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14 novembre 2009

tessera del tifoso, ULTRAS IN CORTEO A ROMA

 Roma, 14 nov. - "Se i ragazzi sono uniti, non saranno mai sconfitti". E' un frase presa in prestito dagli Who ad aprire il corteo con il quale migliaia di ultras arrivati da tutta Italia stanno sfilando per le strade della capitale per ribadire il loro no alla "tessera del tifoso", la card che a partire dal prossimo anno, per volere del Viminale, sara' indispensabile per seguire la propria squadra in trasferta.
  Circa 300 i gruppi ultras che si sono dati appuntamento a piazza dell'Esquilino, sotto la Basilica di Santa Maria Maggiore: bandite sciarpe e bandiere dei club, come pure i simboli politici, molti dei partecipanti - come chiesto dai promotori - indossano felpe e t-shirt bianche con sul petto scritte anti-tessera e sul retro la citta' di provenienza.
  Assenti, come previsto, le tifoserie di Milan, Bologna, Siena e Fiorentina, quest'ultima ormai ritenuta estranea al movimento ultras in quanto accusata di collaborare in maniera troppo stretta con il questore del capoluogo toscano. Prima della partenza, e' stato distribuito un breve vademecum di comportamento con le raccomandazioni ad "attenersi ai cori che verranno lanciati dai megafoni dell'organizzazione" e a rivolgersi "per qualsiasi problema ai ragazzi del servizio d'ordine", riconoscibili dalla fascia rossa sul braccio.
  Vietato anche rilasciare dichiarazione agli organi di stampa, che "verranno informati tramite un comunicato ufficiale firmato da tutte le tifoserie". I primi cori sono stati per Gabriele Sandri ("Giustizia per Gabriele" e "Gabriele uno di noi") mentre insulti ripetuti sono stati indirizzati al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, all'agente di polizia Luigi Spaccarotella, responsabile della morte di Sandri, e alle forze dell'ordine in genere. Le strade percorse dalla manifestazione, che si conclude in piazza Bocca della Verita', sono presidiate da polizia e carabinieri ma gli ultras per ora si muovono in modo ordinato, dietro un piccolo furgone che diffonde da un impianto di amplificazione cori da stadio alternati a musica rock, ska e reggae. Molti i fumogeni accesi, isolati i petardi (questi ultimi espressamente proibiti alla vigilia).

13 novembre 2009

Sabato 14 Novembre corteo degli Ultras d'Italia contro la tessera del tifoso

Oltre trecento tifoserie rappresentate, un unico nemico: la tessera del tifoso. Ormai ci siamo. Domattina, una lunga manifestazione ultras sfilerà per le vie di Roma per protestare contro l’introduzione di una carta odiata. O nella migliore delle ipotesi semplicemente ignorata. Nei giorni scorsi il comitato organizzatore ha diffuso questo comunicato: "Sabato 14 novembre a Roma alle ore 10 da piazza Esquilino partirà il corteo per manifestare e dire no alla tessera del tifoso, per difendere i più elementari diritti di libertà. Sono invitati a scendere in piazza tutti gli uomini liberi che ancora non vogliono arrendersi. Se i ragazzi sono uniti non saranno mai sconfitti!". Come spiega sul Romanistadi oggi Giuseppe De Vivo, voce di Radio Erre Due e riferimento storico della Sud, all’appuntamento mancheranno solo le curve di Bologna, Milan, Siena e Fiorentina, tutte non invitate. Quella viola, dice De Vivo, «non fa più parte del mondo ultras».

A Firenze pagano il rapporto che negli ultimi anni si è instaurato con il questore Francesco Tagliente. Ad essere contestato è il principio, derivazione diretta dell’articolo 9 della legge Amato, secondo cui non può avere la tessera chi in passato ha scontato un Daspo, il provvedimento che vieta l’accesso alle manifestazioni sportive. In realtà, l’iter per la modifica, attraverso un disegno di legge ad hoc, è già stato avviato. Ecco perché il corteo sarà, allora, più che altro l’occasione per dimostrare che il movimento ultras non è affatto morto e sepolto. Anzi, oggi è ancora più forte e compatto.


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permalink | inviato da simonespiga il 13/11/2009 alle 23:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 novembre 2009

Cinque minuti di silenzio per non dimenticare.

Cinque minuti di silenzio per non dimenticare. Per far riflettere i giudici di Arezzo che la vergognosa sentenza di luglio non ha fatto giustizia per un povero ragazzo ucciso dal folle geste di un agente. E così le curve di tutta Italia, dalla serie A alla Lega Pro, resteranno mute nei primi minuti per far capire che nel processo d'appello bisognerà restituire credibilità alla giustizia con un verdetto equo e non quello ridicolo di qualche mese fa quando è stato derubricato il reato da omicidio volnatario in colposo con una condanna di soli sei anni. «11 novembre, Gabbo cuore d'Italia», è il tam-tam di internet che negli ultimi giorni sta spopolando su facebook e blog per ricordare il giovane Gabriele Sandri nel secondo anniversario dall'uccisione sull'Autostrada del Sole, avvenuta per mano di Spaccarotella. Era l'11 Novembre 2007 e una famiglia è stata distrutta da quei tragici eventi. Nel weekend negli stadi poi mercoledì una serie di appuntamenti romani per preservare la memoria di Gabbo. Si comincerà alle 7.30 presso l'Ospedale Bambino Gesù si radunerà il Gruppo Donatori Volontari Gabriele Sandri per donare il sangue presso il centro trasfusionale della struttura ospedaliera dedita alla cura dei bambini. Si proseguirà alle 13 quando verrà inaugurato il Parco Gabriele Sandri tra Via delle Medaglie d'Oro e Via Trionfale, ai piedi della Scuola Elementare Giacomo Leopardi. Ci sarà anche il sindaco Alemanno che ha preso a cuore la vicenda della famiglia Sandri. «In quella stessa scuola - afferma il fratello Cristiano - Gabriele ha fatto le elementari. Lì ha trascorso la sua infanzia. I suoi piccoli amici, gli insegnanti, i primi giochi all'aria aperta. Dall'evento tragico di quella maledetta domenica di 2 anni fa, oggi nasce qualcosa di positivo. Un parco intitolato alla sua memoria è altamente significativo: rimarrà per sempre li, dove ogni giorno giocano i bambini, a tenere vivo il ricordo di mio fratello nel suo quartiere e in tutta Roma. Gabriele è figlio di questa città». Ma non finisce qui alle 15.30 saranno consegnati i locali di Piazza della Libertà dove avrà sede la costituenda Fondazione Gabriele Sandri, sostenuta dalle amministrazioni locali e dalla Figc. Una bella notizia che è potuta diventare realità grazie all'interessamento del delegato allo sport Alessandro Cochi. Alle ore 19.00 invece si celebrerà la messa in suffragio di Gabbo nella Chiesa Pio X in Piazza della Balduina. Fuori dal sagrato, poco prima della funzione religiosa, si svolgerà anche una silenziosa fiaccolata per chiedere anche una volta giustizia in vista del processo d'appello fissato a Firenze. L'appello lanciato è «Gabriele aspetta giustizia!» Infine in molte altre città d'Italia, dal Nord al Sud, isole comprese, si preannunciano attestati di solidarietà alla famiglia Sandri e azioni celebrative per non dimenticare il giovane dj romano. Giorgio Sandri, papà di Gabbo: «Lo sento: abbiamo il sostegno di una nazione intera, di ampie fasce di cittadinanza attiva: da Milano a Messina, da Cagliari e Perugia, da Firenze a Udine. Decine di città, migliaia di giovani, anziani, uomini e donne che si sono immedesimati nel destino assurdo che ha stroncato la vita di mio figlio e che oggi lo ricordano nel modo migliore. È un segnale importante. Significa che in Italia c'è ancora una coscienza civile diffusa, c'è ancora umanità e voglia di cambiare, nonostante purtroppo – come è accaduto nella prima fase della nostra vicenda processuale – un potere dello Stato ha perso un'occasione esemplare per dimostrare che non ci sono disparità di trattamento, nè cittadini di serie A e di serie B. Continuiamo a chiedere giustizia. E con noi lo chiede la gente: la giustizia deve essere uguale per tutti».

 

26 settembre 2009

NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO

11 settembre 2009

Caso Sandri: l'agente Spaccarotella sparò per fermare l'auto dei tifosi laziali

Tratto da Corriere.it

AREZZO - Se la sentenza ha fatto discutere, lo faranno sicuramente anche le motivazioni che hanno portato a questa scelta. In particolare la parte relativa allo sparo. Che, secondo la corte di Arezzo, fu un colpo volontario sparato per fermare l'auto. Mirò per colpire la parte bassa del mezzo, presumibilmente le ruote. «Appare quanto mai improbabile e del tutto irragionevole ipotizzare» che l'agente possa essere stato indotto «all'azione per un fine diverso da quello di fermare» la macchina. Lo scrive la corte d'assise di Arezzo nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 14 luglio ha condannato Luigi Spaccarotella, il poliziotto all'epoca in servizio alla polizia stradale, a sei anni di reclusione per l'omicidio colposo di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso l'11 novembre 2007 nell'area di servizio di Badia al Pino, sull'A1, da un colpo di pistola sparato dall'agente. 

LE MOTIVAZIONI - Per la corte, che ha depositato le motivazioni nei giorni scorsi, «l'ipotesi accusatoria di omicidio volontario nella forma del dolo eventuale non può essere ritenuta adeguatamente e sufficientemente provata», non risulta supportata «nè sul piano logico e neppure su quello fattuale da elementi che siano univocamente indicativi». I giudici spiegano che è difficile capire «cosa possa essere scattato nella mente dell'agente» allorchè ha deciso di porsi in quel modo così anomalo e determinato «pur non trovandosi davanti a un crimine che imponesse interventi decisi», ma soltanto «a dei banalissimi tafferugli». Ma certo l'agente «mai e poi mai» può aver «seriamente pensato, accettando anche solo vagamente tale prospettiva, che il proiettile finisse invece col colpire e addirittura uccidere taluno degli occupanti». Per i giudici quel colpo, sparato dopo uno in aria, fu esploso «volontariamente» da Spaccarotella, smentendo così quando affermato dal poliziotto che ai colleghi aveva detto di aver sparato anche la seconda volta in aria. Un colpo che, per la corte, venne certamente deviato dalla rete. I giudici rilevano anche che l'agente quando sparò «aveva un campo visivo ampio» che gli permetteva di vedere bene l'auto dei tifosi che si trovava al di là dell'autostrada. 

I TESTIMONI - Per quanto riguarda i testimoni che avevano visto l'agente con le braccia tese in posizione di tiro, la Corte scrive che la loro «oggettiva rilevanza della distanza del punto di osservazione» rende «manifestamente evidente l'impossibilità di una concreta determinazione della precisa angolazione del braccio (o delle braccia) rispetto all'asse del corpo, e quindi della possibilità di desumere da ciò se l'obiettivo preso di mira fossero gli occupanti del veicolo o la parte inferiore di questo». Per la corte inoltre «è da ritenere sommariamente probabile che la precipitosa partenza dell'auto», sulla quale viaggiava Sandri, «abbia fatto da detonatore in una situazione vissuta da Spaccarotella come uno smacco per essere stata la serietà della propria iniziativa - ovvero esibire l'arma per costringerli a fermarsi - oggetto non solo di mancata adeguata attenzione ma addirittura come dileggio da parte di quei giovani che di fatto non lo avevano neppure preso in considerazione». 

IL FRATELLO DELLA VITTIMA: «ALLARMATO E BASITO» - «Come cittadino sono allarmato, da addetto ai lavori rimango basito». Così Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, commenta le motivazioni della corte di assise di Arezzo alla sentenza di condanna del poliziotto a sei anni per omicidio colposo. Sandri, il quale è un avvocato, sottolinea di non aver ancora letto materialmente il provvedimento dei giudici aretini, ma solo il contenuto delle notizie di agenzia. «Mi riservo un commento più approfondito - ha dichiarato - quando avrò in mano le motivazioni. Da quello che ho appreso tramite le agenzie devo però dire che sono allarmato e basito perchè si parla dell'intenzione di mirare alla parte bassa dell'auto sulla quale si trovava Gabriele, in particolare alle gomme». «Una circostanza, questa - prosegue Sandri - che non trova riscontro nelle carte processuali e che l'imputato non ha mai riferito. Inoltre, dal punto in cui partì il proiettile, non si vedevano le gomme. Come si fa a dire che mirò ai pneumatici? Infine sono state ignorate le dichiarazioni dei testimoni». La tesi della famiglia Sandri è che l'agente della polizia stradale puntò la pistola per colpire la parte alta dell'abitacolo. Quindi, per la stessa parte lesa, si tratta di un omicidio volontario con dolo eventuale. E tale tesi sarà riportata nell'atto di impugnazione della sentenza di primo grado.

5 settembre 2009

Ultras riuniti a Roma contro la tessera del tifoso

ROMA, 5 SET - 'No alla tessera del tifoso'. Un centinaio di gruppi ultras da tutta Italia si sono radunati a Roma, a Tor di Quinto. Durante l'incontro saranno prese decisioni sulle modalita' della protesta contro il provvedimento voluto dal ministro Maroni. E' previsto l'intervento di due avvocati esperti in legislazione antiviolenza. La tessera del tifoso 'e' vista come un ulteriore strumento di repressione per evitare le trasferte dei tifosi'.


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31 agosto 2009

C'ERA UNA VOLTA....L'ORCO CATTIVO, IL PRINCIPE AZZURRO ED IL MODELLO INGLESE!

di Daniele Caroleo

C'era una volta: potrebbe cominciare proprio così questa riflessione, visto che stiamo andando a parlare di una vera e propria favola, propinataci per anni! Una favola a tutti gli effetti, con l'orco cattivo ed il principe azzurro, che sul suo destriero bianco e con gesta eroiche, era pronto a salvare la bella principessa ed il suo amato castello. Peccato che si tratti semplicemente di una favola, e come tale sarebbe dovuta rimanere, se qualcuno, dall'alto della sua immane saccenza e ineguagliabile convinzione, non avesse tentato a tutti i costi di farla passare per realtà.
Sto ovviamente parlando del tanto acclamato “modello inglese”, troppo spesso preso ad esempio dai vari pseudobuonisti e opinionisti da salotto, ogni qualvolta si è presentata l'occasione di trattare l'argomento della cosiddetta violenza negli stadi e dei “teppisti del calcio”.
Una bugia. Una farsa, che però alla fine è venuta a galla. Così come quando qualcuno, avendo ospiti a casa, per tentare di fare bella figura, si limita a nascondere la polvere sotto al tappeto: lo sanno anche i bambini che quel tappeto, prima o poi, verrà, inavvertitamente, alzato davanti a tutti, facendo fare una magra figura al padrone di casa. E questo è quello che è successo qualche giorno fa in Inghilterra, in occasione della partita di Coppa di Lega tra il West Ham ed il Millwall.
Una rivalità antica quella tra le due tifoserie di cui sopra. Un odio antico, che va aldilà delle logiche campanilistiche a cui siamo abituati in Italia, e che ha radici profonde e ben radicate nel tessuto sociale di queste due comunità. Due territori confinanti, composti, sopratutto negli anni venti, per la maggior parte da operai che lavoravano nelle fonderie e nelle fabbriche nella periferia ad est di Londra. In quegli anni, i tifosi del West Ham organizzarono uno sciopero al quale quelli del Millwall decisero di non aderire. Da quel momento in poi, l'escalation della rivalità, che causò anche un morto, nel 1978. Una rivalità che è stata anche ripresa nel recentissimo film “Green Street Hooligans” e che annovera tra i suoi attori protagonisti quel Elijah Wood, ai più famoso nei panni di Frodo ne “Il Signore degli Anelli”. Una pellicola che ha trattato in modo abbastanza approfondito, e anche piuttosto romanzato, la vita di una vera e propria “firm” di hooligans e che si conclude, in pratica, con uno scontro all'ultimo sangue tra le tifoserie, per l'appunto, del West Ham e del Millwall. E la sera scorsa questo scenario, ben lontano da un set cinematografico, si è verificato, in maniera ancora più eclatante e cruento, nei pressi e all'interno dello Stadio del West Ham, prima, durante e dopo la partita in questione. Scontri, invasioni di campo, inseguimenti, si sono protratti per ore, nonostante ci avessero raccontato, per molto e molto tempo, che tutte queste cose erano ormai state debellate definitivamente dagli stadi di calcio britannici. 
Per anni abbiamo assistito, in televisione, ad immagini, spesso accompagnate da numerosi commenti pieni di insulsa retorica, di stadi inglesi con gente seduta in maniera composta, senza alcuna recinzione tra gli spalti ed il campo. Ci avevano fatto capire che questo famigerato “modello inglese” era riuscito a spazzare via gli ultimi residui di violenza relativi al mondo del calcio.
Peccato che, mentre ci somministravano tutte queste storielle, si dimenticavano, volutamente, di raccontarci dell'aumento esponenziale, negli ultimi anni, della violenza negli stadi durante le partite delle serie inferiori britanniche e che, sopratutto, sono mutati totalmente i luoghi di incontro-scontro delle tifoserie, che hanno deciso di trasferirsi, o nelle stazioni delle metropolitane, con notevoli disagi per gli altri, sfortunati, passeggeri, o in ampi spiazzi lontano dagli stadi, previo appuntamento, solitamente effettuato via internet. Senza scordare che il fenomeno “Hooligans” si ripresentava, puntualmente, ogni qualvolta la nazionale inglese giocava in trasferta o durante le partite all'estero di alcune squadre d'oltremanica.
Bisognerebbe quindi prendere atto che il sistema repressivo, tanto acclamato in passato, è pressoché fallito, così come si affrettavano a precisare i giornalisti che commentavano le immagini di qualche giorno fa provenienti da Londra. E' fallito fin dagli albori, ma in Italia ci ostiniamo a perseguirlo comunque, visto anche le ultime decisioni del Viminale in materia di sicurezza negli stadi.
E parlo, ovviamente, della cosiddetta “Tessera del Tifoso”: una schedatura vera e propria, che sa tanto di “Stato di Polizia”, ma che, sopratutto, risulta essere assolutamente illegittima, in quanto basa le limitazioni imposte (divieto di trasferta su tutte) sull'ormai famoso DASPO (Divieto di Accesso alle manifestazione Sportive), che è, in pratica, una sorta di condanna (la chiamano “preventiva”) senza processo, che può essere anche emessa grazie ad una semplicissima segnalazione di un agente di polizia in servizio allo stadio, o su una condanna, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive.
Devo essere sincero ed ammettere che ci ho davvero pensato molto prima di buttare giù questa riflessione a voce alta, per il timore delle critiche impetuose che sarebbero piovute, in perfetto stile politically correct, su questa mia posizione. Ma poi ho deciso, comunque, di andare avanti e rendere quanto più possibile pubblico il mio pensiero. Del resto, in un paese dove chi commette una bravata giovanile viene privato dei più elementari diritti civili e chi invece spara ad altezza uomo, uccidendo un ragazzo in autogrill, gli viene addirittura derubricata la pena solo perché indossava una divisa, non è di certo più possibile stare inermi ed in silenzio ad osservare scorrere il corso degli eventi!
La domanda più logica che mi si potrebbe porre allora, in questo momento, è quella relativa alle possibili soluzioni alternative al problema della violenza negli stadi.
Ebbene, io sono convinto che tale problematica dovrebbe essere innanzitutto affidata e affrontata da chi conosce realmente certi ambienti e certe situazioni. In Italia, l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, ad esempio, è uno strumento, a parer mio, totalmente inutile oltre che assolutamente incompetente in materia, in quanto composto da persone che poco o nulla hanno a che vedere con il mondo delle tifoserie organizzate, come i dirigenti delle Ferrovie dello Stato o quelli degli Autogrill. Senza dimenticare che gli agenti preposti all'ordine pubblico all'interno degli impianti sportivi (e non solo) dovrebbero essere dotati di apposita targhetta di riconoscimento sulla propria divisa, giusto per limitare le stupide e sicuramente inutili provocazioni da parte di chi si fa forte spesso e volentieri perché protetto dall'anonimato e da un'uniforme.
Sono altresì, fortemente favorevole ad impostare una vera e propria politica di dialogo con il mondo delle tifoserie organizzate e degli Ultras in generale, aldilà di qualsiasi tipo di pregiudizio.
Il calcio, e lo sport generale, è anche passione, colore ed emozioni. E una curva di uno stadio, gremita in ogni ordine di posto, esprime perfettamente tutto ciò, oltre ad essere, per alcuni versi, con i suoi riti e con i suoi usi, anche una vera e propria palestra di vita. E proprio in quest'ottica non faccio fatica ad ammettere di essermi trovato in totale sintonia, nonostante la visione politica totalmente diversa, con le posizioni recentemente espresse dall'attuale Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, che ha pubblicamente riconosciuto l'attività sociale e di volontariato delle tifoserie organizzate e ha chiesto, al Ministero dell'Interno, la revisione della normativa almeno per quanto riguarda l'esposizione degli striscioni allo stadio.
Un piccolo passo in avanti, perlomeno da parte di alcuni organi istituzionali, visto che con la repressione indiscriminata e le soluzioni di pura facciata, che, in sostanza, evitano totalmente il problema, non si ottiene praticamente nulla. E tutto ciò lo abbiamo appurato, senza alcun rischio di smentita, qualche giorno or sono.
L'orco cattivo ha quindi smascherato il principe azzurro, il cavallo bianco è fuggito al galoppo e la fortezza impenetrabile si è rivelato un castello di carte, crollato al primo accenno di vento.
Ci è rimasta solo la speranza, seppur flebile, che, alla fine della storia, tutti possano vivere per davvero, felici e contenti, così come in ogni fiaba che si rispetti!

Daniele Caroleo
Dirigente Nazionale Azione Giovani
Promotore “Identitario.org”

28 agosto 2009

Identitario.org contro la tessera del tifoso

24 agosto 2009

Identitario.org contro la tessera del tifoso

 In prossimità dell'imminente inizio del campionato italiano di calcio, i promotori del progetto http://www.facebook.com/l/;Identitario.org hanno deciso di far sentire la propria voce in merito alle recenti posizioni del Governo Italiano sulla cosiddetta “Tessera del Tifoso”.
“Siamo convinti – dichiarano Simone Spiga (Cagliari) e Daniele Caroleo (Crotone), tra i principali promotori di
http://www.facebook.com/l/;Identitario.org ed entrambi Dirigenti Nazionali di Azione Giovani - che il provvedimento della “Tessera del Tifoso” sia assolutamente inutile oltre che totalmente illegittimo, visto che andrebbe a colpire tutti coloro i quali abbiano commesso dei reati connessi al tifo negli stadi, anche dopo aver scontato interamente la pena, e tutti quelli che in passato hanno subito una diffida, anche se si è stati assolti dal processo successivo al Daspo. In pratica, in base all'art.9 della tanto contestata “Legge Amato”, ogni Daspo (Divieto d'Accesso alle manifestazioni Sportive) si tramuterebbe in una sorta di diffida a vita! Siamo di fronte ad un caso lampante di totale azzeramento dei diritti civili di una persona: in questo modo si andrebbe a creare una sorta di vero e proprio stato di polizia!”.
In merito a questa restrizione, fortemente voluta dal Viminale, i giovani aderenti al progetto
http://www.facebook.com/l/;Identitario.org hanno realizzato un volantino provocatorio che verrà distribuito nei pressi di numerosi stadi in tutta Italia in occasione delle partite del campionato di calcio. Sono inoltre in fase di realizzazione alcuni adesivi e alcuni manifesti che potranno essere utilizzati sul proprio territorio dalle varie comunità militanti che condividono questa battaglia.
“Alcuni nostri militanti inoltre,– continuano i promotori di
http://www.facebook.com/l/;Identitario.org – parteciperanno, senza alcun simbolo politico, per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione, al corteo, indetto da alcuni gruppi Ultras di varie squadre italiane, che sfilerà, il prossimo 5 Settembre, per le vie di Roma, manifestando il proprio dissenso verso questa iniziativa repressiva. Siamo convinti che le problematiche relative alla cosiddetta violenza legata al mondo del tifo non possano di certo essere risolte con la repressione indiscriminata, ma con ben altri strumenti, magari cominciando ad instaurare un vero e proprio dialogo tra le istituzioni ed il mondo delle tifoserie organizzate, che è, ad oggi, il fenomeno di aggregazione giovanile di massa più diffuso del nostro territorio.”.


Ufficio Stampa e Propaganda

18 agosto 2009

Zamparini esce allo scoperto: «Una vergogna la tessera del tifoso»

 Che la tessera del tifoso del ministro Maroni, oltre che ai tifosi, fosse invisa anche ai club era un sospetto. Ma ora è quasi una certezza. Il primo presidente ad uscire allo scoperto è Maurizio Zamparini e le sue idee sono condivise da altri club che per ora non prendono posizione.

Gli ultrà hanno annunciato una manifestazione, Zamparini non li biasima. Anzi. «Tutte le iniziative che vanno contro la libertà personale sono da sistema poliziesco. Togliere la libertà a un milione di persone per controllarne cento non va bene. Solo in tempo di guerra - ha detto il presidente del Palermo - si fa il coprifuoco. Parlo a livello di libertà personale. Non è possibile limitarla schedando milioni di persone per andare a colpire cento facinorosi. Uno stato civile li colpisce lo stesso, senza bisogno di questi provvedimenti che sono chiaramente liberticidi. Io sono un uomo libero - ha spiegato il presidente del Palermo - e mi rifiuto di dover andare in uno stadio fuori dalla mia città con una tessera che mi scheda perché senza di quella non posso entrare. Il problema è la libertà personale in Italia allora, visto che questa regola ce l'abbiamo solo noi. È paradossale ed è una vergogna: mi vergogno di essere italiano. Non è una questione del non si può o non si vuole. Abbiamo una categoria politica e delle istituzioni di incapaci. La nostra nazione è in queste condizioni perché il suo male è la categoria politica - ha concluso Zamparini - e bisogna che le tifoserie si responsabilizzino. Al di là di mille delinquenti, che ci sono dentro e sono già schedati, le tifoserie come la mia del Palermo e altre in giro per l'Italia sono buone».

Centro studi Ps: non è la strada giusta. «Più che la tessera del tifoso servono abbonamenti speciali per le famiglie, incentivi per portare le famiglie allo stadio. Così come hanno fatto in Inghilterra. Questa è la strada». Lo ha affermato ai microfoni di Radio Cnr Maurizio Marinelli, Direttore del Centro Studi sulla Sicurezza Pubblica della Polizia dello Stadio.

17 agosto 2009

NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO


Ero mesi che se ne parlava, erano settimane che i club delle tifoserie italiane aspettavano un provvedimento repressivo sulle tifoserie organizzate, ed ecco varata per l’inizio del campionato di calcio del prossimo 22 Agosto la Tessera del Tifoso. Sarà nelle intenzioni del ministero degli Interni uno strumento che contribuirà alla sicurezza negli stadi, anche se, secondo i suoi critici, somiglia troppo a una pre-schedatura.
L’idea lanciata lo scorso 27 Maggio dall’ Osservatorio nazionale del Viminale sulle manifestazioni sportive, partirà ufficialmente all'inizio di questo campionato, il 22 agosto, ma visto il ritardo con cui le società si stanno adeguando, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha posticipato l'entrata in vigore degli effetti più penalizzanti al primo gennaio del 2010.
La Tessera del tifoso non è altro che una forma repressiva di controllo del tifoso e dell’Ultras per questo decine di gruppi in tutta Italia stanno promuovendo azioni di protesta contro questa decisione del Governo.
La normativa nasce dall’art. 9 della contestata Legge Amato che inibiva la vendita dei tagliandi per lo stadio a tutti coloro che sono stati destinatari di un Daspo (divieto d'accesso alle manifestazioni sportive), trasformando ogni "diffida" in "diffida a vita".
Articolo mai realmente applicato dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive anche perché anticostituzionale, infatti il Daspo è una misura restrittiva (adottata dal Questore) a scopo preventivo, e non può essere equiparato in alcun modo ad una condanna (tanto meno definitiva), anche perché non necessita di alcun processo. Trasformare ogni Daspo (un provvedimento già di per sé lesivo dei diritti civili della persona, che si vede privata della libertà direttamente dalla Polizia) in Daspo a vita, significa portare l'abuso alla massima potenza. L’Italia è lo stato in cui siedono in Parlamento pregiudicati a questo punto la domanda è: ma per entrare allo stadio servano requisiti maggiori che per sedere nel Parlamento? E infatti, stando all'art. 9 della Legge Amato, allo stadio possono entrare tutti coloro che sono stati condannati in via definitiva: anche terroristi, mafiosi, pedofili e stupratori. Ma non chi ha commesso reati connessi al tifo (anche se ha interamente scontato la pena), e neppure chi ha ricevuto una diffida (anche quando fosse stato assolto al processo che talvolta segue il Daspo).  Per questo riteniamo che la "Tessera del Tifoso" serva proprio ad applicare questo articolo. Anche perché il suo rilascio si fonda sull'autorizzazione preventiva della Questura. E i diritti fondamentali dove sono finiti? E la libertà individuale?
Per queste ragioni sarà necessario sin da subito attuare forme di protesta per contestare questa scellerata decisione del Governo

Simone Spiga
http://www.simonespiga.tk

16 luglio 2009

SANDRI, ALEMANNO: ESPRIMERÒ PERPLESSITÀ A MINISTRI GIUSTIZIA E INTERNI

"Oggi parlerò con i ministri della Giustizia e degli Interni, perché c'é  un sentimento di grande ingiustizia ma abbiamo la speranza che questa ingiustizia venga risanata. Gli esprimerò le mie perplessità su questa sentenza per cercare di fare in modo che tutte le istituzioni contribuiscano a fare in modo che l' appello avvenga nella massima serenità". Così, il sindaco Gianni Alemanno, a margine della presentazione dei Mondiali di nuoto ha commentato la sentenza sull' omicidio di Gabriele Sandri. Alemanno ha precisato che "il ministro della Giustizia non può fare nulla su una sentenza, ma ha potere di vigilanza sulla magistratura e quello dell' Interno sulla Polizia. Dobbiamo fare in modo che l' appello ci permetta di fare giustizia". Alemanno ha poi ribadito che "questa sentenza, francamente, non la comprendiamo".


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14 luglio 2009

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella VERGOGNA!

 AREZZO - La corte d'Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l' 11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Ma la corte ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.

I GENITORI - «Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia? Adesso non ci credi più». Così Daniela Sandri, la madre di Gabriele, tra le lacrime, ha commentato la sentenza del Tribunale di Arezzo. «Quando stasera tornano a casa, li avranno dei figli - ha aggiunto -? Come fanno a guardarli negli occhi? Gabriele non me lo ridà nessuno, ma questo è troppo, è una cosa tremenda». «È una vergogna per tutta l'Italia», ha urlato Giorgio Sandri, padre di Gabriele. «Hanno ammazzato mia moglie un'altra volta, forse adesso la portiamo via con l'ambulanza, hanno ammazzato mio figlio. Io consiglierei a tutti i cittadini di non spendere più i soldi per la giustizia perché se la giustizia è questa sono soldi buttati. Non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l'individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all'ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia. Per fortuna che c'è la giustizia divina che penserà a Spaccarotella, a quella non potrà sfuggire senz'altro». Svenimenti, scene di panico e parolacce sul piazzale antistante il Tribunale di Arezzo, dove si sono radunati una trentina di amici di Gabriele. La reazione alla lettura della sentenza era stata di grande rabbia, e alcuni tifosi della Lazio amici di Gabriele hanno inveito contro Spaccarotella e contro i giudici, ma dopo un po' il fratello di «Gabbo», Cristiano Sandri, li ha riportati alla calma dicendo che così «si uccide Gabriele per la terza volta, fatela finita». Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore, è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza.

23 maggio 2009

CHE SKYFO QUESTO CALCIO... NEANCHE PER UN RAGAZZO IN FIN DI VITA SI FERMANO.

 PARMA - Tragedia sfiorata durante la partita Parma-Vicenza: un tifoso della squadra veneta è caduto da una balaustra che divide il settore ospiti da un corridoio d'accesso, riportando un forte trauma alla testa. I compagni del giovane hanno richiamato l'attenzione di steward e dei giocatori e la partita è stata sospesa per consentire all'ambulanza di soccorrere il 19enne di Isola Vicentina. Il primo a soccorrerlo è stato il medico del Vicenza Calcio, Giovanni Ragazzi.

VOLO DI 5-6 METRI - «Ero in panchina e l'ho visto cadere dalla balaustra, si è sporto su un lato ed è caduto da un'altezza di 5-6 metri - ha detto Ragazzi -. Ho visto la scena in diretta e sono subito corso in suo aiuto, mentre nel frattempo tutti i tifosi della curva davano l'allarme a grandi gesti. Era evidente un trauma cranico commotivo e per questo, grazie alle attrezzature in dotazione all'ambulanza, è stato immediatamente intubato». Ragazzi ha raggiunto il ragazzo all'ospedale civile di Parma. Dopo l'incidente molti dei tifosi presenti avrebbero espresso dubbi sull'opportunità di riprendere la partita, rivolgendo gesti espliciti ai giocatori per invitarli a uscire dal campo.

LA PARTITA RIPRENDE - Poco dopo lo speaker ha letto un messaggio per informare i presenti che le condizioni del tifoso sono stabili: a quel punto l'arbitro ha fatto segno di riprendere la partita dopo una sospensione di 23 minuti. Prima del fischio d'inizio il capitano del Vicenza Bjelanovic è andato sotto il settore ospiti per calmare la tifoseria che continuava a chiedere la sospensione dell'incontro, seguito da Alessandro Lucarelli, Morrone e Paci dato che anche i tifosi del Parma chiedevano di non riprendere l'incontro. La partita è stata sospesa al 16' del secondo tempo sul risultato di 4-0 per il Parma. Venti minuti dopo l'incontro è ripreso, fino alla conclusione, che ha confermato il risultato di 4-0. L'incontro, peraltro, è ininfluente per la classifica di un Parma già promosso e un Vicenza già salvo.



13 marzo 2009

GIUSTIZIA E RISPETTO PER GLI ULTRAS

La notizia dell'archiviazione dell'inchiesta sui fatti di Roma-Napoli è stata data oggi dal Procuratore anticamorra Antonello Ardituro, smantellando di fatto tutta la tesi accusatoria per le presunte devastazioni avvenute sul treno Napoli-Roma lo scorso 30 agosto, ritenendo "esagerate" le accuse fatte dalle Ferrovie dello Stato, ree di disorganizzazione e di richieste di danni gonfiate.
In tanti ricorderete cosa si raccontò in quei gioni sulla trasferta dei napoletani a Roma, devastazioni di ogni tipo, violenze terribili, insomma ancora una volta si costruì un mostro per sbatterlo in prima pagina.
Oggi arriva la verità, che è molto diversa da quella raccontata e che ha colpito indiscriminatamente tutto il mondo Ultras italiano e che è stata utile per rafforzare le leggi repressive contro un movimento che con diversi aspetti negativi, rappresenta oggi una forma aggregativa di notevole rilevanza e che non dovrebbe essere repressa ma incanalata nella strada del dialogo.

Rispetto per gli Ultras!

Simone




15 dicembre 2008

Blitz dei tifosi milanisti in diretta a Controcampo

Un gruppo di ultrà milanisti ha letteralmente invaso lo studio di Controcampo durante la diretta del programma. Inizialmente, i cori di un nutrito gruppo di tifosi, sembravano fare parte del solito pubblico becero che tradizionalmente affolla lo studio di Cologno Monzese. Uno spaesato Alberto Brandi non ha saputo opporre una concreta resistenza al gruppo di ultrà rossoneri che ha invaso lo studio con cori di critica per il divieto di trasferta e del caro biglietto. La regia ha prontamente oscurato il tutto con un "treno" di consigli per gli acquisti.

11 novembre 2008

GIUSTIZIA PER GABRIELE




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11 novembre 2008

CIAO GABBO, SEI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI!


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16 ottobre 2008

Giustizia per Gabbo!



PER NON DMENTICARE MAI!!!!


e poi anche perchè ogni tanto avviene nuovamente..

Un agente di polizia punta la pistola contro i tifosi polacchi. L'episodio è avvenuto allo stadio di Bratislava, in occasione della sfida tra Slovacchia e Polonia (terminata 2 a 1). Sugli spalti si sono verificati gravi scontri: sette poliziotti e tre tifosi sono stati feriti, mentre 16 supporter polacchi sono stati fermati (Reuters)


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14 ottobre 2008

Ritorna la caccia alle streghe..

Questo titolo, potrebbe significare ben poco per qualcuno, ma per chi come me, ha vissuto esperienze di militanza politica e frequentazione della curva, non è altro che la solita caccia alle streghe.
Ho voluto appositamente aspettare due giorni prima di discutere nel blog della partita di calcio Italia-Bulgaria anche perchè pur sapendo che le cose che i mass media raccontavano erano totalmente false, volevo che agli occhi di tutti fossero riconosciute come false.
Quindi oggi, dopo numerose telefonate ed sms di amici che mi invitavano a prendere posizione sulla cagnara che ha visto anche i nostri Ministri impegnati molto frettolosamente a dichiarare parole inutili ed avventate, ho deciso di dire la mia.
La storia è sempre la stessa, prima la morte del giovane a Verona da parte di un gruppo di PDSkin, poi la violenza del GuevaraSkin, oggi i nazisti italiani che vanno alla partita a Sofia con la svastica e la celtica, non sono altro che gruppi politici bulgari e quindi non italiani.
Una storia che ritorna, una caccia alle streghe che non ha fine e che nel novanta per cento delle volte è una montatura vergognosa dei mass media che impone una verità falsa e arbitraria.
Mi vergogno per questa vicenda, esprimo solidarietà al gruppo ULTRAS ITALIA e nel contempo non giustifico in alcun modo l'aver brucuato la bandiera bulgara, ma certo è che questa vicenda testimonia la falsificazione della verità per cercare nuove streghe da bruciare....

Se qualcuno ancora è convinto che le svastiche e celtiche siano state portate a Sofia dai tifosi italiania, li invito a collegarsi al sito del Corriere e visionare le foto relative alla vicenda, serviranno a far capire anche agli scettici come sta la verità.

Simone


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