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21 marzo 2013

Se devo dire la mia...

Se devo dire la mia....  
Obama è un servo sionista


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permalink | inviato da simonespiga il 21/3/2013 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

30 luglio 2011

BLONDET: BIN LADEN NON È MORTO, ECCO LA MIA VERITÀ

A CURA DI PAOLO VITES
ilsussidiario.net

IntervistaA Maurizio Blondet

«La morte di bin Laden? Il classico filmamericano: Clint Eastwood che uccide qualcosa e il gran finale rubato al filmMaster and Commander». Lo dice a ilsussidiario.net il giornalista e scrittoreMaurizio Blondet. Già inviato di Oggi, Il Giornale, Avvenire, Blondet è ungrande esperto di tesi cospirazioniste, ad esempio sugli attentati dell’11settembre 2001 che furono, per Blondet, «un’autoaggressione». Nel libro 11settembre colpo di stato in Usa, Blondet sostiene la tesi che dietroall’attacco alle Torri Gemelle ci sono lobby militari industriali, petrolifere,politiche ed ebraiche. E a proposito dell’uccisione di bin Laden, sitratterebbe solo di cattiva narrativa data in pasto a un’opinione pubblicaignorante, quella americana, per coprire ben altri scenari.

Blondet,la stessa Al Qaeda ha riconosciuto che Osama bin Laden è stato ucciso. Questonon ha fugato ogni dubbio?

Mi scusi, ma chi ha detto che Osama è morto? Dovel’ha letto?

Lo hanno riportato alcuni siti fondamentalistiislamici.

Ecco, appunto. Anche lei potrebbe aprire un sitoche si dichiara fondamentalista e dire che bin Laden è stato ucciso.

Dunquelei rimane dell’opinione che Osama non sia stato ucciso? O che è morto anni fae sia stato ritirato fuori per motivi propagandistici americani? 

Ma io non lo so, questo. Morto, vivo, non lo possosapere. Il problema è un altro, è intendersi su cosa sia Al Qaeda. Al Qaeda èun organismo identificato o no? Direi di no, è piuttosto una galassia diorganismi, di cellule. Bisogna ricordarsi che cos’era Al Qaeda quando è nata,innanzitutto. «Al qaeda» significa «data base» ed è il nome che gli diedero gliamericani quando fondarono questa organizzazione che - è bene ricordarlo - èstata messa in piedi dagli Stati Uniti per combattere i sovietici in Afghanistan.Si trattava di una lista contenente i capi guerriglieri islamici disposti acombattere i russi con il sostengo americano. Tra questi, uno dei capiguerriglieri si chiamava Osama bin Laden. L’assistenza a questa strutturaveniva dato dai pachistani, che con il loro famoso servizio segreto decisamenteanticomunista erano ben contenti di combattere i sovietici. 

E quindi?

Quindi, intorno all’anno 2000, è successoqualcosa. Ci sono state delle ribellioni all’interno di questa struttura, cheper gli americani non aveva più alcuna funzione pratica dopo che i sovietici sen’erano andati dall’Afghanistan. Il problema però divenne questo: quando sei unguerrigliero, quando hai depositi di armi sparsi ovunque che ti hanno fornitogli americani, che fai quando la guerra è finita? Vai a cercarti un lavoro inbanca? Ovviamente no: rimani un guerrigliero. Pensiamo all’Italia, aigaribaldini. I garibaldini erano un’organizzazione terroristica, degliirregolari mandati in missione al posto dell’esercito piemontese. Quando laguerra finì, i garibaldini furono assorbiti con vari compiti paramilitari, adesempio la guardia campestre, perché l’esercito sabaudo non voleva questiterroristi nelle proprie file. Al Qaeda invece è stata abbandonata ed è questol’errore fatto dagli americani. Quando utilizzi mezzi illegali per degli scopi,poi ne devi pagare il prezzo. Così i membri di Al Qaeda si sono messi inproprio, hanno cercato dei finanziatori. È interesse americano dire che AlQaeda esiste, Al Qaeda esiste ovunque gli americani abbiano degli interessi dadifendere. In quei posti c’è Al Qaeda da combattere. Questa è la mia tesi,naturalmente ci sono anche altre tesi.
Cosa ne pensa dell’operazione «Geronimo»,durante la quale è stato ucciso bin Laden o chi per lui?

Penso che sia semplicemente ridicolo che nessunoabbia potuto vedere il corpo di questa persona uccisa. Mi stupisco che si possacredere a una versione dei fatti come quella propagandata dal governoamericano. Prima di portarlo sulla nave da dove l’hanno poi gettato in mare,quel cadavere ha fatto sosta alla base americana di Bagran, la più grande ditutto l’Afghanistan, dove stazionano sempre centinaia di giornalisti. Ebbene:qual era il problema a mostrare anche solo per cinque minuti il cadavere allastampa?
Per cui?

Per cui è la solita narrativa all’americana, dovenessuna guerra finisce mai senza che il buono spari al cattivo dopo essersiaffrontati nel duello finale. 
La mia idea è che la persona uccisa non fosseOsama, ma un qualche importante mediatore tra talebani e pachistani. Di fatto,quella persona non viveva in una situazione di protezione pachistana. Eravicino a una caserma, protetto da mura e filo spinato, non mi sembra il postodove ci si nasconde, ma piuttosto una copertura di protezione governativa. Datempo una parte dei servizi segreti pachistani sta trattando con i talebani, èrisaputo. Addirittura si sa di un apripista di accordo con il presidente afganoe i talebani per fare un governo insieme con la protezione della Cina, di cuida sempre il Pakistan è ottimo amico. Tutte cose che agli americani nonpiacciono, ovviamente, per cui questo blitz mi sa tanto di azione punitivaamericana nei confronti dei pachistani, ed è possibile che gli americaniabbiano distrutto una possibilità di tregua e quindi di pace in Afghanistan.Poi ovviamente un po’ di teatrino propagandistico: tirare fuori la morte di binLaden, tanto per chiudere un conto che durava da dieci anni e che ormaimostrava un po’ la corda.
Un’operazione elettorale di Obama, dunque.

No, questo non direi. Se si votasse domani allorasì, ma si vota fra alcuni mesi e gli americani quando votano sono piùinteressati all’economia, ai problemi della disoccupazione. Gli Stati Unitisono oggi un impero in declino, che peraltro ha portato alla rovina anche ilresto del mondo occidentale.


Le sue teorie sull’11 settembre 2001: diecianni dopo, lei le conferma?

Ancora più di prima. Vede, io in quei giorni eroinviato speciale negli Stati Uniti. Ho parlato con i pompieri di New York, hoparlato con piloti dell’Alitalia. Nessuno crede che se hai fatto un corso diaddestramento su un Piper sei poi in grado di guidare un 747. È del tuttoimpossibile. Inoltre, i voli di linea sono costantemente guidati da terra. Un747 si può schiantare su un grattacielo solo se sul grattacielo è stato postoun radiofaro che lo guida. Un conto se è un jet militare, ma nessuno potevaportare un 747 sulle Torri Gemelle da solo. Sono favole che vengono date inpasto all’ignoranza tecnica della gente comune che pensa non ci sia differenzatra pilotare un volo di linea e un aereo turistico.

E il motivo di tutto questo?

Gli americani ogni settant’anni hanno bisogno diuna guerra, di fingere un attacco nei loro confronti. Pearl Harbor, il fintoattacco spagnolo che portò alla conquista di Cuba. Tutta la storia americana èfatta di atti delinquenziali per giustificare le guerre. Quello dell’11settembre è stato certamente più grosso degli altri da far ingoiareall’opinione pubblica.

E Obama?

Obama come ogni altro presidente americano è solouna figura vuota, non è altro che il portavoce di sistemi di potere, gruppiindustriali, lobby economiche. Se Obama agisse diversamente, ci sarebbe subitoun assassino solitario che lo fa fuori.

Come Kennedy?

Certo. Kennedy aveva minacciato atti diindipendenza ed è stato vittima di questo. Agli americani è facile far crederequalunque cosa, anche che bin Laden sia stato sepolto con un rito islamicomentre invece non è per niente così. Ma gli americani non sanno nulladell’islam. 

 


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6 aprile 2010

YANKEE IN MARE!

WASHINGTON – I piloti dell'elicottero Apache hanno scambiato i lunghi teleobiettivi delle macchine fotografiche per dei lanciarazzi. E, secondo le regole di ingaggio, hanno aperto il fuoco: sono morti così Namir Noor Eldeen, reporter dell'agenzia Reuters a Bagdad, il suo autista, Said Chmagh, ed altre 10 persone.

 

L'episodio, documentato da un video registrato dalla "camera" del velivolo, è avvenuto nel luglio 2007 in una via di Bagdad. Due elicotteri – secondo la versione ufficiale – sono intervenuti per proteggere una pattuglia statunitense. Dalle immagini, però, non si vede alcun segno di sparatoria. Dopo l'incidente la Reuters aveva chiesto al Pentagono il video ma non aveva ottenuto risposta. Lunedì, il sito “Wikileaks.org” ne ha diffuso una copia dopo averlo ricevuto da una fonte interna.

Il filmato inizia mostrando un gruppo di persone che cammina lungo una strada. Tra loro Eldeen e Chmagh che portano in spalla qualcosa. I piloti ritengono si tratti di Rpg, lanciarazzi anti-carro. Poco distante si notano altri due uomini che imbracciano, effettivamente, dei fucili d'assalto. Poi il fotografo si china, sbircia dietro l'angolo di un muro lasciando spuntare un oggetto che viene di nuovo identificato come un possibile Rpg. E' invece il teleobiettivo. Da quel momento il gruppetto diventa un bersaglio. E pochi istanti dopo il cannoncino dell'Apache semina morte. Quando un ferito - Said - cerca di muoversi, si capta chiaramente l'impazienza del pilota, pronto a sparare di nuovo: «Tutto quello che devi fare è raccogliere l'arma», dice, quasi invitandolo, via radio.

Qualche minuto dopo arriva un pullmino, ne escono due uomini che tentano di portare soccorso a Said. Il pilota chiede l'autorizzazione ad aprire il fuoco. La ottiene e centra il mezzo più volte. Per Said non c'è scampo. Quindi sopraggiunge una pattuglia americana e uno dei fuoristrada sembra passare su un cadavere: i piloti hanno una reazione tra il sorpreso e il divertito. Ai soldati ci vuole molto tempo per accorgersi che a bordo del van ci sono due bimbi feriti. Li portano in ospedale.

In risposta alle rivelazioni, il comando Usa ha diffuso un breve rapporto dove si precisa che i due dipendenti della Reuters non hanno fatto nulla per farsi riconoscere come giornalisti. Inoltre i militari hanno allegato delle foto di una mitragliatrice e granate che sarebbero state rinvenute vicino ai corpi di alcune delle vittime. L'indagine del Pentagono si è conclusa senza alcun provvedimento per i piloti in quanto non potevano sapere che tra le persone colpite c'erano anche i reporter.
 

 

ASSASSINI!!!!!

 


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25 dicembre 2009

Soldato Usa in ostaggio: video talebano

 KABUL - Un breve video con un soldato americano catturato alla fine di giugno nella provincia sud orientale afghana di Paktika è stato mostrato dai talebani. Il soldato, Bowe Robert Bergdahl, 23 anni, era considerato disperso dal 30 giugno scorso ed era già apparso in un video il 19 luglio nel quale sembrava in buone condizioni di salute, anche se spaventato. Il ragazzo è il primo soldato Usa catturato dai talebani dall'inizio dell'intervento americano in Afghanistan alla fine del 2001. KABUL - Un breve video con un soldato americano catturato alla fine di giugno nella provincia sud orientale afghana di Paktika è stato mostrato dai talebani. Il soldato, Bowe Robert Bergdahl, 23 anni, era considerato disperso dal 30 giugno scorso ed era già apparso in un video il 19 luglio nel quale sembrava in buone condizioni di salute, anche se spaventato. Il ragazzo è il primo soldato Usa catturato dai talebani dall'inizio dell'intervento americano in Afghanistan alla fine del 2001. 

«QUESTA GUERRA CI STA SFUGGENDO» - Nel filmato il soldato, Bergdahl, elmetto e occhiali da sole, afferma: «Mi dispiace dirvi che questa guerra ci sta sfuggendo e che si trasformerà in un nuovo Vietnam a meno che il popolo americano non si levi contro tale assurdità». Bergdahl è stato catturato il 30 giugno e l'annuncio del suo rapimento era stato dato il 2 luglio. . Il 16 dicembre i talebani avevano preannunciato la diffusione di un nuovo video del militare americano.


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29 novembre 2009

Quando ci sono gli americani, c'è sempre qualcosa che non torna...

Nel dicembre 2001 Osama bin Laden era "inconfutabilmente" a Tora Bora ma gli Stati Uniti se lo fecero scappare: alla vigilia del discorso del presidente Barack Obama sull'invio di migliaia di rinforzi in Afghanistan un rapporto del presidente della commissione esteri del Senato, John Kerry, è un duro atto di accusa contro George W. Bush e il suo capo del Pentagono, Donald Rumsfeld.

Con il suo numero due Ayman al Zawahari e il capo dei Taliban Mullah Muhammad Omar, Bin Laden era "senza ombra di dubbio" alla portata dell'esercito americano nel dicembre 2001 quando venne accerchiato sulle montagne afghane di Tora Bora. La voce del capo di al Qaida era stata intercettata in trasmissioni radio dirette ai jihadisti ma i vertici militari Usa presero la decisione, "cruciale" e "gravida" di conseguenze, di non attaccare il leader del terrore, lasciando che fossero le forze afghane a guidare le operazioni di terra con l'aiuto di appena cento commando Usa, mentre il resto degli americani restavano nelle retrovie. "Il grosso delle forze Usa, dalle squadre di tiratori scelti alle divisioni mobili dei Marines e dell'Esercito furono messi da parte", si afferma nel dossier che mette sul banco degli imputati, oltre a Bush e a Rumsfeld, il capo degli Stati Maggiori, Tommy Franks. 'E' un fallimento che dobbiamo riconoscere, ma non creiamo capri espiatorì, ha riconosciuto oggi in una intervista alla Cnn il capo dei repubblicani del Senato, Richard Lugar. Il rapporto si basa una ricostruzione della battaglia di Tora Bora fatta due anni fa dal Comando delle Operazioni Speciali, su libri degli ex agenti della Cia, Gary Berntsen e Gary Schroen, e di un ex comandante della Delta Force che firma con lo pseudonimo di Dalton Fury. Significativo il titolo: "How we failed to get bin Laden and Why it matters today" ("Come abbiamo fallito a catturare bin Laden e perché ciò è importante oggi"). Secondo il documento, bin Laden e le sue guardie del corpo "sfuggirono a piedi da Tora Bora e scomparvero nelle aree tribali del Pakistan intorno al 16 dicembre 2001". Aver lasciato scappare lo sceicco di al Qaida - prosegue il rapporto - ha alterato il corso della guerra e aperto la strada all'insurrezione in Afghanistan e ai conflitti interni che hanno sconvolto il Pakistan. "Rimuovere la minaccia di bin Laden otto anni fa non avrebbe eliminato la minaccia mondiale degli estremisti, ma la decisione che ha aperto la strada alla sua fuga in Pakistan gli ha consentito di emergere come una potente figura simbolica capace di attirare un flusso continuo di finanziamenti e di ispirare fanatici in tutto il mondo", si legge nel documento, ed è un pò una vendetta da parte di Kerry per la sconfitta elettorale del 2004. Non è la prima volta che l'ex candidato democratico alla Casa Bianca, tornato alla ribalta di questi giorni con l'amministrazione Obama, parla della fallita cattura di Osama bin Laden. Il senatore aveva accusato per anni l'amministrazione Bush di essersi fatta sfuggire il leader del terrore sulle montagne dell'Afghanistan e ne aveva fatto un cavallo di battaglia della sua campagna elettorale nel 2004.


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25 settembre 2009

Svolta politica sul clima:Vertice di New York, Stati Uniti e Cina annunciano impegni concreti

"La maniera in cui lanostra generazione risponderà alla minaccia dei cambiamenti climatici - ha detto il presidente democratico- sarà giudicata dalla storia: se non agiremo con forza, in maniera rapida e tutti insieme rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile". Queste sono le parole pronunciate dall’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama in occasione del vertice sul clima tenutosi ieri, martedì 22 settembre a New York. Sottolineando una netta inversione di tendenza rispetto al suo predecessore George W. Bush,Obama fa mea culpa per la mancata risposta del suo Paese al nodo del clima ed evidenzial’importanza dell’impegno di tutti i paesi e di non sottovalutare le difficoltà e le resistenze di imponenti interessi che cercheranno di impedire la trasformazione delle parole dette in impegni precisi.

L’incontro è stato organizzato dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon per far uscire dallo stallo i negoziati in vista del vertice mondiale sul clima che si terrà a Coopenaghen, dove si dovrà raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni per superare il vertice di Kyoto. Lo stesso segretario ammette che “abbiamo meno di 10 anni per evitare gli scenari peggiori causati dal surriscaldamento del pianeta”.

La possibile svolta viene anche dalle parole del presidente cinese Hu Jintao che ha sottolineato l’urgenza di responsabilità comuni. Ha inoltre affermato che la Cina intende ridurre di “un margine notevole” entro il 2020 le emissioni di anidride carbonica per unità di Pil. Espressioni vaghe, ma è pur sempre un buon inizio.

Siamo davanti ad un importante risultato politico, che non sarebbe stato possibile senza la scelta dell’Europa di procedere in modo unilaterale per ridurre del 20%, entro il2020, i gas a effetto serra. Resta isolata l’Italia, che sceglie di privarsi delle straordinarie opportunità di innovazione economica, tecnologica e di rilancio dell’occupazione che politiche di riduzioni delle emissioni serra offrono. Nel momento di una grande recessione mondiale, l’ambiente e il lavoro non sono lussi da tagliare, ma esigenze e nodi cruciali da affrontare all’insegna della responsabilità, per sanare il gap fra la celerità con cui procede il cambio del clima e la paralisi delle decisioni politico-economiche in grado di rallentarlo.


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14 dicembre 2008

La scarpa era per Bush...

Quest'oggi durante la visita blitz di George assassino Bush in Iraq vi è stato un piccolo momento di paura per la sicurezza del presidnete, infatti un uomo, immediatamente fermato dai servizi di sicurezza, ha tentato di colpire il sanguinario Bush lanciandogli addosso le sue due scarpe.
 L'incidente si è verificato quando il presidente americano si trovava con il premier iracheno Nuri al-Maliki.


No alla Guerra del Petrolio, no all'imperialismo americano!


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5 novembre 2008

Fascismo e antifascismo, McCain e Obana, oggi è una giornata strana...

Voglio dirlo subito, sono felice per il risultato delle elezioni americane, anche perchè spero che possa essere la fine degli Usa "gendarmi del mondo", pronti ad esportare democrazia ogni qualvolta vi siano interessi economici da difendere, poi sicuramente anche Obama non potrà fare molte delle cose che ha promesso, ma sicuramente nei rapporti internazionali deve cambiare totalmente la strategia, anche perchè non è tollerabile quello che è avvenuto in questi anni grazia a Bush.
Tutti lo sanno che mi sono opposto duramente alla guerra in Iraq, per questo ho rischiato l'espulsione da An, ma non ho mollato e oggi forse posso dire che avevo ragione io e i tanti militanti di An che allora non erano d'accordo col Governo Berlusconi. Speriamo di uscirne quanto prima dall'Iraq, e speriamo che non vi siano interventi armati in Iran.
Questa notte ho voluto seguire tutto, ho avuto conferma che divesri parlamentari della Destra Sociale hanno sostenuto Obama e sono felice che esista ancora un anima critica all'interno del Pdl. Poi ho letto anche l'intervista di Dell'Utri e ho letto le parole sull'antifascismo, parole che mi hanno indignato, non per il loro contenuto che condivido al 100% ma perchè le abbia dette lui e non tanti altri che avrebbero dovuto dirlo da tempo.

Per concludere una parola sulla cazzata che ha affermato Gasparri oggi in merito al risultato elettorale in America, VERGOGNATI!
Vi saluto e vi invito a proseguire il dibattito con i commenti, la storia ci darà ragione!

Simone

26 ottobre 2008

Siria, blitz Usa al confine con l'Iraq In azione 4 elicotteri: nove vittime

Dopo raid, due dei 4 velivoli sarebbero atterrati a Bou Kamal facendo scendere 8 commando che hanno ucciso 9 persone


DAMASCO - È di almeno nove morti il bilancio provvisorio di una blitz dei commando statunitensi in una cittadina siriana vicino al confine con l'Iraq. Secondo quanto riporta il sito web dell'israeliano Haaretz, citando l'agenzia siriana Sana, quattro elicotteri americani hanno effettuato un raid a Al-Sukkariya nella zona di Bou Kamal nella provincia di Dir al Zur, 550 chilometri a nord-est di Damasco.

ELICOTTERI IN AZIONE - Due velivoli sono rimasti in volo per controllare dall'alto la zona mentre gli altri due elicotteri sono atterrati facendo scendere 8 commando che hanno ucciso nove persone, apparentemente manovali. Dopo l'azione le truppe Usa sono tornate a bordo degli elicotteri, ripartiti alla volta dell'Iraq. I dottori nella cittadina di Al-Sukkariya, a otto chilometri dal confine iracheno, hanno riferito di sette vittime e 4 feriti ma in seguito la tv di stato siriano ha detto che le vittime erano nove. Damasco ha confermato l’attacco lanciato da elicotteri americani contro una località siriana al confine con l’Iraq, riferendo di otto morti.

NO COMMENT DEL PENTAGONO - Il comando americano nella capitale irachena e il Pentagono per il momento hanno detto di non avere commenti sul raid in territorio siriano che, secondo i media di Damasco, è stato compiuto oggi da elicotteri statunitensi. Fonti del network Nbc a Baghdad hanno confermato che gli elicotteri impiegati nell'operazione, partiti dall'Iraq, sono stati quattro.



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26 ottobre 2008

Attacco terrorista americano in Siria

WASHINGTON - Nessun commento, per ora, dal Pentagono e dal comando americano a Bagdad sull'attacco aereo in territorio siriano, condotto, secondo fonti di Damasco, da elicotteri statunitensi. Nel raid sono morte nove persone. Secondo fonti del network Nbc a Bagdad gli elicotteri impiegati nell'operazione, partiti dall'Iraq, sono stati quattro. (Agr)


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25 agosto 2008

Pechino, espulsi 8 americani. Avevano manifestato in favore del Tibet

PECHINO - Sono stati espulsi dalla Cina gli otto americani, militanti pro-Tibet, che erano stati arrestati la settimana scorsa mentre erano ancora in corso le Olimpiadi. Lo ha annunciato lunedì l'ambasciata degli Stati Uniti a Pechino. «Le autorità cinesi ci hanno informato che le otto persone, arrestate il 20 e 21 agosto, sono state espulse», ha detto una portavoce dell'ambasciata americana, precisando che il gruppo è stato imbarcato domenica sera su un volo di Air China per Los Angeles. Gli americani detenuti avevano dispiegato striscioni in favore del Tibet, con una britannica e una persona di nazionalità tedesca fermate con loro, vicino ad alcuni siti olimpici. Tutti erano stati condannati per "turbativa all’ordine pubblico" a dieci giorni di detenzione amministrativa, una pena a discrezione della polizia cinese, senza giudizio di un tribunale. Domenica Washington aveva chiesto la «liberazione immediata» dei suoi cittadini.


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19 agosto 2008

Così Israele ha armato e spinto la Georgia ad aggredire la Russia e la minoranza osseta

Tratto da noreporter

Sceik Nasrallah, il leader di Hezbollah, gongolava l'altro giorno nel celebrare il secondo anniversario della guerra del Libano. E non soltanto per la sconfitta d'Israele. Il generale comandante della divisione Galilea, Gal Hirsh, costretto alle dimissioni alla fine del conflitto, ha addestrato, con poco successo, truppe speciali in Georgia e per Nasrallah gli va attribuita l'ncapacità dei georgiani a fronteggiare l'esercito russo. Sono sette anni che Israele è presente, con soldati della riserva, consiglieri, militari e mercanti d'armi, nell'ex repubblica sovietica. La società di cui Hirsh risulta a capo – Scudo difensivo – è una delle tante organizzazioni di mercenari che mettono sul mercato internazionale la capacità militare israeliana. Centinaia di ex militari israeliani alle dipendenze di Hirsh si sono alternati negli ultimi mesi per mettere a punto reparti speciali georgiani e prepararli all'uso di armi e strumenti bellici sofisticati, come gli aerei-spia senza pilota vanto della produzione israeliana. Il vasto commercio di armi in direzione di Tbilisi è cominciata grazie all'iniziativa di ebrei georgiani trasferiti in Israele. La vendita di questo materiale è soggetta all'autorizzazione del ministero della Difesa di Tel Aviv e anche del ministero degli Esteri che avrebbe, infatti, bloccato la spedizione di strumenti richiesti dall'aeronautica georgiana per non troppo entrare in conflitto con la Russia. Il ministro della Difesa georgiana, David Kezerashvili, un “ex” israeliano conoscitore della lingua ebraica ha facilitato, secondo fonti di Tel Aviv citate dal quotidiano Yediot Aharonot, la collaborazione in campo militare tra i due Paesi. Tra gli israeliani che si sono dati da fare, come privati, l'ex ministro Roni Milo e suo fratello Shlomo, ex direttore generale dell'Industria militare israeliana, il generale Hirsh e un altro generale della riserva, Yisrael Ziv. L'elenco delle merci vendute è lungo: oltre agli arei senza pilota, torrette automatiche per mezzi blindati, sistemi anti-aerei, sistemi per comunicazioni, razzi e altre munizioni. “Gli israeliani dovrebbero essere orgogliosi per aver addestrato ed educato i soldati georgiani” ha commentato l'altro giorno un altro ministro, Temur Yakobashvili, anch'egli – rivela Yediot Aharonot – ebreo.

Secondo fonti di Tel Aviv, gli isrealiani coinvolti nel commercio hanno tentato invano di convincere le industrie belliche israeliane di vendere mezzi ancora più sofisticati alla Georgia. Il ministero della Difesa, infatti, si sarebbe opposto specialmente negli ultimi mesi dopo che tre aerei-spia senza pilota erano stai abbattuti dai russi. Era, per i diplomatici, un chiaro segno della rabbia, che stava crescendo in Russia nei confronti del governo israeliano. Fino ad allora la Georgia era considerata un “Paese normale” e, dunque, non c'era motivo, dicono al ministero degli Esteri israeliano, per non vederle armi e addetsrate le sue truppe. Un ex militare israeliano, appena rientrato dalla Georgia e intervistato da un quotidiano, ha accusato le società (Scudo difensivo ed altre) di aver rivelato segerti militari di Tel Aviv pur di guadagnarsi soldi e garantirsi nuove commesse.


Eric Salerno (Il Messaggero)


Cosa dobbiamo dedurre da queste importanti ammissioni di colpa israeliane, pur diplomaticamente infiocchetate?

1) Israele sa di non pagare dazio; è troppo forte militarmente, satellitarmente, spionisticamente e politicamente per farlo. Se solo la metà di quanto ammesso a denti stretti dal governo ebraico fosse stato imputato alla Serbia, all'Iran o alla Corea si sarebbero invece convocati d'urgenza il Consiglio di Sicurezza dell'Onu o la corte internazionale dell'Aja chiedendo l'immediato procedimento per crimini contro la pace.

2) Se le ammissioni ci sono state significa che la partecipazione attiva e massiccia israeliana all'attentato alla pace in Ossezia non poteva più essere nascosta: troppo materiale isrealiano è finito nelle mani dei russi e, probabilmente, non pochi soldati privati assoldati dagli israeliani sono stati catturati nella controffensiva.

3) Israele vuole gettare acqua sul fuoco (di qui la ventilata contrapposizione tra falchi e colombe). Incassata la sconfitta militare e diplomatica, infatti, Tel Aviv che suol avere sale in zucca, punta su effetti collaterali, quale la messa in difficoltà della politica unitaria europea per il tramite dell'escalation da parte polacca che metterà a forte rischio la linea unitaria guidata dai tedeschi. Ma c'è anche la questione iraniana: in questi giorni Ahmadinejad deve consultarsi con Erdogan sull'ipotesi di apertura del pipe-line che attraverso Persia e Turchia collega Israele con l'India tenendola fuori dalla dipendenza russo-europea. Spostare la tensione tra Iran ed Europa e trovare un accordo con Teheran comprendente l'apertura del pipe-line (l'Iran è già per altre direttrici il principale fornitore di petrolio d'Israele) significherebbe per Tel Aviv compiere un ulteriore capolavoro diplomatico in mancanza del quale la tensione con lo stato isalmico diventerebbe invece effettiva per via della sua potenzialità nucleare e qualche conflitto, magari “tattico” diventerebbe inevitabile.

4) Gli Usa continuano a segnare il passo, surclassati da Israele dapprima nel dettare i tempi e i modi dell'aggressione all'Ossezia e alla Russia e poi nel gestirne gli effetti. Anche Bush però, in attesa del vertice Nato, ha finito con il calmare i toni. Ma forse perché qualcuno gli ha spiegato che la Georgia che ha subito la controffensiva russa non è quella che confina con l'Alabama.


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22 luglio 2008

Anche gli Usa scoprono gli hooligans

Tratto dal Corriere della Sera

NEW YORK
— Ci hanno impiegato più di 10 anni, ma alla fine anche in America sul soccer hanno imparato alcune cose imprescindibili. Una: non è uno sport da signorine, come storicamente si credeva. Due: è possibile riempire uno stadio intero, mentre dentro ventidue tizi prendono a calci un pallone rotondo. Esclusi i Mondiali, non era accaduto quasi mai. Allo smantellamento di pregiudizi e falsi miti, ci ha pensato l'ultimo weekend di calcio giocato.

Non erano infatti signorine i cento e più tifosi sugli spalti di Columbus, Ohio, che a un certo punto hanno scatenato una megarissa conclusasi con molti contusi e qualche arresto. La polizia dell'Ohio si è trovata completamente impreparata a questo evento, così che la scazzottata è andata avanti per un bel po' prima che gli stewart del Crew Stadium riuscissero a farci qualcosa. In campo per un'amichevole di lusso, i locali Columbus Crew iscritti alla Major League Soccer, e il West Ham United in preparazione alla Premier League. Ad attaccar briga sarebbero stati i supporter inglesi, ma c'è chi dice che gli sfottò americani fossero iniziati molto presto. Ruggini bicentenarie, verrebbe da dire. Qualche birra di troppo avrebbe fornito l'indispensabile combustibile.

È dunque l'esordio dell'hooliganismo nel mondo del calcio americano, ma sarebbe facile dare la colpa ai tifosi ospiti anche perché l'Ohio ha una tradizione non proprio edificante: a maggio durante una partita di campionato, dagli spalti erano partiti insulti a sfondo razziale nei confronti di Kheli Dube, attaccante di New England, afroamericano, autore di un bel gol. Il presidente della Lega Don Gerber ha aperto un'inchiesta nel tentativo di identificare gli autori delle offese ed ha promesso che li bandirà a vita dagli stadi. Ma ancora non li ha identificati.

Insomma, se è inevitabile che ci copino, è possibile che negli Usa non si limitino solo alle buone abitudini. Anne Ralston, portavoce della polizia locale, ha detto di non aver capito bene cos'abbia alimentato la scazzottata: «Stiamo investigando, una rissa di queste dimensioni, durante un avvenimento sportivo, non si era mai vista».

Per fortuna invece non s'era mai vista una folla del genere al Giants Stadium per una partita della Mls, quasi 50 mila spettatori per la sfida di cartello Los Angeles-New York (quarto dato di sempre per il soccer Usa). C'era Beckham, ma si è vista anche una partita avvincente, finita 2-2, con pareggio al 92' di Landon Donovan per i Galaxy di King David. Certo, non sarà Milan-Inter, ma tra le due scuole di pensiero, West coast contro East coast, è nata una sana e calcistica rivalità. Adesso bisogna sperare che la prossima volta sugli spalti non finisca a pugni.


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11 giugno 2008

Il falso sogno americano

Tratto da Excalibur Varese
L’America è comunemente conosciuta come la patria della libertà, come la nazione che più di ogni altra ha contribuito all’affermazione della democrazia nel mondo.

Il suo modello di società è considerato dai suoi estimatori come l’unico in grado di assicurare al mondo intero pace e benessere e di stabilire un nuovo ordine mondiale basato sulla concordia e sulla fratellanza.

Ma è proprio così? Siamo proprio sicuri che questo quadro sia reale e non dipinto ad arte?

Partiamo dalle origini: nel nuovo mondo venivano spediti direttamente dalle carceri i delinquenti di ogni risma, gli ergastolani, gli emarginati e gli avventurieri pronti a tutto. Puritani fanatici e vogliosi di rinverdire i fasti della Santa Inquisizione, cattolici perseguitati dai protestanti, ebrei vittime dei pogrom, affamati, asociali e spostati di ogni sorta, da tutto ciò nasce la "civiltà" americana.

Ha mosso i primi passi massacrando 10milioni di pellerossa per sottrarre loro la terra, lasciandoli morire di fame, di inedia e di alcolismo dopo averli ristretti in riserve sempre più piccole e prive di pascoli, unica loro fonte di sostentamento.

E’ diventata potente con il lavoro di 14milioni di africani strappati con la forza alla loro terra e trattati alla stregua di animali domestici su cui esercitare diritto di vita e di morte (mentre l’Europa romano-cristiana, vera culla di civiltà, si avviava a cancellare per sempre la schiavitù). Si sono dovuti attendere gli anni '60 per porre fine alla segregazione razziale in vigore in molti Stati USA.

Durante il secondo conflitto mondiale, il cui ingresso è stato fortemente voluto dall’influente apparato industriale americano per superare la crisi economica che si protraeva da dieci anni - dal fatidico venerdì nero di Wall Street - l’America ha massacrato milioni di civili inermi nei bombardamenti a tappeto delle città tedesche e italiane. Ad Amburgo come a Dresda perirono, bruciati vivi dagli ordigni incendiari o mitragliati dal volo radente dei caccia, oltre duecentomila civili, per poi completare l’opera con le bombe atomiche gettate su due delle più popolose città del Giappone (non ne bastava una?) oramai prossimo alla capitolazione.

I prigionieri tedeschi della Wehrmacht, ragazzi di 15 e 16 anni, rinchiusi nei campi di concentramento americani e inglesi venivano volutamente lasciati morire di fame, di malattie e di stenti. Costretti a scavarsi con le mani delle buche dove ripararsi dal freddo, sotto lo sguardo indifferente dei carcerieri alleati.

A guerra finita i “liberatori” si girarono dall’altra parte quando i partigiani comunisti massacravano i fascisti o presunti tali, familiari compresi. Quando riempivano le fosse comuni con i corpi straziati dei giovani soldati della Repubblica Sociale Italiana arresisi dopo il 25 aprile.

Nel dopoguerra, dopo averci distrutto le città con i bombardamenti terroristici del ’44, l’America, con il piano Marshall, ha investito in Italia grandi capitali per farci diventare una sua docile e redditizia colonia (cambiano i tempi, mutano gli scenari ma la logica statunitense è sempre la stessa: distruggere per poi gestire il business della ricostruzione come sta avvenendo in Iraq e Afganistan). Al riguardo si parla tanto degli aiuti americani, ma si dimenticano gli enormi contributi, veramente disinteressati, provenienti dall’Argentina. Ogni giorno navi stracolme di ogni cosa hanno fatto la spola tra il Paese di Evita Peron e l’Italia, ma di questo nessuno ne parla.

Durante la guerra del Vietnam per stanare i vietcong gli americani non esitarono a bruciare con le bombe al napalm interi villaggi, con le persone dentro. Tali operazioni venivano cinicamente chiamate “disinfestazioni”.

Negli anni settanta e ottanta l'America ha sostenuto le più sanguinose dittature militari sia in sud America, dove la CIA ha organizzato e finanziato i più cruenti colpi di stato, sia in Grecia e in Turchia con i regimi dei colonnelli. Salvo poi disconoscerli dopo che ebbero fatto il lavoro sporco o essere diventati poco utili ai suoi disegni geopolitici.

L’Iraq, per giungere ai giorni nostri, era uno Stato sovrano, retto da una dittatura non tanto diversa da quella che possiamo trovare nei Paesi islamici amici dell’America come l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi e sicuramente meno feroce di quella cinese con la quale l’amministrazione Bush e l’Italia intrattengono ottimi rapporti d'affari. Le varie etnie e religioni coesistevano pacificamente (l’ex vice di Saddam Aziz è cristiano) anche grazie al pugno di ferro del Rais. Con gli americani non c’è più un edificio in piedi, neppure i luoghi di culto sono risparmiati e lo spettro della guerra civile è alle porte. Per non parlare dell’economia divenuta totalmente dipendente dall’America dopo che questa si è impadronita del petrolio iracheno.

Sotto le macerie delle loro abitazioni, distrutte dalle bombe a stelle e strisce, sono morte 162mila persone e almeno 30mila bambini; un’intera città, Falluja, è stata bombardata giorno e notte con armi al fosforo che hanno bruciato vivi e corroso migliaia di uomini, donne vecchi, e bambini; ai posti di blocco i soldatini di Bush dal grilletto facile uccidono decine di persone al giorno (come è successo al nostro povero Calipari). Nelle carceri americane in Iraq e a Guantamano la tortura non è una novità.

In Afganistan, per rimanere nel campo delle guerre preventive, con l’occupazione americana è ripresa con vigore la produzione di oppio.

L’America conserva un poco invidiabile primato, quello di essere la prima produttrice e utilizzatrice al mondo di armi di distruzione di massa, una vera e propria democrazia a mano armata: dalle bombe atomiche gettate sul Giappone, che ancora oggi mietono vittime a causa delle radiazioni, alle armi chimiche utilizzate in Vietnam e Iraq e per finire agli ordigni all’uranio impoverito utilizzati nei Balcani, causa primaria delle morti per cancro tra la popolazione e tra gli stessi soldati, molti dei quali italiani.

Il bussines degli armamenti rappresenta una voce primaria del bilancio USA: le armi americane sono esportate in tutto il mondo, ovunque vi siano focolai di guerra. Nei paesi poveri scarseggiano il cibo e le medicine ma non le pallottole made in Usa. Non è un caso che negli ultimi vent’anni la fame del mondo invece di diminuire è aumentata ed è tutt’ora in costantemente crescita, come la diffusione delle armi.

La cultura e lo stile di vita americani sono intrisi di violenza: un’arma non si nega a nessuno, neppure agli adolescenti. Nei sobborghi delle città americane, all’ombra degli sfavillanti grattacieli, l’emarginazione, la violenza e l’alcolismo sono di casa. La stessa cinematografia è imperniata sui gangsters, sui cow boys che uccidono gli indiani e sulla forza bruta del potere.

Non è un caso che l’America è oggi l’unico paese del mondo occidentale a praticare la pena di morte. Come nei tanto osteggiati Paesi islamici e nelle peggiore dittature comuniste e militari.

Venuta meno la minaccia sovietica ci saremmo aspettati un progressivo disimpegno militare americano in Europa, invece la Nato (leggi America) ha mantenuto sul nostro suolo il suo enorme apparato bellico fatto di 113 basi militari - mantenute con i nostri soldi - alcune delle quali nucleari (alla faccio del referendum che lo ha bandito). A quale scopo? Per difenderci dalla Svizzera o per rimarcare, anche militarmente, il nostro stato di impotenza e di dipendenza dagli USA?

L’America è sicuramente un grande Paese, sotto il profilo economico e, soprattutto, militare, ma dal punto di vista umano e civile non ha proprio nulla da insegnarci. E rattrista vedere i nostri politici e intellettuali, di destra ma anche di sinistra, guardare con simpatia e ammirazione all’America, come se noi europei, maestri di cultura e civiltà, noi europei, che abbiamo insegnato al mondo a camminare, non fossimo in grado sviluppare un nostro modello di società, ancorato ai nostri valori di umanità e di giustizia sociale.

Gianfredo Ruggiero

(presidente Circolo Excalibur - Varese)


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25 marzo 2008

Grazie America...

 Egitto, nave Usa spara: un morto

Un egiziano è rimasto ucciso e altri due feriti quando da una nave da guerra statunitense che stava per imboccare il canale di Suez sono stati sparati alcuni colpi contro due battelli che si stavano avvicinando. A bordo dei due battelli si trovavano alcuni venditori ambulanti. Le due chiatte volevano "abbordare" la Global Patriot per vendere paccottiglia ai marinai ma hanno ignorato gli avvertimenti a non avvicinarsi.


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14 marzo 2008

Gli yankee ci hanno raccontato balle, chiedete scusa al mondo!

Ieri leggendo le pagine del Corriere della Sera online mi sono soffermato su un titolo: “Gli Usa: nessun legame Al Qaeda-Saddam” e subito nella mia mente sono apparsi due fotogrammi, il primo l’immagine di migliaia di bambini uccisi dalle bombe intelligenti americane e nella seconda Saddam Hussein impiccato come l’ultimo dei mostri esistenti nella faccia della terra.

Leggendo l’articolo si chiarisce una volta per tutte quello che molti di noi hanno sempre affermato e cioè che il Governo Irakeno di Saddam Hussein non aveva alcun legame con l’estremismo islamico e con il terrorismo di Al Qaeda, ma si aggiungono alcuni particolari che testimoniamo come il Governo americano stia ancora oggi tentando di nascondere questo rapporto ufficiale dell’establishment militare americana che chiarisce quali erano le vere intenzioni degli Usa.

Quel 20 Marzo 2003 è stata per l’ Iraq l’inizio della fine, l’invasione da parte della coalizione formata da Stati Uniti d'America, Regno Unito, Australia e Polonia ha portato ad una guerra civile e i costi umani ancora oggi non sono chiari, l'unico numero noto con una certa precisione è quello delle perdite della coalizione (4.188 morti ed oltre 28.000 feriti fino al 1 dicembre 2007), mentre per le perdite irachene si parla di 650.000 morti stimati in uno studio apparso nell'ottobre 2006 sulla rivista medica Lancet.

A questo punto sorgono decine di domande, perché questa guerra? perché tanto sangue versato per garantirsi il controllo di un importante settore petrolifero mondiale? perché l’amministrazione Bush ci ha raccontato così tante bugie?

Perché l’allora Governo Berlusconi decise di sostenere queste grossolane bugie?

I mesi che precedettero questa guerra furono per me e per decine di dirigenti di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani molto turbolenti, minacce di espulsione, sospensioni, commissariamenti furono le uniche parole che uscirono dalla bocca dei responsabili nazionali del Partito, anch’io subì un procedimento disciplinare per aver detto, scritto e promosso una campagna contro la “guerra del petrolio”.

Ma oggi il silenzio sovrasta questa notizia, dentro An nessuno ne parla, nessuno cerca di capire la mistificazione della realtà, e come allora sembra passare la linea che avevano ragione loro.

Invece no, oggi a nome di quei dirigenti sospesi e commissariati, chiedo a Gianfranco Fini, a Maurizio Gasparri, ad Andrea Ronchi, a Ignazio La Russa, ad Altero Matteoli e ai tanti Dirigenti territoriali giovanili e non che della cultura della calunnia hanno fatto carriera, le scuse, ma non le semplici parole di circostanza, vogliamo che ci chiedano scusa!

Nell­`elenco non ho citato alcuni esponenti della Destra Sociale, non per dimenticanza, ma proprio perche` quella Destra fu l`unica a capire le nostre contrarieta`.

Mi vengono in mente le decine di riunioni fatte nelle sedi di Partito, sembravamo i soliti antiamericani di destra, sembravano i filo nazisti da salotto, sembravamo per tutto il Partito gli eretici da mettere all`indice, oggi invece prevale il silenzio.

Non rassegniamoci, non molliamo, avevamo ragione allora, abbiamo ragione oggi!

Simone Spiga
Dirigente Nazionale
Azione Giovani


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13 marzo 2008

Gli yankee ci hanno preso per il culo!

Per anni ci hanno raccontato che l'Iraq di Saddam Hussein era uno stato canaglia e oggi invece scopriamo la verità....che è molto diversa da quello che ci avevano raccontato...
Non è che gli servivano i pozzi petroliferi irakeni?

tratto da Corriere.it

Gli Usa: nessun legame Al Qaeda-Saddam

WASHINGTON –
Non c’è la «pistola fumante», la prova provata dei rapporti tra Saddam Hussein e Al Qaeda. Questa la conclusione di un rapporto riservato redatto dal Pentagono. Un verdetto già espresso da esperti civili, ma che questa volta porta il sigillo dell’establishment militare americano. E, infatti, il rapporto che doveva essere presentato e diffuso, è stato di fatto semi-nascosto su decisione dell'amministrazione.

Chi lo desidera deve farne richiesta ufficiale e lo riceverà via posta. Sui siti è circolata solo una breve versione, di poche pagine. I ricercatori del Pentagono sono arrivati alla conclusione dopo aver esaminato 600 mila documenti ufficiali iracheni, confiscati dopo l’invasione del 2003, ed aver interrogato i funzionari del deposto regime. Dunque un lungo lavoro di scavo, durato mesi.

Secondo il dossier Saddam ha sostenuto il terrorismo di stato, ha intrecciato rapporti con formazioni radicali palestinesi, ma ha diretto le azioni eversive non contro gli Stati Uniti. L’obiettivo era rappresentato dai dissidenti iracheni. Inoltre, tra il 1999 e il 2000, il regime ha sviluppato un programma per lo sviluppo, la costruzione e l’addestramento all’uso di autobomba e cinture per attentatori suicidi. Tecniche poi adottate dai ribelli per contrastare la presenza americana.

Lo studio del Pentagono contraddice una delle “ragioni” presentate da Bush per giustificare la guerra: la collusione tra i qaedisti e la dittatura di Saddam. Prima dell’invasione la presenza di terroristi islamisti era limitata alla fazione Al Ansar e agli uomini di Al Zarkawi attestatisi in alcune basi nel Kurdistan. E’ dopo la caduta di Bagdad che i seguaci di Osama hanno scatenato la loro offensiva. Al Zarkawi si è spostato nell’area sunnita e dall’estero sono arrivati centinaia di volontari.


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20 febbraio 2008

Centosessantamila serbi resistono minacciati in casa loro

Il parlamento terrorista albano-kosovaro dichiara in modo illegale e illegittimo l'indipendenza del Kosovo. L'Europa tace davanti all'occupazione illegittima di uno dei suoi territori. Con il silenzio complice dell'Unione Europe e delle Nazioni Unite e l'indifferenza dei mezzi di comunicazione e degli organismi internazionali, ad eccezione della Russia di Putin, il Parlamento del Kosovo, controllato dalle mafie albanesi-kosovare, ha dichiarato la propria indipendenza unilateralmente, violando così la risoluzione 1244 adottata nel 1999 dopo la guerra e che riconosce al Kosovo una “autonomia sostanziale” riaffermando, comunque, la sovranità di Belgrado sulla patria storica e spirituale dei serbi.

In risposta a questo atto il Presidente russo ha chiesto all'Onu, movendo al contempo forti critiche e rimproveri all'Unione Europea per la sua passività, che siano rispettati i documenti e le risoluzioni che rendono illegale l'atto illegittimo di appropriazione e rapina del Kosovo.

Da parte sua il primo ministro serbo, Vojislav Kostunica, ha condannato con un messaggio televisivo la creazione di questo “falso stato” accusando di questa manovra gli Stati Uniti “disposti a violare l'ordine internazionale per i loro interessi militari”. “Mai una verità è apparsa più chiara di come la Serbia sia stata distrutta selvaggiamengte dalle bombe della Nato. Ma il popolo serbo non smetterà mai di lottare per la propria libertà. Finché esisterà il popolo serbo il kosovo sarà Serbia!”

Il comunicato non è stato privo di avvertimenti alla UE che “ha abbassato la testa” e che sarà responsabile “di tutte le serie conseguenze che la secessione kosovara implicherà”. Da parte sua il presidente serbo, Boris Tadic, ha assicurato che “la Serbia farà tutto quel che le sarà possibile per annullare l'arbitraria ed illegale indipendenza proclamata del Kosovo, contraria ai più elementari principi del Diritto Internazionale”.

Frattanto migliaia di albanesi hanno marciato in Kosovo, con l'appoggio di centomila confratelli venuti appositamente dall'Albania e dalla Macedonia che, sventolando bandiere albanesi e americane, hanno occupato il sacro territorio degli antichi serbi.

Con quest'atto del governo terrorista di Hashim Taci. appoggiato dagli Usa si completa il processo d'invasione del Kosovo e di smembramento della Serbia iniziato da trent'anni. Anni di aggressione contro la popolazione, la sovranità e il patrimonio culturale serbo; un processo che portò al controllo da parte degli albanesi islamici invasori delle strutture politiche del Kosovo; un potere raforzato dai bombardamenti terroristi e dal terrore della pulizia etnica e degli omicidi operati dai terroristi dell'Uck, sovvenzionati dal narcotraffico e dagli aiuti americani. Questo sanguinario terrore ha spinto i civili serbi a fuggire a migliaia il Kosovo e ha trasformato i serbi in una minoranza nel loro proprio territorio.

Nel giorno in cui viene proclamata questa “inidpendenza” resistono ancora in Kosovo centosessantamila serbi che sono riusciti a sopravvivere alla pulizia etnica, che asserragliati nelle loro proprietà fanno quadrato sul loro modo di vivere dando un esempio al mondo affinché nessuno scordi che quella terra è Serbia.

Il capo religioso serbo nella regione, Artemije, vescovo della Chiesa Ortodossa del Kosovo, ha lanciato un proclama ai compatrioti chiedendo loro che resistano nei focolari e presso i pochi monasteri non ancora profanati “malgrado quel che Dio permetta ai nostri nemici di fare”.

Tierra Y Pubelo vuole in quest'occasione, di fronte a quello che considera un atto illegittimo e illegale commesso sul suolo europeo che volge a distruggere una delle nostre più antiche identità, esprimere la propria solidarietà con il popolo serbo e specialmente con quelle migliaia di famiglie che, nel silenzio indifferente dell'opinione pubblica e in quello complice delle strutture europee, resistono difendendo i propri diritti, la loro identità e cultura di fronte all'impunita aggressione operata da un'organizzazione di terroristi e  narcotrafficanti sostenuta dalle strutture mondialiste.

Finché esisterà il popolo serbo il kosovo sarà Serbia!”


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15 febbraio 2008

Basta Berlusconi e Veltroni...Votate RON PAUL!

Una tranquillo dibattito fra repubblicani, dove ciascun candidato recitava a memoria la propria nenia incantatrice, è stato improvvisamente scosso da un intervento "esplosivo" del parlamentare texano Ron Paul, che sin dall'inizio si è distinto per posizioni decisamente contrarie al pensiero omologato del resto del partito.

La domanda che ha incendiato il dibattito è stata la seguente: "Onorevole Paul, lei da sempre si è distinto per essere contrario alla guerra in Iraq, e ha detto che se fosse eletto presidente ritirerebbe immediatamente le truppe dal teatro di guerra. Lo conferma?"
"Quello che dobbiamo capire - ha risposto in sintesi Paul - è che noi siamo stati attaccati proprio per la nostra presenza in Medio Oriente ...

... e in Iraq. L'undici settembre alla fine ce lo siamo cercato noi. Il presidente Bush è stato eletto su una piattaforma di non interferenza con le nazioni sovrane, la tradizione repubblicana è quella di non interferenza, e la nostra stessa costituzione ci impone di non interferire con la vita politica altrui."

Rudy Giuliani quasi non credeva all'occasione che gli stava passando davanti, ed ha addirittura violato le regole del dibattitopur di non farsela sfuggire: ha interrotto il moderatore, chiedendo di poter commentare, e senza attendere il permesso ha inscenato una spledida rappresentazione dell' "ex-sindaco indignato" per le parole di Ron Paul. "Devo dire - ha dichiarato Giuliani - che ho sentito moltissime spiegazioni per l'undici settembre, ma questa è davvero la più stana: trovo semplicemente inaccettabile attribuire alla nostra presenza in Iraq gli attacchi dell'undici settembre, e invito il senatore Paul a ritrattare immediatamente la sua affermazione".

A quel punto il moderatore non ha potuto che concedere a Paul lo spazio per la replica. Paul ha mantenuto la sua posizione, ma non si è accorto del tranello verbale tesogli nel frattempo da Giuliani, che aveva astutamente dimenticato "Medio Oriente", ripetendo solo "Iraq" nel rimettergli in bocca la frase incriminata. Paul si è così ritrovato a dire che "sono anni che bombardiamo l'Iraq, non potevamo che aspettarci una reazione di quel genere", e quando si è accorto dell'errore la platea stava già mandando chiari segni di disapprovazione. Nel dopo-dibattito gli altri candidati e gli stessi commentatori della Fox - la rete che ha organizzato il dibattito - hanno cercato di seppellire definitivamente il texano "anomalo", sostenendo che "dopo quella affermazione possiamo considerare Paul definitivamente escluso dalla corsa alla presidenza".

Ma nelle ore seguenti si è registrata una sorpresa ancora maggiore: invece di affondare del tutto, Ron Paul è schizzato in testa alle classifiche dei voti dei telespettatori, che inizialmente lo indicavano come il vincitore virtuale del dibattito, attibuendogli il 30% dei voti (seguito da Romney con il 27%), contro il 16% soltanto per Giuliani, mentre John McCain riportava un triste e imprevisto 3%.

Stupiti per il guizzo di Ron Paul, i commentatori della Fox cercavano improvvisamente di sminuire l'importanza di un voto popolare che fino a qualche minuto prima avevano annunciato come un responso divino. E quando Ron Paul si è presentato per essere intervistato, l'anchor numero 1 della Fox lo ha letteralmente aggredito, chiedendogli senza mezze parole di indicare un solo motivo che avrebbe potuto provocare l'aggressione all'America dell'undici settembre.

Paul ha iniziato pazientemente a elencare "la nostra presenza in Arabia Saudita", "il fatto che da dieci anni stiamo bombardando una nazione che teniano sotto embargo, uccidendo centinaia di migliaia di bambini...", al che l'uomo della Fox ha pensato bene di interromperlo, chiedendogli: "per caso non dovremmo intervenire, quando una nazione come il Kuwait viene invasa da un dittatore che uccide con il gas la propria gente?" Nonostante l'aggressività del commentatore, Paul è riuscito a rispondere che "questo avveniva sotto Reagan e Bush, e nessuno sembrava scandalizzarsi allora", aggiungendo "e poi, il gas glielo abbiamo dato noi".

Il presentatore della Fox ha capito che non gli conveniva proseguire su quella strada, e ha prontamente posto fine all'intervista. Nel frattempo il sondaggio del pubblico si attestava sul 28% dei voti a Ron Paul, contro il 19% a Giuliani.

Che sia forse venuto il momento in cui la gente comincia a giungere intuitivamente a certe verità che a livello razionale le vengono sistematicamente negate dal costante lavaggio del cervello operato dai media? 


 


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permalink | inviato da simonespiga il 15/2/2008 alle 0:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 gennaio 2008

Ron Paul ottime il 10% alle elezioni primarie dei repubblicani in America

Italiani per Ron Paul - Elezioni USA 2008Dieci per cento sembra il risultato definitivo.

Insoddisfacente rispetto ai sogni, ma ben più reale dei 3, 4, 5 che ancora nell'ultimo mese davano molti sondaggi. Uno commissionato da Bloomberg prima di Natale, ha avuto la faccia tosta di dare Paul all'1% in Iowa. Anche qui insoddisfacente rispetto ai sogni (di Bloomberg).
Paul porta qualche delegato alla convention nazionale, cosa che non è riuscita a Giuliani, mestamente indietro col 3-4%. Non sottovalutiamo neanche troppo la tornata: è un buon inizio che aiuterà ad individuare quel che c'è ancora da mettere a punto.
Delle modalità di conteggio dei voti è opportuno dubitare, ma fino a prova contraria dobbiamo prendere il risultato come appare. Stupisce in particolare il 13% raccolto dall'attore-senatore Fred Thompson, che pareva piuttosto in ripiego.
I media come sempre hanno cercato di distorcere la percezione dei dati: leggo che la CNN per un bel po' avrebbe dato Giuliani davanti a Paul.
Si sapeva che lo Iowa era uno stato difficile per Ron a causa della sua agricoltura sussidiata e per la presenza di una consistente base evangelica sensibile al messaggio di Huckabee, retoricamente identitario...insomma, un telepredicatore! Huckabee, senza soldi e senza supporters, vince grazie alla scelta dei media di metterlo sotto i riflettori, una massiccia sovraesposizione in meno di due mesi. Sicuramente la sua figura è usata nell'ambito di un disegno più largo, non ci vorrà molto tempo per capirlo.
Per ora, è primo mattino, ci fermiamo qui.

Tratto dal Blog - ITALIANI PER RON PAUL


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permalink | inviato da simonespiga il 4/1/2008 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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