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14 dicembre 2009

Tibet, mistero e luce


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30 aprile 2009

Il vicepresidente del Governo tibetano in Esilio: "5.600 prigionieri politici tibetani arrestati o scomparsi in Cina"



ROMA, 30 APR - La Cina e' responsabile di almeno 5.600 prigionieri politici tibetani, arrestati o scomparsi dopo le manifestazioni contro Pechino del 2008. Lo ha denunciato la vice presidente del parlamento del Tibet in esilio, signora Gyari Dolma, durante una conferenza stampa a Montecitorio. Il caso piu' misterioso e' quello del cosiddetto Panchen Lama, che oggi avrebbe 20 anni, indicato dal Dalai Lama come importante figura spirituale e arrestato dalla polizia cinese quando era bambino.

10 marzo 2009

Tibet, il Dalai Lama attacca la Cina ''In 50 anni solo sofferenza e violenza''

Il Dalai Lama ha chiesto alla Cina una "autonomia legittima e significativa" per il Tibet e non l'indipendenza. Il leader spirituale tibetano si è espresso così nel corso di un discorso dalla sua sede di Dharamsala, in India, in occasione del 50esimo anniversario della rivolta anti-cinese del 1959 che lo costrinse all'esilio. "Noi, i tibetani - ha detto - siamo alla ricerca di un'autonomia legittima e significativa che ci permetta di vivere nel quadro della Repubblica popolare della Cina. Io non ho alcun dubbio: la giustizia prevarrà riguardo alla causa tibetana". Il Dalai Lama ha accusato la Cina di aver ucciso "centinaia di migliaia di tibetani" in questi 50 anni e di aver gettato gli abitanti del paese "in tali abissi di sofferenza e privazioni da far loro letteralmente provare l'inferno in terra".

28 febbraio 2009

TIBET: MONACO SI DA' FUOCO PER PROTESTA CONTRO DIVIETO PREGHIERE

 

Pechino, 27 feb. - (Adnkronos/Dpa) - Un monaco tibetano si e' dato fuoco per protestare contro il divieto imposto dalle autorita' cinesi ad una preghiera nell'ambito delle celebrazioni del capodanno tibetano. Lo denuncia la Free tibet campaign, organizzazione per la difesa del Tibet che ha sede a Londra, specificando che il monaco buddista Tarbe ha lasciato il monastero di Kirty, si e' dato fuoco nel centro della cittadina di Aba nella provincia sud occidentale dello Sichuan.

"Mentre camminava, gridava slogan e tenebva in alto una bandiera del Tibet con la fotografia del Dalai Lama" ha raccontato Matt Whitticase di Free Tibet Campaign. "Non appena si e' dato fuoco e' stato subito circondato da agenti della polizia" ha aggiunto l'attivista per i diritti dei tibetani, aggiungendo che testimoni affermano di aver sentito tre spari prima che gli agenti, spento il fuoco, trascinassero via il monaco in un pulmino.

"Non sappiamo se sia vivo o morto" ha detto ancora. La protesta e' scattata dopo che la polizia ha impedito ai monaci di Kirti una preghieria pubblica, che era stata vietata dalle autorita' e dallo stesso capo del monastero. "Quel giovane monaco che si e' sacrificato per protestare mostra come la repressione cinese in Tibet e' arrivata al limite" ha dichiarato Lhadon Tethong, direttore esecutivo di Students for a Free Tibet.


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2 novembre 2008

Tibet, il Dalai Lama su Pechino:''Linea del dialogo con Cina, perdente''

''Il regime cinese sta condannando a morte il Tibet'', ha dichiarato il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani. Che ha anche ribadito al sua decisione di mettersi almeno parzialmente da parte. Prima delle Olimpiadi il Dalai Lama si era fatto promotore di una linea basata sul dialogo con Pechino, nella convinzione di poter strappare concessioni alla Cina, in cambio della rinuncia alla completa indipendenza

Questa linea, che aveva fin dall'inizio suscitato critiche tra i gruppi politici tibetani dissidenti, si è rivelata a parere dello stesso Dalai Lama, perdente. La futura linea politica sarà discussa nel corso di una riunione di tutte le correnti della comunità tibetana in esilio il 17 novembre a Dharamsala, in India. Il settantatreenne Premio Nobel per la pace, che da decenni guida il movimento, vi svolgerà un ruolo da "semi-pensionato", come egli stesso ha detto. Parlando a Tokyo, il Dalai Lama, oggi, ha affermato che "i tibetani sono condannati a morte. Questa antica nazione e la sua eredità culturale stanno morendo... Oggi la situazione assomiglia a un'occupazione militare di tutto il territorio. È come se fossimo sotto la legge marziale. La paura, il terrore  e le campagne di rieducazione politica causano molte sofferenze". 


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26 ottobre 2008

A Torino il prossimo 8 Novembre si parla di Tibet


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25 agosto 2008

Pechino, espulsi 8 americani. Avevano manifestato in favore del Tibet

PECHINO - Sono stati espulsi dalla Cina gli otto americani, militanti pro-Tibet, che erano stati arrestati la settimana scorsa mentre erano ancora in corso le Olimpiadi. Lo ha annunciato lunedì l'ambasciata degli Stati Uniti a Pechino. «Le autorità cinesi ci hanno informato che le otto persone, arrestate il 20 e 21 agosto, sono state espulse», ha detto una portavoce dell'ambasciata americana, precisando che il gruppo è stato imbarcato domenica sera su un volo di Air China per Los Angeles. Gli americani detenuti avevano dispiegato striscioni in favore del Tibet, con una britannica e una persona di nazionalità tedesca fermate con loro, vicino ad alcuni siti olimpici. Tutti erano stati condannati per "turbativa all’ordine pubblico" a dieci giorni di detenzione amministrativa, una pena a discrezione della polizia cinese, senza giudizio di un tribunale. Domenica Washington aveva chiesto la «liberazione immediata» dei suoi cittadini.


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22 agosto 2008

Carla Bruni incontra il Dalai Lama, la Cina si irrita

 La premiere dame francese, Carla Bruni-Sarkozy, ha raggiunto il tempio buddista di Lerab Ling, a Roqueredonde nell'Herault, nel sud della Francia per incontrarsi, al termine della cerimonia d'inaugurazione del tempio in presenza del Dalai Lama, con il capo spirituale buddista. Il faccia a faccia tra la moglie del presidente francese e il Dalai Lama è avvenuto a porte chiuse.

SCIARPA BIANCA - Carla Bruni-Sarkozy è stata accolta dal Dalai Lama che le ha posto la tradizionale sciarpa bianca attorno al collo. In precedenza erano arrivati il ministro degli esteri Bernard Kouchner e il segretario di stato ai diritti umani Rama Yade. Anche i due membri del governo francese ahanno deciso di assistere alla cerimonia e di incontrare il leader spirituale dei tibetani.
POLEMICHE E RITORSIONI -
Una decisione, questa, che potrebbe innescare nuove polemiche. Già a inizio luglio la Cina aveva ammonito l'Eliseo circa le possibili conseguenze negative nei rapporti tra i due Paesi in caso di un incontro ufficiale tra il Dalai Lama e Sarkozy. L'ambasciatore cinese a Parigi era stato molto netto e aveva paventato per la Francia la perdita di contratti e commesse commerciali per diverse decine di miliardi di euro.
DECISIONE IN EXTREMIS - L’incontro tra la Bruni e il Dalai Lama era stato annunciato fin dall’arrivo del Premio Nobel in Francia, undici giorni fa, ma solo ora, scrive Le Figaro, è arrivata la conferma ufficiale dell’Eliseo. Il fatto che si sia scelto solo l’ultimo momento per dare l’annuncio, dimostra che le tensioni sino-francesi su questa visita «scomoda» sono al massimo, aggravate poi dall’intervista del Dalai Lama pubblicata ieri su Le Monde in cui il leader buddista denunciava il massacro di 140 persone operato dalle forze cinesi in Tibet durante quella che avrebbe dovuto essere una «tregua olimpica». Dichiarazioni che rimangono in realtà un giallo in quanto sarebbe stato l’intervistatore a forzare le parole del Dalai Lama. Due giorni fa Pechino era tornata a chiedere alla alla Francia di gestire «con prudenza» la questione «importante e sensibile» del Tibet durante il faccia a faccia col Dalai Lama.

21 agosto 2008

GOVERNO CINESE ASSASSINO!

Il Dalai Lama accusa la Cina «Lunedì ha massacrato 140 tibetani»


PARIGI - Il Dalai Lama accusa l’esercito cinese di aver «sparato sulla folla» il 18 agosto scorso nella regione di Kham, nell'est del Tibet. Secondo il leader spirituale buddista, sarebbero stati uccisi circa 140 tibetani, cifra che «deve essere confermata». La denuncia del Dalai Lama è contenuta in un’intervista a Le Monde sul numero in edicola giovedì pomeriggio con la data di venerdì.

«SOLO A LHASA 400 VITTIME DAL 10 MARZO» - Secondo il Dalai lama, dall' inizio delle proteste in Tibet, il 10 marzo, «testimoni affidabili hanno riferito che 400 persone sono state uccise nella sola regione di Lhasa. Uccisi da colpi d'arma da fuoco, mentre i manifestanti erano senza armi». Il Dalai Lama ha affermato inoltre che «nessuna apertura c'è stata» nelle discussioni con Pechino. «Dopo le proteste di marzo e l'Olimpiade, avevamo creduto a dei segnali positivi. Siamo stati presto smentiti, i nostri emissari si sono trovati davanti a un muro». Il leader spirituale tibetano, che si trova attualmente in Francia, incontrerà venerdì mattina Carla Bruni, moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy in occasione della inaugurazione di un tempio buddista a Roqueredonde, nel sud del Paese. La Bruni sarà accompagnata dal ministro degli esteri Bernard Kouchner e dal segretario di Stato ai diritti umani, Rama Yade.

18 agosto 2008

Arriva in Gallura la protesta dei monaci tibetani

Tratto da L'Unione Sarda

A Telti è in fase di realizzazione un centro spirituale e umanitario che, secondo le intenzioni della promotrice Lalla Meregaglia, potrebbe rappresentare il primo dell'Isola


Quattro monaci buddisti tibetani sono arrivati oggi a Telti accolti dal sindaco, Matteo Sanna, e dal deputato di An, Bruno Murgia. Scopo della visita quello di diffondere anche in Gallura il pensiero del Dalai Lama e raccogliere fondi per la costruzione di rifugi-dormitori. I monaci tibetani hanno donato all'amministrazione comunale un mandala, un quadro realizzato con sabbia colorata che riproduce il cerchio l'universo, l'opera verrà donata e distrutta domani alle 16, "perché - hanno spiegato i monaci - non ci si deve attaccare alle cose". Ad accompagnare i monaci in Gallura Lalla Meregaglia, milanese, che ha deciso di costruire a Telti un centro spirituale e umanitario, attualmente in fase di realizzazione. "Telti vuole dare la sua solidarietà al popolo dei monaci tibetani per aiutarli a raccogliere fondi per costruire i dormitori, speriamo che questo rapporto di collaborazione si possa diffondere anche in altri paesi della Sardegna".

13 agosto 2008

«La Cina viola la tregua olimpica in Tibet»

PARIGI - Il Dalai Lama ha accusato la Cina di violare, con la repressione in Tibet, la tregua olimpica che tutti dovrebbero rispettare durante i Giochi, tanto più il Paese che sta ospitando l'edizione di Pechino 2008. Lo hanno riferito diversi parlamentari francesi dopo aver incontrato il leader spirituale dei buddhisti tibetani, in visita per dodici giorni in Francia per motivi religiosi. 

Al Dalai Lama è stato chiesto se, in occasione dello svolgimento della manifestazione a cinque cerchi, il regime cinese avesse sospeso «gli arresti e l'oppressione» nella regione himalayana. «La sua risposta è stata molto chiara: no», ha raccontato uno dei membri del Parlamento di Parigi, Robert Badinter, già ministro della Giustizia sotto la Presidenza di Francois Mitterrand. «Mentre i Giochi sono in corso, continuano l'oppressione del popolo tibetano», sono state le parole del leader buddhista, al secolo Tenzin Gyatso. Nel corso di una conferenza stampa tenuta in precedenza nella capitale francese, il leader spirituale buddhista aveva affermato che, poichè la Cina «ha una gran voglia di entrare a pieno titolo nella comunità internazionale», quest'ultima a sua volta «ha la responsabilità di inserirla nei canoni ordinari della democrazia mondiale». 

La Repubblica Popolare «non va isolata, ma dev'essere ricondotta nell'ambito dell'assetto sociale come è comunemente inteso, e il mondo deve creare con essa rapporti di amicizia genuini. È assolutamente essenziale», aveva avvertito il premio Nobel per la Pace 1989. «Nel frattempo, bisogna che siamo fermi su certi principi come la democrazia, i diritti umani, la libertà di stampa, lo stato di diritto». In proposito il Dalai Lama aveva lodato, dicendosi «pienamente d'accordo», la presa di posizione del presidente americano George W. Bush il quale, a poche ore dall'inaugurazione dei Giochi, aveva manifestato la «profonda preoccupazione» sua e degli Stati Uniti per la situazione dei diritti dell'uomo e della libertà religiosa in Cina. Poi aveva avuto parole di elogio anche per la «trasparenza» di cui le autorità cinesi diedero prova in occasione del terremoto che il 12 maggio scorso devastò il sud-ovest del Paese. «Auspichiamo che tale trasparenza aumenterà, ma sulla questione del Tibet la Cina si nasconde. La paura è un problema grave, è un segno di debolezza», aveva sottolineato il Nobel, «ma non ci si può nascondere dal resto del mondo. Una società chiusa non ha futuro. È nell'interesse della stessa Cina».


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11 agosto 2008

Come promesso, Graziano lo ha fatto!

 

Mongolfiere, fumogeni e slogan
La nuova azione futurista è pro-Tibet

Poco dopo le 8 del mattino si è liberato nel cielo sopra Castel Sant'Angelo l'Obelisco del sangue e della Libertà, innalzato dal leader futurista Graziano Cecchini e da 'Casa Italia Prati' per protestare contro la libertà di stampa in Cina, per la chiusura del Laogai e per i diritti del popolo Karen.

L'obelisco, formato da 4 striscioni di 40 metri, con le scritte "Free Tibet", "Free Karen" e "Stop Laogai", è stato innalzato da tre mongolfiere, una gialla, una azzurra e una rossa. Le tre mongolfiere, predentemente caricate su due jeep e un furgone, erano state allestite fin dalle prime ore del mattino nella sede di 'Casa Italia Prati', in via Valadier.

Cecchini, ieri, aveva depistato gli organi di informazione annunciando una clamorosa iniziativa a Salemi, il piccolo comune in provincia di Trapani guidato da Vittorio Sgarbi, che ha nominato il leader di 'Azione Futurista' assessore al nulla.

Per la riuscita della quarta incusione futurista di Graziano Cecchini ha lavorato con una squadra composta da 70 persone, per 480 ore di impegno complessivo. Ai protagonisti dell'azione, viene regalato un braccialetto con i colori della millenaria cultura tibetana. Costo dell'operazione, circa 30.000 euro.

Noto alle cronache per aver colorato di rosso Fontana di Trevi e per aver riempito la scalinata di piazza di Spagna di palline di tutti i colori, Cecchini ha sottolineato l'importanza dell'occasione dei Giochi Olimpici per attirare l'attenzione sul governo di Pechino. Insieme a lui erano presenti la rappresentante delle donne tibetane in Italia, Tseten Longhini, e il presidente della Laogai Reserce Foundation Italia Tony Brandi.


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8 agosto 2008

PECHINO 2008: ALEMANNO, DALAI LAMA A FESTIVAL CINEMA PER CITTADINANZA ONORARIA



Roma, 8 ago. - (Adnkronos) - ''A ottobre il Dalai Lama sara' al Festival del Cinema di Roma per ricevere la cittadinanza onoraria perche' noi vogliamo dare un grande riconoscimento al popolo tibetano''. Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno nel corso della conferenza di presentazione del bilancio relativo ai primi 100 giorni di attivita' della sua Giunta.

6 agosto 2008

Giorgia Meloni scrive al pugile Clemente Russo

Caro Clemente Russo,
è vero, come hai detto tu sono di sicuro incompetente in materia di pugilato, ma nessuno di noi è incompetente in materia di diritti umani. Spero davvero che tu possa farti onore fra pochi giorni a Pechino. Lo spero per te, per la tua Campania e per la nostra Italia. Seguirò con trepidazione i tuoi match come le gare di tutti gli altri nostri atleti. Io non ti ho mai chiesto, Clemente, di non partecipare a questi Giochi. Non avrei avuto alcun diritto per farlo. Mi sono limitata ad apprezzare la scelta di Imke Duplitzer, la schermitrice tedesca che non prenderà parte alla cerimonia inaugurale per protesta contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina. A questo ho aggiunto che sta a tutti noi, qualunque lavoro si faccia o sport si pratichi, in Italia come a Pechino, come politici, atleti o come semplici tifosi, compiere un gesto non violento di sensibilizzazione sulla questione della libertà in Cina. Un gesto qualunque, come una semplice dichiarazione di fronte alle telecamere, un qualche simbolo di solidarietà ostentato sulle divise o in tribuna, fino al gesto più forte di seguire l’esempio di Imke con la rinuncia alla cerimonia d’apertura.

Penso che nessuno può essere legittimato dal contesto “ludico” a girare le spalle di fronte alla sofferenza degli altri. Anzi, proprio il particolare significato di pace e fratellanza insito nello spirito olimpico impone a tutti una particolare attenzione a ciò che di profondamente ingiusto avviene appena fuori dagli stadi in cui saranno impegnati gli atleti. Stadi costruiti spazzando via dalle proprie abitazioni migliaia di famiglie cinesi. Proprio come è accaduto alle case di quei cinesi che sono state rase al suolo per costruirci dei centri commerciali e che ieri sono riusciti a far conoscere il loro dolore attraverso le telecamere di alcuni giornalisti in Piazza Tienanmen, subito sgomberati dalla polizia. Credimi, da appassionata di sport, mi sarebbe piaciuto tanto assistere a questa Olimpiade come ministro della Gioventù, una “occasione della vita” che probabilmente non si ripeterà mai più. Eppure, nel mio piccolo ho ritenuto giusto offrire un modesto supporto ad una causa che considero molto più importante della mia soddisfazione personale. Semplicemente mi piacerebbe che ciascun italiano si trovasse a Pechino, tifoso, atleta, giornalista o rappresentante delle istituzioni che sia, facesse un piccolo gesto di sensibilizzazione.

Più che il medagliere, Clemente, mi importa il modo in cui la delegazione azzurra avrà lottato, il messaggio di lealtà, talento e coraggio che riuscirete a trasmettere durante le vostre prove. Solo non dimenticate il dolore che circonda questa Olimpiade. Sono certa che non ci deluderete. E ora, forza Tatanka!



6 agosto 2008

Iniziative in concomitanza con l’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino

 

Proseguono le mobilitazioni in vista dell’Inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino e l’aggregatore www.identitario.org prosegue le sue iniziative nazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica, gli atleti e i governanti a sostenere azioni di protesta contro le Olimpiadi a Pechino.

“Con la conclusione della raccolta di firme che sono nella città di Cagliari ha visto l’adesione di oltre 3500 persone, dopo la presentazione della Mozione per chiedere al Comune di Cagliari il conferimento al Dalai Lama della Cittadinanza Onoraria, promossa da Simone Spiga e sostenuta da esponenti di tutti gli schieramenti politici, ieri anche il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni ha chiesto un segnale chiaro di difesa del popolo tibetano”, affermano nella nota gli esponenti dell’Associazione Fronte Identitario.

“Dopo molte battaglie civili combattute negli anni per la difesa della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli, ci troviamo all’interno di un passaggio storico di particolare significato , infatti oggi l’attenzione del mondo è concentrata sulle Olimpiadi in Cina, i governi nazionali e le istituzioni europee hanno lungamente dibattuto sull’opportunità di partecipare alla cerimonia inaugurale”, prosegue la nota di Simone Spiga, Dirigente Nazionale di Azione Giovani.

“Cagliari si sta dimostrando sensibile, ma proprio ora non intendiamo abbassare il livello della protesta, migliaia di adesivi e di volantini sono in distribuzione in queste settimane”…”oggi fino al giorno dell’inaugurazione saremo nelle piazze di Cagliari con volantinaggi e megafonaggio per ricordare la tragedia del popolo tibetano e di altre minoranze in Cina”, conclude Spiga.

6 agosto 2008

Giochi, la torcia a Pechino, Quattro arresti pro-Tibet

La torcia olimpica, arrivata ieri a Pechino, ha iniziato oggi il suo percorso per le strade della capitale, passando per Piazza Tiananmen. Domani la torcia sarà alla Grande Muraglia, un centinaio di chilometri ad ovest di Pechino, poi l'8 agosto farà il suo ingresso nello Stadio nazionale, meglio noto come Nido d'Uccello, nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Intanto, quattro cittadini inglesi, di cui tre uomini e una donna, sono stati portati via dalla polizia stamattina per avere esposto lo striscione “Tibet libero” in lingua inglese. I quattro, ha reso noto la polizia, sono entrati in Cina con un visto d'ingresso turistico. Si sono radunati all'alba intorno alle 5 e tre quarti nei pressi dello Stadio Nazionale di Pechino (Nido d'Uccello). Due di loro si sono arrampicati su due pali della luce per esporre lo striscione. La polizia è intervenuta dopo 12 minuti e li ha portati via.


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5 agosto 2008

«Disertare l'inaugurazione». E nel governo scoppia il caso

Tratto dal Corriere della Sera

ROMA- Ha suscitato polemiche l'invito a disertare la cerimonia inaugurale dell'Olimpiade di Pechino rivolto dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri agli atleti italiani . «Il gesto dell'atleta tedesca Imke Duplitzer, che ha annunciato di non prendere parte alla cerimonia inaugurale dei Giochi per protesta contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina, sia da stimolo per tutti gli atleti, compresi quelli italiani», ha dichiarato Gasparri. «Si tratta - ha aggiunto il senatore - di un gesto simbolico, che dovrebbe invitare tutti a riflettere su quei principi fondamentali, Pace, Libertà e Democrazia, che non possono essere messi in secondo piano. Anche con queste manifestazioni di dissenso, come già avvenuto in passato, si può esprimere sostegno e solidarietà alle popolazioni che vedono soffocata la propria libertà».

DUPLITZER- Imke Duplitzer ha confermato all'emittente N24 la sua decisione. La schermidrice tedesca ha sempre tenuto una posizione critica nei confronti della Cina per la questione dei diritti umani. «Non farò parte di questa parata. Se avessi voluto andare al circo, sarei andata a quello di Roncalli», ha detto riferendosi al noto circus tedesco. «Non voglio far parte di un evento del genere», ha ribadito. La Duplitzer, studentessa di scienze politiche, in passato ha stigmatizzato a a più riprese anche il comportamento del Comitato olimpico internazionale (Cio).

MELONI - D'accordo con l'appello di Gasparri è Giorgia Meloni, ministro della Gioventù: «Dagli atleti azzurri serve un gesto forte ed in questo senso anche disertare l'inaugurazione sarebbe un segnale importante da dare, visto che il problema dei diritti in Cina sembra ormai caduto nel dimenticatoio».

BOSSI- Di opinione diversa è invece Umberto Bossi: «Sono andati fin là, evidentemente vogliono sfilare. Mi sembra un po' ipocrita che uno vada là, per poi manifestare dissenso».

FINI - D'altra parte il presidente della Camera Gianfranco Fini è convinto che gli atleti italiani «non abbiamo necessità di inviti particolari perché sanno perfettamente qual è il dovere morale cui adempiono nel momento in cui gareggiano». «Considero le Olimpiadi - ha aggiunto Fini - una festa di fratellanza tra i popoli e l'esperienza dimostra che, ogni qualvolta si sia dato corso al boicottaggio dei Giochi olimpici non si è raggiunto l'obiettivo che ci si prefiggeva».

RUSSO - Dura la replica a Gasparri e in particolare al ministro Meloni da parte del peso massimo campione del mondo di pugilato, Clemente Russo. «Certi politici - ha detto il pugile italiano - anche se sono vicini alle mie idee, sono incompetenti: non capiscono certe cose al di fuori del loro mondo. Non vedo perché disertare la cerimonia di apertura, allora tanto valeva boicottare i Giochi. E poi alla ministro Meloni chiedo, ma lei diserterebbe l'occasione della vita?».

PETRUCCI - Nei giorni scorsi sul tema della libertà degli atleti di manifestare il loro dissenso c'era già stato un attacco polemico di Gasparri al Coni, accusato di voler limitare la libertà di espressione degli azzurri a Pachino: «Il Coni farebbe meglio a combattere il doping anzichè la libertà». La replica del presidente Petrucci era stata immediata: « Noi ci stiamo preoccupando del doping e non neghiamo nulla agli atleti. Sui diritti umani non abbiamo messo nessun bavaglio, non è assolutamente vero». Gianni Petrucci, all'arrivo a Pechino, aveva già ribadito la posizione del Coni sul tema dei diritti umani, rispondendo così alle accuse del presidente dei Senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. «Ci sono delle regole del Cio da rispettare - ha spiegato il l presidente del Coni -. Bisogna essere, sereni, realisti ed equilbrati. Non abbiamo messo nessun bavaglio, non è vero. Basta parlare con gli atleti».

3 agosto 2008

Pechino 2008: 253 fermi durante protesta in Nepal

KATHMANDU - Le autorita' nepalesi hanno fermato 253 persone, tra le quali suore e monaci tibetani, che partecipavano a una protesta silenziosa in favore del Tibet, davanti al consolato cinese a Kathmandu. I manifestanti sono stati caricati sulle camionette della polizia e portati via. Sono stati poi interrogati e rilasciati. (Agr)

29 luglio 2008

In Tibet la repressione continua

Tratto dal Corriere della Sera


LHASA — «Shhhh. Non posso parlare. Please don't talk here. Too much police», sussurra in un inglese titubante il monaco incontrato lungo il dedalo di corridoi scuri e perlinati in legno affrescato nell'antico monastero di Sera. In effetti il luogo pullula di poliziotti e agenti in borghese allarmati dall'arrivo della delegazione di giornalisti invitata in Tibet grazie alla cooperazione tra governo di Pechino e Fondazione Italia-Cina. Ti seguono meticolosi e lanciano occhiate di fuoco a chiunque si avvicini non autorizzato. L'unico modo per cercare di comunicare con i tibetani è lasciarli giocare a rimpiattino con gli agenti. «Ecco, questo è il mio indirizzo email», dice uno che non sembra ancora ventenne passando repentino un bigliettino stropicciato. «La prego, non faccia mai il mio nome, perché tanti di noi vengono presi, e non si sa più nulla di loro. Ci arrestano, ci picchiano, se ci prendono di notte possiamo essere anche fucilati sul posto. Ho paura», spiega rapido.

La sera, davanti al computer, i messaggi al mondo dal Tibet sotto il tallone della repressione preventiva cinese in vista delle Olimpiadi di Pechino raccontano un universo assolutamente differente da quello spiegato dai portavoce ufficiali. «Nelle ultime settimane sono arrivati migliaia di nuovi poliziotti di rinforzo. Talvolta in una sola strada abbiamo contato oltre venti camionette militari. I nostri movimenti sono impediti al massimo, specie dal tramonto all'alba, chi esce dai monasteri senza permesso viene certamente arrestato. Ma i peggiori sono gli agenti in borghese. Stazionano dovunque e sono i più cattivi», si legge nell'email del 14 luglio. In quella di tre giorni prima viene specificato che i morti durante gli incidenti del 14 marzo sono stati «almeno 180» e i tibetani in carcere, molti di loro monaci, «restano centinaia». Con un particolare curioso: «In genere per la strada quelli in piedi sono i poliziotti regolari.

Ma gli uomini seduti sono gli agenti in borghese che danno gli ordini». E qualche nota di vita quotidiana: «Negli ultimi tempi i poliziotti si sono insediati in modo permanente nei monasteri. Così la situazione è un poco migliorata per i monaci di Sera, Jokhang e nel tempio di Ramosh, dove almeno ci si può muovere, anche se le lezioni per gli studenti sono state rinviate a dopo le Olimpiadi. Però quello di Drepung è totalmente isolato». Vedere per credere. Basta un quarto d'ora di taxi dal centro di Lhasa per raggiungere il villaggio ai piedi del ripido anfiteatro montagnoso che fa da corona a Drepung. Qui a marzo si trovava uno dei centri dirigenti più attivi della rivolta. E per diverse settimane era stato totalmente isolato dall'esercito.

Ma ora i cinesi si sentono molto più tranquilli. Non si vedono posti di blocco sulle strade. Invece la situazione cambia completamente una volta nel villaggio: ogni via di accesso ai palazzi bianchi del monastero antichi oltre 6 secoli che puntellano i fianchi della montagna è stata sistematicamente transennata, i militari hanno steso una fitta rete di fili spinati tutto attorno, oltre a garitte, ombrelloni colorati per le sentinelle dei turni sotto il sole, tende dotate di riflettori per la notte. «Oltre non si può andare. È coprifuoco da 4 mesi», dice rassegnato un gruppo di anziani contadini, che ogni giorno si reca a pregare nei pressi di un gigantesco masso di granito a circa 500 metri in linea d'aria dal monastero silenzioso. Si prostrano verso quelle mura antiche, sventolano gli scialli votivi nel vento lasciando che le loro preghiere salgano al cielo, un po' come qualche fedele fa ancora nel centro di Lhasa a venerare le vestigia diventate museo del palazzo di Potala, abbandonato dal Dalai Lama e il suo seguito sin dal lontano 1959. «Secondo le nostre informazioni, dei circa 1.000 monaci che stavano a Drepung, 500 furono arrestati subito, 300 liberati in seguito, gli altri mancano tutt'ora all'appello», sostiene un monaco che farfuglia veloce qualche parola in inglese, ripete la sua «fedeltà assoluta» al Dalai Lama, e pure, dopo una manciata di secondi, se ne fugge in una delle case protette da alte mura di pietra nella parte bassa del villaggio. «Peccato!», vien da pensare guardando da lontano, evitando di attirare l'attenzione dei militari, questo paesaggio da favola che proprio in questi giorni avrebbe potuto essere letteralmente invaso dai turisti è invece rimasto vuoto.

«I cinesi sono talmente ossessionati dal problema Tibet e dall'incubo sicurezza, che stanno rovinandosi la grande occasione offerta dalle Olimpiadi», osservano tra i circoli diplomatici europei a Pechino. Gli alberghi si erano preparati al tutto esaurito, ma ancora questa settimana erano fermi al 30 per cento delle presenze. Ristoranti di lusso semivuoti, taxisti con le mani in mano. Un Paese oggettivamente in piena crescita economica. Infrastrutture da grido. Senza scomodare gli impressionati successi della recente ricostruzione di Pechino, vien naturale osservare che aeroporti minori come quelli di Zhongdian, Xining, Kunming, Chengdu e il mitico Shangri-La, alle porte della regione autonoma del Tibet, sono molto più efficienti e funzionali di quelli di tante metropoli europee. La ferrovia che dal 2006 collega il Paese con Lhasa — e negli ultimi 2.300 chilometri viaggia in 26 ore su di un plateau compreso tra i 4.000 e 5.200 metri d'altezza — procede con una puntualità impressionante. Il nostro convoglio di 14 vagoni (i passeggeri erano quasi tutti cinesi Han) è arrivato nella capitale tibetana con 4 minuti d'anticipo.

Eppure è come se la società civile cinese sia andata più veloce di quella degli apparati dello Stato. «A cosa serve sventolare al mondo la Cina delle Olimpiadi, se poi ambasciate e consolati all'estero concedono i visti con il contagocce?», protestano gli operatori turistici stranieri. Il Museo d'arte contemporanea di Pechino espone opere di critica al regime e al nuovo «consumismo capitalista di Stato», come se la repressione seguita alle rivolte di piazza Tienanmen nel 1989 non fosse mai esistita. Ma il Tibet testimonia una realtà molto più triste. «Quella maledetta ferrovia serve solo ai cinesi per venirci a colonizzare. Loro sono facilitati dagli incentivi offerti dal governo centrale e ci rubano il lavoro», sostiene Tayang, una 23enne impiegata in un negozio di tappeti e artigianato tibetani nel centro di Lhasa. E aggiunge bellicosa, mostrando poco lontano le tre saracinesche ancora danneggiate dello «Top Peak Artwork Center», un negozio di proprietà cinese vandalizzato il 14 marzo: «Se va avanti così, ci sarà presto un'altra ribellione. È inevitabile, vogliamo il nostro Stato indipendente guidato dal Dalai Lama».


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permalink | inviato da simonespiga il 29/7/2008 alle 11:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

21 luglio 2008

«Il Dalai Lama cittadino onorario» - Tratto da L'Unione Sarda

 Conferire al Dalai Lama la cittadinanza onoraria di Cagliari: è la singolare richiesta avanzata all'amministrazione comunale da nove consiglieri della Circoscrizione numero 4. La proposta è stata presentata nel corso dell'ultima seduta del Consiglio, sotto forma di mozione, ed è stata sottoscritta sia da esponenti della maggioranza che dell'opposizione. Lo scopo dell'iniziativa? «Esprimere solidarietà al popolo tibetano - si legge nel documento firmato da Alessandro Pintauro (Fi), Simone Spiga e Paolo Midiri (An), Giovanni Demontis, Sergio Mascia, Gabriele Murgia, Basilio Gioi (Ulivo), Giustina Cogodi (Prc), Giuseppe Andreozzi (Psd'az)- «e dare un riconoscimento concreto alle battaglie di civiltà condotte dal Dalai Lama per diffondere il principio della riaffermazione dei diritti umani e trovare una soluzione pacifica per il suo Tibet».
L'iniziativa s'inserisce nell'ambito della mobilitazione - sia a livello locale che soprattutto nazionale e internazionale - di decine di associazioni e movimenti contrari alle Olimpiadi di Pechino, che una parte della comunità internazionale vorrebbe boicottare.

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