso Persia e Turchia collega Israele con l'India tenendola fuori dalla dipendenza russo-europea. Spostare la tensione tra Iran ed Europa e trovare un accordo con Teheran comprendente l'apertura del pipe-line (l'Iran è già per altre direttrici il principale fornitore di petrolio d'Israele) significherebbe per Tel Aviv compiere un ulteriore capolavoro diplomatico in mancanza del quale la tensione con lo stato isalmico diventerebbe invece effettiva per via della sua potenzialità nucleare e qualche conflitto, magari “tattico” diventerebbe inevitabile.

4) Gli Usa continuano a segnare il passo, surclassati da Israele dapprima nel dettare i tempi e i modi dell'aggressione all'Ossezia e alla Russia e poi nel gestirne gli effetti. Anche Bush però, in attesa del vertice Nato, ha finito con il calmare i toni. Ma forse perché qualcuno gli ha spiegato che la Georgia che ha subito la controffensiva russa non è quella che confina con l'Alabama.


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permalink | inviato da simonespiga il 19/8/2008 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

14 agosto 2008

Quando gli interessi dell'Unione Europea cozzano con quelli della Nato. La piattaforma d'accordo Medvedev-Sarkzozy

Tratto da NoReporter

Il Presidente francese Nicolas Sarkozy si è accordato con il suo omologo russo, Dmitri Medvedev per un piano in sei punti per la fine della crisi in Georgia. E' stato lo stesso Sarkozy a dirlo a Mosca. "Non siamo ancora alla pace - ha dichiarato -, ma siamo alla cessazione provvisoria delle ostilità. Si tratta di un notevole progresso". Secondo Sarkozy, i punti sono i seguenti. Primo, "l'impegno a non ricorrere alla forza"
(formalità). Secondo, prevede la "cessazione immediata delle ostilità". (vittoria russa e schiaffo all'avanzata georgiana) Terzo, libero accesso per gli aiuti umanitari. Il quarto punto, ha spiegato ancora il capo dell'Eliseo, prevede "il ritorno delle forze militari georgiane nel loro luogo abituale di stazionamento" (vittoria russa). Il quinto, "le forze militari russe si ritireranno dietro le linee precedenti allo scoppio delle ostilita'". In proposito, ha detto ancora Sarkozy, "le forze di pace russe attueranno misure addizionali di sicurezza finché non sarà tornata la fiducia tra i protagonisti".(netta vittoria russa) Infine, il sesto punto prevede "l'apertura delle discussioni internazionali" sullo "status futuro" delle provincie separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia. (da vedere gli sviluppi; ma sostanzialmente si tratta di una vittoria russa). Non si parla invece esplicitamente di rispetto dell'integrità territoriale della Georgia, la quale, ha detto il russo Medvedev, "è un questione molto complessa". Gli Osseti e gli Abkhazi vogliono vivere o no nel perimetro della Georgia? Devono rispondere loro". Più sfumato Sarkozy: "Vi è l'apertura delle discussioni internazionali - ha detto - che la discussione inizi". Si attende a questo punto la reazione della Georgia al piano. Secondo quanto riferito da fonti interne il procuratore capo della Corte penale internazionale Luis Moreno-Ocampo potrebbe avviare un'indagine preliminare sul conflitto in Ossezia del Sud. A chiedere l'apertura di un'inchiesta è stata la stessa Georgia, che accusa la Russia di crimini di guerra. La Corte è la prima istanza in caso di crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio.
Dalla Nato intanto arrivano critiche "all'uso sproporzionato della forza da parte di Mosca" in Georgia. Il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha sottolineato come "i 26 stati membri abbiano espresso piena solidarieta'" a Tbilisi e ha "ribadito in termini molto forti la necessità di un pieno rispetto dell'integrità territoriale della Georgia". Ha però aggiunto che il conflitto con la Russia per l'Ossezia del Sud non ha modificato la prospettiva di una futura adesione della Georgia alla Nato.
Da parte sua, però, il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha ribadito che "Tblisi mai si arrenderà a Mosca" e che "il Davide georgiano vincerà contro il Golia russo".
Traduzione: i Russi hanno vinto sul campo e ne ottengono il riconoscimento, tutti sanno del resto che le responsabilità del conflitto sono georgiane anche se nessuno osa alzare la testa per vedere chi ha armato ed aizzato le truppe d'aggressione. Le condizioni russe sono state pertanto accolte, almeno per il momento; del resto non sono soltanto eque ma convengono all'economia, all'energia e all'autonomia europea. La diplomazia europea ha così giocato tra i Russi e il partito oligarchico americano che finora ha avuto buon gioco nell''Europa provando la mediazione per assecondare anche i propri interessi. Gli Americani, scornati, rilanciano allora il partito dei falchi intorno alla Nato e alla tribuna dell'Aja. Lo stesso Saakashvili che abbiamo visto tutti in televisione quale cuor di leone possegga, si finge agguerrito e combattivo perchè indottovi dal gatto e la volpe che sperano di far saltare gli accordi che inficerebbero l'azione guerrafondaia di Tbilisi. Il partito-Nato non può accettare questo smacco a cuor leggero, né vuole che l'azione bellica che ha provocato si spenga con un clamoroso insuccesso. La posta dunque si alza ma che gli interessi europei e quelli atlantici collimino sempre di meno se ne stanno accorgendo tutti e stavolta il diktat americano, almeno per il momento, non ha avuto successo. Il che è motivo di non poca soddisfazione, e anche di qualche speranza. 


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permalink | inviato da simonespiga il 14/8/2008 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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