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Strage di Bologna, vogliamo la verità!
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2 agosto 2011

Strage di Bologna, vogliamo la verità!

Il 2 agosto 1980 una bomba esplose all'interno della stazione di Bologna causando la morte di 85 persone: fu il più grave attentato terroristico mai compiuto in Italia. A distanza di trentun anni a pagare per quest'azione disumana resta solo Luigi Ciavardini, all'epoca legato ai Nar, movimento di estrema destra sorto a Roma sul finire degli anni '70. Tuttavia non pochi elementi ci inducono a pensare che la condanna dei membri dei Nar (oltre Ciavardini furono condannati anche Francesca Mambro e Giusva Fioravanti) sia strumentale, volta esclusivamente a fornire all'opinione pubblica il capro espiatorio di cui, in questi casi, siavverte il bisogno.

Ma proviamo ad ascoltarele voci di…


-"...c'è da chiedersi se, prima di indignarsi, il Prc emiliano si sia preso la briga di consultare gli atti processuali che hanno portato alle condanne dei Nar..." 

Andrea Colombo,giornalista de "Il Manifesto".


-"...premetto che non ho mai ritenuto la Francesca Mambro e Giusva Fioravanti responsabili dell'eccidio di Bologna. L'ultima assai debole sentenza di condanna è da ascriversi alle condizioni ambientali, politiche ed emotive della città in cui è stata pronunziata, nonchè alle teorie allora largamente imperanti della sinistra e nella collegata magistratura militante: essere funzione della giustizia quella di partecipare alla lotta...".

Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica e all'epoca della strage Ministro dell'Interno.


Limiti dell'accusa a Ciavardini

Vediamo ora alcuni dei limiti e delle incongruenze delle accuse a Ciavardini e agli altri neofascisti: i Nar, nell'ambito delle indagini sulla strage, furono tirati in ballo da Raffaella Furiozzi, la quale rivelò che il fidanzato, il neofascista Diego Macciò, prima di morire le aveva confidato che a compiere la strage di Bologna erano stati Valerio Fioravanti ,Francesca Mambro, Massimo Taddeini e Nanni De Angelis (ricordiamo però che le informazioni di Macciò erano già, comunque, di seconda mano). Luigi Ciavardini fu coinvolto in un secondo tempo da quel gentiluomo di Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo, il quale spiegò che se i colpevoli erano stati De Angelis e Taddeini doveva per forza incastrarci anche Ciavardini, perchè i tre "erano inseparabili". Di per sè non si capisce come questa affermazione aleatoria possa costituire una prova inconfutabile della colpevolezza di Ciavardini; ma nel momento in cui fu chiaro che De Angelis e Taddeini non potevano essere assolutamente stati in quanto esistono prove filmate che il 2 agosto 1980 erano in Umbria a giocare la finale del primo campionato italiano di football americano, questa avrebbe comunque dovuto diventare una controprova! Un esempio cioè del fatto che la testimonianza della Furiozzi e della successiva precisazione di Izzo non erano affidabili. Ma i giudici che hanno reiterato la condanna non hanno tenuto conto di ciò, come non hanno tenuto conto del fatto che non è pensabile che un ragazzi di 17 anni, quale era Ciavardini nel 1980, possa essersi procurato e poi aver gestito con successo centinaia di kg di tritolo.

E ancora: perchè non è stato tenuto conto del fatto che il figlio di Sparti (l'altro accusatore di Ciavardini) ha rivelato che il padre mentì per avere degli sconti di pena, vantandosi di avere "fregato tutti"?

Sarà mica vero, come sostiene l'autrice di una recensione del libro dell'avvocato di Ciavardini che pensare che la strage di Bologna è stata di matrice fascista, sia un'ignoranza che per molti è di comodo? D'altronde, altro aspetto inquietante sottolineato dalla stessa blogger e che conferma la nostra tesi sulla ricerca del capro espiatorio, come potevanoi giudici, già il 4 agosto 1980 (un giorno dopo l'inizio delle indagini!) indicare con certezza che l'unica pista da seguire era quella del terrorismonero?

Possiamo fermarci qui, ma per chi volesse approfondire l'argomento si consiglia la lettura di alcuni libri, come "Strage all'italiana" di Valerio Cutonilli o "La strage di Bologna-Luigi Ciavardini: un caso giudiziario" scritto dallo stesso Ciavardini in collaborazione con Gianluca Semprini.

La ricerca dellaverità

Quello che vogliamo sottolineare è che dobbiamo batterci noi in prima persona perchè possa finalmente emergere la verità sulle stragi che hanno insanguinato l'Italia tra il 1969 ed il 1980. Stragi in cui, è chiaro, i nostri vertici politici e militari hanno avuto un ruolo chiave e lo avranno ancora, almeno finchè non verrà meno il cosiddetto "segreto di stato". Di tutte le stragi, infatti, solo quella del 2 agosto 1980 ha dei colpevoli acclarati, ma abbiamo visto, seppur brevemente, quanto debole sia l'impianto accusatorio nei loro confronti. E di nessuna soprattutto, sono ancora noti i mandanti...dopo 31 anni...

Simone Spiga e Luigi Ciavardini a Cagliari

24 settembre 2009

In edicola il nuovo numero di AREA


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permalink | inviato da simonespiga il 24/9/2009 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 ottobre 2008

STRAGE BOLOGNA: CONCLUSA AUDIZIONE COSSIGA

Roma, 31 ott. - E’ durata circa tre ore l’audizione del senatore Francesco Cossiga, sentito a Roma dal pm di Bologna Paolo Giovagnoli nell’ambito dell’indagine sulla strage alla stazione del 2 agosto del 1980. L’ex presidente della Repubblica era stato convocato come persona informata sui fatti dopo un’intervista rilasciata l’estate scorsa a un quotidiano. (AGI)

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ROMA/BOLOGNA (Reuters) - Il senatore a vita Francesco Cossiga oggi è stato sentito per circa tre ore a Roma dal magistrato titolare di un fascicolo sulla strage di Bologna aperto nel 2005 in cui si ipotizza una matrice mediorientale.

Lo riferiscono fonti giudiziarie.

Nel 2005 la Procura di Bologna aprì un fascicolo contro ignoti, affidato al magistrato Paolo Giovagnoli che oggi ha sentito Cossiga, sulla base di elementi raccolti dalla Commissione parlamentare Mitrokhin, in particolare la presenza nel capoluogo emiliano il 1 agosto 1980 - vigilia della strage - di Thomas Kram, militante di un gruppo eversivo tedesco.

Il fascicolo riguarda la cosiddetta pista palestinese, secondo la quale a provocare la strage sarebbero stati militanti palestinesi che avrebbero fatto saltare in aria l'esplosivo - forse per sbaglio - durante il trasporto, mentre si trovavano alla stazione di Bologna.

Una versione sostenuta da Cossiga, anche nel corso di un'intervista rilasciata lo scorso 8 luglio al Corriere della Sera, in cui l'ex presidente della Repubblica parlava del "lodo Moro", l'accordo tra militanti palestinesi e governo italiano per evitare che l'Italia fosse coinvolta in attentati terroristici.

Nel corso dell'interrogatorio odierno, Cossiga ha confermato la propria versione, negando però di aver detto in passato che a parlargli della pista araba sarebbero stati i carabinieri.

Il 2 agosto 1980 morirono alla stazione di Bologna 85 persone e ne restarono ferite altre 200. Per la strage sono stati condannati all'ergastolo i terroristi neri Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.

31 ottobre 2008

Un ora fa il Presidente emerito Francesco Cossiga è stato ricevuto alla Procura di Bologna per discutere della Strage



ORA VOGLIAMO LA VERITA'

2 agosto 2008

Strage di Bologna, VOGLIAMO LA VERITA'

Il 2 Agosto 1980 esplodeva a Bologna la bomba che causò la tragica fine di 85 vittime innocenti e centinaia di feriti che ancora oggi rimangono senza giustizia. Nuovi scenari si sono aperti a seguito delle recenti dichiarazioni del presidente Cossiga, che ha collegato l’esplosione al terrorismo arabo e alle tensioni mediterranee che nel 1980 vedevano l’Italia in prima linea. Le nuove dichiarazioni aprono ancora più falle nella verità ufficiale che ha consegnato in pasto al mondo tre “colpevoli di comodo”: Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini ancora oggi pagano per qualcosa che non hanno commesso. A 28 anni dal più grande attentato che abbia colpito l'Italia ancora troppi interrogativi restano senza risposta. Non esiste alcun movente, non esiste nè è mai esistito un filone di indagini alternativo a quello neofascista, nonostante i numerosi e comprovati tentativi di depistaggio cui non è mai seguita un’effettiva indagine investigativa. Tante, troppe menzogne han circondato e circondano tutt'ora l'intera struttura dell'impianto accusatorio.

Numerose sono le voci che gridano l’innocenza dei tre colpevoli di comodo. Il fronte innocentista non ha colore politico, svaria da destra a sinistra; da un ex presidente della repubblica come Cossiga a noti giornalisti dichiaratamente “rossi”. Tutti uniti da un unico comune filo conduttore: l’amore per la Verità e per la Giustizia! Si è parlato a lungo e a sproposito di segreto di Stato sulla strage di Bologna. Ma nessun segreto è stato mai apposto sull’attentato. L’unica certezza esistente oggi è il silenzio. Tranne qualche coraggiosa eccezione, infatti, nessuno vuole più parlare della strage di Bologna. E se la menzogna raccontata è colpevole, il silenzio lo è ancor di più. La detenzione di Luigi Ciavardini, ancora oggi imprigionato nel carcere di Rebibbia, dove sconta la sua condanna a 30 anni per concorso in strage, serve a ricordarci ogni giorno questa drammatica ingiustizia. Condannare tre persone innocenti significa mantenere nell’impunità i veri colpevoli. Questo non costituisce solo un oltraggio alla Verità, costituisce un oltraggio alle 85 vittime innocenti, un oltraggio verso tutti gli Italiani. Perché la verità non deve essere ostaggio di pregiudizi ideologici. La verità non può avere colore politico.
Perché la Verità ancora oggi resta intrappolata tra le macerie di quella maledetta estate del 1980.

Perché Mambro, Fioravanti e Luigi Ciavardini sono innocenti.

10 luglio 2008

Strage Bologna: legale Ciavardini, accuse Cossiga non possono rimanere inascoltate

‘’Le dichiarazioni del Presidente Emerito Cossiga, rese in data odierna al giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, impongono riflessioni di obiettiva gravita’. Per l’ennesima volta, e con riferimenti ancora piu’ circostanziati rispetto al passato, Cossiga ha attribuito ad una matrice mediorientale l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980'’. Lo afferma Valerio Cutonilli, legale di Luigi Ciavardini, portavoce del Comitato ‘l’Ora della verita'’ e autore del libro intervista ‘Strage all’italiana’ (Edizioni Trecento).

9 luglio 2008

Cossiga: «La strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese»

Tratto dal Corriere della Sera

Cossiga compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte «La strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese» Francesco Cossiga (Emblema) Presidente Cossiga, auguri per i suoi ottant’anni. Lei è sempre malatissimo, e tende sempre a relativizzare il suo cursus honorum — Viminale, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Quirinale —. Eppure la vita le ha dato longevità e potere. Come se lo spiega?
«Ma io sono ammalatissimo sul serio! Nove operazioni, di cui cinque gravi, una della durata di sette ore, seguita da tre giorni di terapia intensiva. Ma resisto. Come si dice in sardo: “Pelle mala no moridi”; i cattivi non muoiono. E io buono non sono. Io relativizzo tutto quello che non attiene all’eterno. E poi, come spiego in un libro che uscirà a ottobre, “A carte scoperte”, scritto con Renato Farina, tutte le cariche le ho ricoperte perché in quel momento e per quel posto non c’era nessun altro disponibile. Io uomo di potere? Sempre a ottobre uscirà un altro libro — “Damnatio memoriae in vita” — con tutti gli articoli, lettere e pseudo saggi di insulti e peggio pubblicati durante il mio settennato contro di me da Repubblica ed Espresso ».
A trent’anni dalla morte di Moro, il consulente che le inviò il Dipartimento di Stato, Steve Pieczenick, ha detto: «Con Cossiga e Andreotti decidemmo di lasciarlo morire». Quell’uomo mente? Ricorda male? Ci fu un fraintendimento tra voi? O a un certo punto eravate rassegnati a non salvare Moro?
«Quando, con il Pci di Berlinguer, ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti in seguito; la famiglia Moro, poi, se l’è presa solo con me, mai con i comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l’interesse del suo nipotino Luca».
Esclude che le Br furono usate da poteri stranieri che volevano Moro morto?
«Solo la dietrologia, che è la fantasia della Storia, sostiene questo. Tutta questa insistenza sulla “storia criminale” d’Italia è opera non di studiosi, ma di scribacchini. Gente che, non sapendo scrivere di storia e non essendo riusciti a farsi eleggere a nessuna carica, scrivono di dietrologia. Fantasy, appunto ».

Quale idea si è fatto sulle stragi definite di «Stato», da piazza Fontana a piazza della Loggia? La Dc ha responsabilità dirette? Sapeva almeno qualcosa?
«Non sapeva nulla e nessuna responsabilità aveva. Molto meno di quelle che il Pci (penso all’”album di famiglia” della Rossanda) aveva per il terrorismo rosso».

Perché lei è certo dell’innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?
«Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese” che, autorizzata dal “lodo Moro” a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».

Scusi, i palestinesi trasportavano l’esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?
«Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: “Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano”».

C’è qualcosa ancora da chiarire nel ruolo di Gladio, di cui lei da sottosegretario alla Difesa fu uno dei padri?
«I padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a Capo Marrangiu a usare il plastico».

Il plastico?
«I ragazzi della scuola di Gladio erano piuttosto bravi. Forse oggi non avrei il coraggio, ma posseggo ancora la tecnica per far saltare un portone. Non è difficile: si manipola questa sostanza che pare pongo, la si mette attorno alla struttura portante, quindi la si fa saltare con una miccia o elettricamente… ».

E’ sicuro che il plastico di Gladio non sia stato usato davvero?
«Sì, ne sono sicuro. Gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani. I democristiani erano pochissimi: nel mio partito la diffidenza antiatlantica è sempre stata forte. Del resto, la Santa Sede era ostile all’ingresso dell’Italia nell’Alleanza Atlantica. Contrari furono Dossetti e Gui, che pure sarebbe divenuto ministro della Difesa. Moro fu costretto a calci a entrare in aula per votare sì. E dico a calci non metaforicamente. Quando parlavo del Quirinale con La Malfa, mi diceva: “Io non c’andrò mai. Sono troppo filoatlantico per avere i voti democristiani e comunisti”».

Qual è secondo lei la vera genesi di Tangentopoli? Fu un complotto per far cadere il vecchio sistema? Ordito da chi? Di Pietro fu demiurgo o pedina? In quali mani?
«Credo che gli Stati Uniti e la Cia non ne siano stati estranei; così come certo non sono stati estranei alle “disgrazie” di Andreotti e di Craxi. Di Pietro? Quello del prestito di cento milioni restituito all’odore dell’inchiesta ministeriale in una scatola di scarpe? Un burattino esibizionista, naturalmente ».

La Cia? E in che modo?
«Attraverso informazioni soffiate alle procure. E attraverso la mafia. Andreotti e Craxi sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furono dirottati da Craxi all’Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più, gli anni dal ‘92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più interventiste e implacabili».

Quando incontrò per la prima volta Berlusconi? Che cosa pensa davvero di lui, come uomo e come politico?
«Era il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un personaggio interessante. Era lui. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti: Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara. Certo, poteva fare a meno di far ammazzare Caio Giulio Cesare e Abramo Lincoln…».

Ci sono accuse più recenti.
«Non facciamo i moralisti. Il premier britannico Wilson fece nominare contessa da Elisabetta la sua amante e capo di gabinetto. Noi galantuomini stiamo con la Pompadour. Quindi, stiamo con la Carfagna ».

Lei non è mai stato un grande estimatore di Veltroni. Come le pare si stia muovendo? Resisterà alla guida del Pd, anche dopo le Europee?
«E che cosa è il Pd? Io mi iscriverei meglio a ReD, il movimento di D’Alema, di cui ho anche disegnato il logo: un punto rosso cerchiato oro. Veltroni è un perfetto doroteo: parla molto, e bene, senza dire nulla. Perderà le Europee, ma resisterà; e l’unica garanzia per i cattolici nel Pd che non vogliono morire socialisti».
Perché le piace tanto D’Alema?
«Perché come me per attaccare i manifesti elettorali è andato di giro nottetempo con il secchio di colla di farina a far botte. Perché è un comunista nazionale e democratico, un berlingueriano di ferro, e quindi un quasi affine mio, non della mia bella nipote Bianca Berlinguer che invece è bella, brava e veltroniana. E poi è uno con i coglioni. Antigiustizialista vero, e per questo minacciato dalla magistratura ».

Cosa pensa dei giovani cattolici del Pd? Chi ha più stoffa tra Franceschini, Fioroni, Follini, Enrico Letta?
«Sono una generazione sfortunata. Il loro futuro è o con il socialismo o con Pierfurby Casini».

Come si sta muovendo suo figlio Giuseppe in politica? E’ vero che lei ha un figlio “di destra” e una figlia, Annamaria, “di sinistra”?
«Li stimo molto entrambi. Tutti e due sono appassionati alla politica come me. Mia figlia è di sinistra, dalemiana di ferro, e si iscriverà a ReD. Mio figlio è un conservatore moderno, da British Conservative Party. Io pencolo più verso mio figlio».

E’ stato il matrimonio il grande dolore della sua vita?
«Non amo parlare delle mie cose private. Posso solo dire che la madre dei miei figli era bellissima, intelligentissima, bravissima, molto colta. Che ha educato benissimo i ragazzi. E che io l’ho amata molto».

29 giugno 2008

Parigi, parla il terrorista Carlos “Il Sismi tentò di salvare Moro”, a Bologna né fascisti né comunisti… AMERICANI E SIONISTI

tratto da Repubblica: ROMA - Moro poteva essere salvato. Il terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, nome di battaglia Carlos, svela che i servizi segreti militari italiani tentarono in extremis di salvare la vita allo statista democristiano consegnando a gruppi vicino alla resistenza palestinese alcuni brigatisti rinchiusi in carcere. Il piano però saltò il giorno prima della morte di Moro. Trattativa nonostante il divieto del governo. Rispondendo alle domande che l’agenzia di stampa ANSA gli ha fatto arrivare nel carcere parigino di Poissy dove è rinchiuso, Carlos svela a trent’anni dal sequestro Moro, che il Sismi avrebbe condotto una trattativa segreta con i brigatisti nonostante il governo di allora avesse deciso di vietare qualsiasi mediazione con il gruppo eversivo.

SCHEDA SU CARLOS

Un colonnello sull’aereo del Sismi. Finora la tesi del contatto tra le istituzioni e i gruppi eversivi era stata solo accennata dal terrorista. Questa volta Carlos ha fatto nomi, cognomi e date che dovranno certamente essere verificate ma che hanno più di un elemento di verosimiglianza. Attraverso il suo legale, lo “sciacallo”, ha spiegato che nella sera tra l’8 e il 9 maggio 1978, la sera precedente l’omicidio del politico, una executive dei servizi segreti militari italiani attese invaso sulla pista dell’aeroporto di Beirut il contatto per organizzare la consegna in un paese arabo di alcuni brigatisti allora in carcere. Sul jet c’erano il colonnello Stefano Giavannone, uomo del Sismi legato a Moro, e alcuni esponenti del Fronte di liberazione della Palestina.

Ma il piano saltò. Secondo Carlos, a mettere in allarme a Roma la fazione filo Nato dei servizi sull’operazione, fu probabilmente un’indiscrezione fatta a Beirut da un membro dell’ufficio politico dell’Olp, Bassam Abu Sharif. Il giorno successivo, il 9 maggio 1978, il corpo di Aldo Moro fu rinvenuto nel bagagliaio di una R4 parcheggiata in via Fani e qualche mese dopo, i responsabili del Sismi all’origine dell’operazione furono allontanati o costretti alle dimissioni.

Nel mirino dell Br anche Gianni Agnelli. Nella lunga intervista rilasciata all’agenzia di stampa, Carlos svela che in quegli anni le Br stavano studiano anche la cattura di Gianni Agnelli e di un giudice della Corte suprema. Per ben due volte il terrorista precisa che ad essere rapito doveva essere Gianni Agnelli e non Leopoldo Pirelli come poi si è detto e scritto finora. Nulla invece dice il terrorista dell’identità dell’alto magistrato che doveva essere anch’egli rapito.

“La strage di Bologna opera degli americani”. Parla anche della strage di Bologna “lo sciacallo”. Non furono né i fascisti né i comunisti dice il terrorista, ma i servizi americani e israeliani per tendere una trappola ai palestinesi. “E’ opera dei servizi yankee, dei sionisti e delle strutture della Gladio”, ha detto Carlos. L’ipotesi, che aggiunge nuovi elementi ad un’intricata vicenda di cui a 28 anni di distanza ancora non conosce i mandanti, allude all’ipotesi che siano stati agenti occidentali a far saltare, con un piccolo ordigno, un più rilevante carico di esplosivo trasportato da palestinesi o uomini legati all’Fplp e destinato alla sua rete terroristica. L’intento sarebbe stato quello di far ricadere la responsabilità della strage sui palestinese.

17 aprile 2008

LUIGI CIAVARDINI E’ STATO TRASFERITO NEL CARCERE ROMANO DI REBIBBIA

 


Per chi intendesse scrivergli, il nuovo indirizzo è:
Casa Di Reclusione Rebibbia 165, V. Raffaele Majetti, 00156 Roma (RM)


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5 febbraio 2008

Assolto in appello per rapina Luigi Ciavardini

In primo grado aveva avuto 7 anni e 4 mesi: Finalmente è giunta la notizia tanto attesa da amici e camerati in tutta Italia, Civardini è libero. Da tutta l’area giungono attestati di felicitazioni e di augurio.
 

Roma, 4 feb. (APCOM) - Assolto per non aver commesso il fatto. Sono cadute in appello le accuse di rapina per Luigi Ciavardini, l’ex militante dei Nar, condannato in primo a 7 anni e 4 mesi per un colpo in banca, avvenuto nel settembre del 2005, ai danni di una agenzia dell’Unicredit, a Roma. L’assoluzione, pronunciata dal presidente della II corte d’appello, Giuseppe Pititto, è stata emessa in base all’articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale, la vecchia insufficenza o contraddittorietà delle prove.In primo grado il gup Adele Rando aveva aumentato la pena, rispetto alle richieste del pm Paolo Auriemma, che aveva chiesto la condanna di Ciavardini a 4 anni e 4 mesi. La decisione del giudice era dovuta al fatto che fu attribuito all’imputato anche il porto abusivo di una pistola e altre tre rapine ‘minori’, con riferimento alla sottrazione di due cellulari ad altrettanti clienti della banca e di un’arma da fuoco a una guardia giurata.La difesa di Ciavardini, rappresentata dagli avvocati Valerio Cutonilli e Stefano Marsano, aveva optato per il rito abbreviato nella speranza che il caso si chiudesse con un proscioglimento. L’ex militante dei Nar ha sempre negato ogni responsabilità: “Quel giorno ero ospite della festa di Azione Giovani, ‘Atreju’ in Parco delle Tre Fontane, e presentavo in uno stand il mio libro sulla strage alla stazione di Bologna”, si era difeso all’indomani del suo arresto.


LUIGI LIBERO!


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3 dicembre 2007

"La verità sulla strage di Bologna? Bisogna cercarla in alto, in quei luoghi in cui i confini tra le deviazioni del potere e la ragion di Stato apparivano incerti e sfumati"

 

-Intervista a Valerio Cutonilli, autore del libro 'Strage all'italiana'

di Antonella Giuli e Tommaso Della Longa

A distanza di 27 anni da quel tragico 2 agosto 1980, la strage di Bologna ancora fa discutere. A prescindere dalle carte processuali, infatti, da piú parti della società civile si alza una richiesta di verità. In questi giorni in libreria esce una nuova pubblicazione sui fatti di Bologna: "Strage all'italiana", un libro che farà sicuramente discutere, ma che rende chiara l'idea che ancora ci sono troppi interrogativi senza risposta per arrivare alla verità su quegli anni. AsgMedia ne parla in esclusiva con l'autore del libro, l'avvocato Valerio Cutonilli, portavoce del comitato "L'ora della verità".

Domanda. Come nasce l'idea del libro sulla strage di Bologna?

Risposta. L'idea nasce dalla necessità, avvertita da piú parti, di dedicare un libro alla vicenda processuale relativa alla strage di Bologna. Esistono numerosi volumi sull'argomento, tutti di grande interesse, scritti in prevalenza da giornalisti che hanno assunto da tempo una chiara posizione innocentista. A mio avviso, peró, manca un lavoro di ricerca concentrato sul caso giudiziario. Le maggiori attenzioni, sino ad ora, sono state prestate alla storia personale dei tre imputati: Fioravanti, Mambro e Ciavardini.

D. Cosa si aspetta e cosa vorrebbe che succedesse con l'uscito di questo libro?

R. Mi auguro che non venga ignorato. Sarebbe il modo piú vile per non rispondere ai quesiti che il comitato di cui sono portavoce pone da diversi anni. Nel libro non vengono prese in considerazione solo le questioni processuali. Si pone anche una questione di grande attualità. La vicenda giudiziaria è ormai conclusa ma l'opinione pubblica non crede alla ricostruzione dei fatti offerta in ambito processuale. Esiste un contrasto evidente: la verità "formale" sancita nei tribunali e la verità "sostanziale" reclamata dalla gente comune. Tale paradosso assume una particolare evidenza in occasione di ogni anniversario. Quest'ultimo viene vissuto da una parte consistente della società italiana come un'ingiusta umiliazione. Soprattutto le nuove generazioni provano questo sentimento di frustrazione. Ció - a mio avviso - oltre a costituire un fatto inaccettabile impedisce anche la costituzione di una "memoria condivisa" del nostro dopoguerra: gli esiti del processo bolognese hanno creato una terribile spaccatura all'interno del nostro paese. Le conseguenze di tali divisioni sono amare e suscitano perplessità. Nell'Italia della seconda Repubblica, liberata dall'odio ideologico, se ne sarebbe potuto fare a meno. Sarebbe bastato un minimo di buon senso da parte di tutti. Perché ció non è accaduto? È corretta la condotta di quelle istituzioni che preferiscono far finta di nulla? Che tollerano in silenzio il meccanismo perverso delle strumentalizzazioni? Forse qualcuno dovrebbe avere il coraggio di prendere posizione; il libro è dedicato proprio ai tanti "qualcuno" che oggi preferiscono tacere.

D. Pensa sia possibile riaprire il processo sulla strage di Bologna? Se sí, come?

R. La revisione delle sentenze di condanna appare una prospettiva auspicabile. La vicenda del falso tumore di Massimo Sparti è ormai di pubblico dominio. A mio avviso è evidente che non si trattó di una diagnosi errata ma di una frode medico-carceraria. L'impianto accusatorio che ha portato alla condanna di Fioravanti e compagni poggia sulla deposizione testimoniale del malato immaginario Sparti. Provata la falsità di tale testimonianza, crollerebbe l'intera ricostruzione giudiziaria. Bisognerebbe solo avere il coraggio di ammetterlo. Ad oggi, purtroppo, non noto che ci sia questa disponibilità. Nel libro spiego anche le ragioni che mi inducono ad essere pessimista.

D. Cosa dovrebbe fare la politica oggi per arrivare alla verità?

R. Non credo si possa giungere alla verità a mezzo di commissioni parlamentari o a colpi di maggioranze politiche. Credo che le tragedie italiane del 1980, al pari di quelle che le avevano precedute, restano avvolte tuttora in un'ampia sfera di indicibilità. Nel libro invito a riflettere su quale possa essere la fonte primigenia di tale indicibilità. Personalmente, suggerisco di cercarla in alto, in quei luoghi in cui, negli anni difficili della guerra fredda, i confini tra le deviazioni del potere e la ragion di Stato apparivano incerti e sfumati. Bologna non fa eccezione. Nel libro ho tentato di spiegare perché…

Tratto da asgmedia.it

2 dicembre 2007

Anteprima AsgMedia - Esce "Strage all'italiana", un libro che farà discutere

 


di Tommaso Della Longa

Il piú grave atto di terrorismo sul suolo italiano ed europeo. Un'apocalisse che ha segnato duramente la storia d'Italia, lasciando sul campo 85 morti, 217 feriti e uno strascico di polemiche e divisioni. La strage di Bologna è tutto questo, ma non solo. È il simbolo di un storia fatta di misteri e depistaggi, è l'icona del giallo che si è subito tinto di nero, il colore dell'eversione neofascista. Ancora oggi peró una larga parte dell'opinione pubblica ha molti dubbi al riguardo e la parola 'fine' per una storia del genere ancora è lontana dal venire. Ci sono troppi interrogativi, troppi dubbi, troppe stranezze. E non basta, quindi, che in carcere ci siano tre persone che pagano e fungono da capri espiatori di un intero mondo, di un'intera epoca buia che l'Italia ha tristemente vissuto.

Si è scritto molto su quel tragico 2 agosto 1980. Si è discusso e parlato. Ma ancora si è lontani da una storicizzazione dell'evento e dal vedere anche in lontananza la costruzione di una "memoria condivisa".

Oggi si aggiunge un altro tassello al grande dibattito sulla strage di Bologna. Esce nelle librerie un volume destinato a far discutere. E forse proprio questo era uno degli intenti principali dell'autore di 'Strage all'italiana' (edizioni Trecento), l'avvocato Valerio Cutonilli, portavoce del Comitato 'L'ora della verita'. Non basta infatti la condanna dell'11 aprile 2007 di Luigi Ciavardini, con la quale sembrava essersi conclusa la vicenda giudiziaria relativa alla Strage. Non basta perché le polemiche non accennano a smettere e soprattutto perché non esiste ancora una chiara verità sull'accaduto. È quindi giusto che il portavoce di un Comitato che da anni si batte in maniera trasversale per ristabilire la chiarezza nei fatti avvenuti a Bologna abbia scritto un libro. Un atto giusto e doveroso. Soprattutto in questo preciso momento, in cui continuano ad uscire pubblicazioni su quegli anni, ma sempre da ambienti vicini alla sinistra, c'era bisogno di un libro di destra che raccontasse quel periodo e la tragica storia di Bologna, anche perché è proprio la destra ad essere stata infangata ed infamata da quel 2 agosto 1980. E ancora, proprio oggi escono fuori nuovi colpi di scena: un testimone misterioso che confermerebbe le accuse contro Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, il figlio del supertestimone Massimo Sparti che rivela a milioni di telespettatori i segreti inconfessabili del padre, mettendo in dubbio la genuinità delle sue deposizioni nei processi bolognesi. Intanto poi anche in ambito parlamentare continua la battaglia di tutti quelli che sono convinti che l'attentato del 2 agosto 1980 abbia una matrice diversa da quella attestata nelle sentenze. "Si delinea quindi - si legge nell'introduzione del libro - in modo sempre piú evidente, una situazione paradossale che difficilmente potrebbe verificarsi in altri paesi. La forbice che oggi allontana la "verità" processuale dalla "verità" storica appare gravida di effetti. Conseguenze amare che non sarà semplice ignorare". Già perché poi ogni 2 agosto la famosa e tanto decanta memoria condivisa scompare e viene sepolta dalla strumentalizzazione di un evento tragico. "La ricostruzione giudiziaria della strage di Bologna non ha convinto l'opinione pubblica - continua l'introduzione - Le condanne sono percepite da una parte non trascurabile della società italiana come un'ingiustizia, i contenuti delle commemorazioni del 2 agosto un'umiliazione. Noi ci sentiamo di appartenere a quest'Italia. Tali sentimenti sono particolarmente intensi nelle nuove generazioni, diffusi tra quei ragazzi destinati a rappresentare una porzione rilevante della futura classe dirigente del paese. Ció sembra costituire un ostacolo insormontabile per l'edificazione di quella "memoria condivisa" &mdash; invocata dai rappresentanti delle istituzioni durante ogni anniversario dell'attentato di Bologna &mdash; che dovrebbe caratterizzare una nazione civile".

Nel libro non viene raccontata una verità di parte o una verità assoluta. Leggendo 'Strage all'italiana', peró, si capisce molto chiaramente che qualcosa è mancato, che nelle indagini è stata seguita da subito una sola pista e non si è guardato a 360 gradi come sarebbe stato doveroso fare davanti ad un tragedia di tali proporzioni. È chiaro che c'era una volontà politica. La teoria dei cerchi concentrici in cui la testa sarebbe stata la Loggia P2 di Licio Gelli, con subito dietro i vecchi del neofascismo italiano e ancora all'interno i giovani dello spontaneismo armato dei Nar, faceva acqua da tutte le parti già dopo poco tempo dall'inizio delle indagini. "La strategia degli inquirenti si delineó quando le macerie della stazione di Bologna giacevano ancora sul terreno - si legge all'inizio del secondo capitolo del libro - Il vaglio delle piste percorribili era durato poche ore. La mattina del 3 agosto 1980 - alle ore 5.30 - il Presidente della Repubblica Sandro Pertini incontró i magistrati a cui sarebbe stata affidata l'inchiesta. Poche ore dopo il summit vi fu l'apertura ufficiale delle indagini. Sin da allora, i responsabili della strage vennero ricercati all'interno di un'area politica circoscritta: l'estrema destra. Ogni altra ipotesi investigativa fu posta in secondo piano. Il 5 agosto 1980 il quotidiano La Repubblica esibiva in prima pagina un titolo destinato a passare alla storia: 'Torna il terrore nero. Per i giudici l'unica pista valida è quella fascista'". È quanto meno strano il non aver verificato tutte le piste possibili, vista anche la situazione geopolitica che vedeva il nostro Paese come ponte verso il mondo arabo, con una politica estera italiana a due velocità che poteva essere mal vista tanto dagli occidentalisti, quanto dai filoarabi.

E poi il modus operandi desta chiaramente qualche sospetto. "A ritmi quasi cadenzati - risponde Cutonilli al giornalista Gianluca La Penna che lo intervista e lo accompagna in ogni pagina del libro - comparve dal nulla un detenuto pronto a rivelare ai magistrati le confidenze ricevute - in modo piú o meno diretto - dai presunti esecutori della strage". Testimoni inaffidabili, detenuti comuni che si inventano storie fantascientifiche, elementi dello Stato che inquinano le prove. Questo è lo scenario delle indagini. E quindi le domande sorgono spontanee. Per quale motivo tre persone sono condannate in via definitiva per una strage di cui non sono responsabili? Perché esiste una parte della nostra nazione che non è disponibile a riaprire il dibattito? Perché nessuno ha voluto indagare su altre piste? Non è importante gettare la croce sui palestinesi piuttosto che sul Mossad, né servono gli atteggiamenti da tifoseria calcistica. Quel che deve essere richiesto a gran voce è solo ed esclusivamente la verità.

Il libro, che si svolge in otto capitoli, non ci da' una verità, ma forse una chiave di lettura di quegli anni e di quelle indagini. 'Strage all'italiana' è un resoconto tecnico dei fatti. Forse l'unico modo per vederli in maniera obiettiva. Adesso bisognerà vedere come sarà accolto dall'opinione pubblica italiana. Una cosa peró è certa: da oggi in poi la destra ha messo nero su bianco il proprio punto di vista, chiunque abbia il coraggio di dialogare e cercare la verità sulla strage di Bologna non ha piú alcun alibi.


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30 ottobre 2007

Leggi e diffondi il nuovo libro sulla Strage di Bologna!



Libro intervista a Valerio Cutonilli, Portavoce del Comitato Nazionale "L'ORA DELLA VERITA'"

12 ottobre 2007

Messaggio di Luigi Ciavardini

 
Luigi Ciavardini, a mezzo dei propri legali, ha inviato un saluto a tutti i sostenitori del comitato “l’ora della verità”:

“Voglio ringraziare tutti quelli che non si sono dimenticati di me.
Ogni giorno ricevo lettere di affetto che mi aiutano a reagire, con la dovuta compostezza, all’ingiustizia che sto subendo. Desidero invitare chiunque creda in questa battaglia di verità, a non intenderla come un gesto di solidarietà personale nei miei confronti. Conoscere finalmente verità sulla strage di Bologna è un diritto di tutti gli italiani, non solo mio. Credo che il nostro paese abbia bisogno di un grande impegno civile per una giustizia veramente giusta ed imparziale. La vicenda che mi ha visto protagonista, mio malgrado, è solo l’esempio lampante di un problema più ampio che continua ad affliggere la nostra società. Le battaglie personali sono sempre limitate e forse anche sbagliate. Se ci sono persone come voi, che non sono disposte ad ignorare la condanna di un innocente, anche per me è possibile sperare in un’Italia più giusta.
Vi abbraccio tutti”.

Luigi Ciavardini

28 settembre 2007

Scriviamo a Luigi, domani e’ il suo compleanno!


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27 settembre 2007

Un Messaggio da Luigi Ciavardini

Da Luigi Ciavardini “Saluto tutti e ringrazio tutti coloro che organizzano iniziative, nonostante sia passato un anno da quando sono a Poggioreale, fa piacere sapere che in tanti non hanno dimenticato; Vi invito, oltre che appunto a trattare gli argomenti legati alla strage di Bologna ed al relativo processo, ad approfondire tutte le tematiche legate al problema “giustizia” in generale ed al dramma carcerario in particolare; tutti devono impegnarsi su tali tematiche indipendetemente dalle bandiere.
Vi invito a ricordarvi del 5 ottobre (Nanni De Angelis).
per il 29 settembre, faccio gli auguri all’unico “grande presidente Silvio Berlusconi”.
(ndr) “Il 29 settembre sarà il compleanno di Luigi”


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20 luglio 2007

Da Luigi Ciavardini

 Luigi ha appena terminato la sua corsetta mattutina, si tiene in forma!
saluta ed abbraccia ognuno di Noi e Vi lascia il seguente messaggio che trascrivo:
“per il 2 agosto ognuno scriva un pensiero per non dimenticre le vittime, per la Giustizia e per la Verità al fine di dimostrare che, quando ce ne ricordavamo negli anni passati, non eravamo degli “opportunusti” che volevano difendere chi rischiava, ma ancora oggi per noi rimane un dramma generazionale. Speriamo che, nel giorno del ricordo pubblico, si usino pariole che, aldilà delle differenti posizioni permettino una pacificazione degli animi che faccia affrontare le diversità in maniera non astiosa e quindi solo generatrice di lacerazione”

21 giugno 2007

Saluti da Luigi Ciavardini

 

foto_centrale.jpg

Napoli, 20 giugno 2007 - Poggioreale ” di tutto il convegno ciò che più è arrivato vicino è stata la Vostra rumorosa ed “orribile” musica che, comunque, nel silenzio del carcere è stata meglio di un’opera lirica. sono stato più di un’ora abbracciato alle sbarre cercando di trasmettervi la mia vicinanza, spero di esserci riuscito come Voi avete fatto con me. vi rinnovo la speranza che troviate un modo per unirvi ancora sia per la Verità, sia per la mia libertà ma soprattutto per la Vostra felicità. Grazie a tutti. Con il cuore. Luigi”

13 giugno 2007

Strage Bologna, Frassinetti (An): Doveroso ricercare la verita'

 Roma, 13 GIU (Velino) - Alla presentazione del libro di Andrea Colombo Storia Nera - Bologna. La verita' di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (Cairo) che si terra' domani a Milano, alle ore 18.00, presso la Sala Buzzati del Corriere della Sera sara' presente Paola Frassinetti, deputato di Alleanza Nazionale e membro della commissione Cultura ed istruzione della Camera dei deputati. "È importante che, finalmente, da molti autorevoli ambienti del mondo politico, giornalistico e giuridico si abbia l'esigenza di sapere e comprendere a fondo la verita' sulla strage di Bologna", dichiara Frassinetti che aggiunge: "Ricercare la verita' e la giustizia e' un dovere irrinunciabile. Accontentarsi di sentenze preconfezionate che, con enormi carenze probatorie hanno stabilito a priori chi fossero i colpevoli, e' totalmente inaccettabile. Avere colpevoli di comodo e vittime senza giustizia e' una sconfitta per l'intero Paese".

12 giugno 2007

Presentata interrogazione urgente in Campidoglio per sensibilizzare il “caso Ciavardini”

PREMESSO

· Che la strage alla stazione di Bologna rappresenta la pagina più buia dell’intera storia della Repubblica Italiana, contrassegnata dalla morte di 85 persone

CONSIDERATO

· Che sebbene il processo in merito ai fatti del 2 agosto 1980 si è chiuso definitivamente con la condanna di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, da sempre sono emersi clamorosi dubbi sulla genuinità delle prove della loro effettiva colpevolezza

· Che mandanti e movente di questo efferato quanto infame delitto rimangono tuttora sconosciuti

· Che l’accusa contro gli imputati è fondata essenzialmente sulle dichiarazioni di Massimo Sparti, delinquente abituale vicino alla “Banda della Magliana” scarcerato nel 1982 dall’istituto penitenziario di Pisa, per effetto di una falsa diagnosi attestante un falso tumore acclaratosi di recente come inesistente

VISTO

· Che la totale inaffidabilità dello Sparti ha trovato di recente l’ennesimo riscontro nelle rivelazioni effettuate dal figlio Stefano, dopo che in passato anche la moglie, la suocera e la colf ne avevano denunciato la falsità, come evidenziato peraltro da alcuni media di diverso orientamento politico in questi ultimi giorni

RILEVATO

· Che a causa anche delle lungaggini della nostra macchina processuale Ciavardini è stato condannato in via definitiva lo scorso mese di aprile, dopo sentenze del tutto contrapposte l’ una dall’altra, come evidenziato anche dal comitato “L’ora della verità” in cui ho aderito fin dall’inizio della sua costituzione

· Che il cittadino romano Ciavardini nonostante abbia già scontato 17 anni di carcere “duro” e sia affetto da gravi condizioni di salute, si trovi in stato di reclusione nel carcere campano di Poggioreale, in contravvenzione alla normativa in materia, con moglie e tre figli minori costretti settimanalmente a duri sacrifici di vario genere

PRESO ATTO

· Che una lunga lista di intellettuali, politici e giornalisti di opinioni spesso differenti hanno denunciato e stanno denunciando in questi giorni l’esistenza di un tragico errore giudiziario

· Che la permanenza di questo errore giudiziario ormai macroscopicamente palese determina fratture e divisioni ormai superate dalle positive evoluzioni politiche della società italiana

· Che questa battaglia di Verità e di Giustizia è in tutto e per tutto trasversale agli schieramenti politici, come conferma l’uscita di “Storia nera”, l’ultimo saggio del portavoce di Rifondazione comunista al Senato della Repubblica, Andrea Colombo, e anche de “Il terrorista sconosciuto” di Gianluca Semprini, giornalista di Sky, dichiarato sostenitore del polo progressista.

IMPEGNANO

Il Sindaco, gli Assessori competenti, e gli Organi preposti

· Affinché chiedano, facendosi parte attiva con le autorità competenti, un riavvicinamento del Ciavardini nelle case circondariali della città di Roma

· Affinché il Comune di Roma si faccia promotore di una serie di iniziative di vario genere volte a far finalmente luce su quella che resta una macchia sulla certezza del nostro Stato di diritto, sulla coscienza e su una memoria realmente condivisa, affinché soprattutto si renda Verità e Giustizia ai familiari delle 85 vittime, eliminando le ultime scorie dell’inutile odio ideologico del passato

On. Alessandro Cochi

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