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27 novembre 2008

Bologna: lancio di uova contro il gazebo dei giovani di An

BOLOGNA - Lancio di uovo contro il gazebo di Azione Universitaria, l'organismo studentesco di Alleanza Nazionale, in Piazza Verdi a Bologna. Un settantina di studenti di sinistra giovedì mattina hanno contestato i giovani di An con cori, slogan e lancio di uova. Sul posto sono intervenute le forze dell'ordine in tenuta antisommossa.
La protesta dei ‘no-Gelmini'è durata circa una mezzora. Alle 13 l'organismo studentesco di An ha smontato il gabebo, dirigendo verso via Zamboni scortati dagli agenti della Digos. In questa circostanza alcuni manifestanti isolati hanno cercato il contatto fisico con gli studenti di An. Ma la situazione è stata gestita senza problemi dagli uomini della Digos.


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permalink | inviato da simonespiga il 27/11/2008 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

27 novembre 2008

Nicola Bombacci: un comunista a Salò

Alla fine tragica della sua esistenza Benito Mussolini si ritrovò accanto il caparbio amico di sempre: Nicola Bombacci. Sì proprio lui, l’anziano socialcomunista che per una strana quanto perfida magia, sparirà dalla storia italiana per decenni e decenni. Nicola Bombacci la cui figlia Gea, in un documento personale del 17 luglio 1945, così scriveva: «Riteneva vero tradimento astenersi dalla lotta, in un momento così cruciale per la nostra Patria; eppure gli sarebbe stato non dico facile, ma possibile. Dopo il 25 luglio infatti era rimasto a Roma, tranquillo e sereno, e nessuno pensò a procurargli fastidi di sorta. Rimase a Roma anche dopo l’8 settembre fino al gennaio 1944, quando finalmente cedette alle insistenze giornaliere di alcuni suoi amici personali, uomini non fascisti i quali avendo seguito il governo in Alta Italia lo tempestarono di lettere, di telegrammi e di telefonate, ripetendogli ‘c’è bisogno di gente onesta, c’è bisogno di uomini che possano presentarsi al popolo guardandolo serenamente negli occhi’. E lui che in tutta la vita non aveva avuto che un ideale, migliorare le condizioni materiali, morali e spirituali del popolo, non seppe resistere a questi ripetuti appelli e nel gennaio 1944 si recò in Alta Italia. Io non l’ho visto, ma so perché lo sento, che quel cosiddetto tribunale del popolo che l’ha ucciso giustificando tale atto esecrando con la condanna di super-traditore ha dovuto fucilarlo nella schiena: è stato giusto perché nessuno di quegli uomini era degno, in un momento così supremo, di guardare negli occhi un super galantuomo quale era Nicola Bombacci, mio padre».
Sì sempre lui, l’uomo che dalla copertina del volume Nicola Bombacci: un comunista a Salò (Mursia editore) ci contempla dal bianco e nero un po’ sbiadito di una foto dell’altro secolo ed ammicca tra l’ironico e lo smagliante irriverente, pensando già all’altrove dell’azione. A scrivere un nuovo libro sul rivoluzionario gentiluomo ci ha pensato Guglielmo Salotti [nella foto a sinistra], allievo e collaboratore del munifico storico Renzo De Felice. Specializzato sulla storia d’Italia del XX secolo tra le due guerre, dall’impresa fiumana di D’Annunzio al Ventennio fascista ed alla RSI, Salotti collabora a riviste di settore ed ha operato nell’ambito del Ministero degli Esteri. Sempre ed ancora Bombacci, dunque, con la cui folta barba “ci farem gli spazzolini/per lucidare le scarpe/ di Benito Mussolini”, come solevano cantare gli squadristi fascisti tra il 1921 ed il 1922. Bombacci, romagnolo fastidioso per i compagni e gli antagonisti. Traditore per i rossi, scomodo per gli eredi dei neri proprio per quel suo grido in punto di morte con il duce ed i suoi fedeli: “Viva il Socialismo”. Per oltre quarant’anni diede tutto alla causa dei lavoratori. Umile tra gli umili, atipico in tutta la sua splendente quanto gravosa dignità delle povere origini, vuolsi qui di lui ricordare come ben e quanto segue (21 dicembre 1944): «Socializzazione è altruismo, è dignità di lavoro, è benessere, è dirittura politica e morale del lavoratore, purché questi sia onestamente attivo, sollecito nel dovere verso la collettività, doveri consorziati al diritto acquisito, scevro da scorie borghesi di egoismi individuali…. Se sarete egoisti… sarete peggio dei vostri padroni». Il resto lo lasciamo narrare allo stesso autore che ringrazio, qui e di nuovo sentitamente, per la sua signorile disponibilità.

Prima domanda ma che, in realtà, dovrebbe forse essere l’unica. Chi era Nicola Bombacci, uno dei personaggi più carismatici della storia del Novecento italiano? Ovvero il “social comunista, atipico, eretico, espulso”?

Definire Nicola Bombacci uno dei personaggi più carismatici del Novecento italiano mi sembra decisamente eccessivo. Più realistico parlare di lui come di un esponente di primo piano del socialismo massimalista italiano, tra i fondatori, a Livorno, nel gennaio 1921, del Partito comunista d’Italia (anche se il suo nome è “stranamente” scomparso dalle cronache di quel Congresso), amico di Lenin, avvicinatosi lentamente, dagli inizi degli anni Trenta, prima ancora che al fascismo, al vecchio compagno e conterraneo Mussolini, fino al tragico epilogo del 28 aprile 1945 sul lungolago di Dongo. E quando dico esponente di primo piano, non mi riferisco certo a sue particolari doti di teorico e ideologo (doti che invero fecero difetto alla sinistra italiana del tempo, eccezion fatta per un Gramsci e, in parte, per un Bordiga), ma alla passione, sostenuta da una trascinante oratoria, che lo distinse nella sua azione all’interno del Psi prima e del Pcd’I poi. Con questo, e quasi a volerne riequilibrare l’immagine, Bombacci non fu semplicemente un passionale barricadiero romagnolo, ma mostrò anche insospettate doti diplomatiche (apprezzate anche da capi di Governo dell’Italia liberale, come Francesco Saverio Nitti), battendosi strenuamente per l’allaccio di rapporti diplomatici fra Italia e Unione Sovietica, in un misto di enfasi rivoluzionaria e di più ponderata attenzione agli interessi economici e commerciali di entrambi i Paesi. Forse mi sono dilungato troppo, ma se pensa che, per rispondere implicitamente alla Sua domanda, ho impiegato anni di ricerche e oltre 250 pagine di testo, potrà ben comprendere che dire di meno sarebbe stato impossibile”.

Perché un libro su di lui?

Sarebbe più esatto parlare di un mio secondo libro su Bombacci, perché quello uscito ora presso l’Editore Mursia costituisce una edizione rinnovata e ampliata del Nicola Bombacci da Mosca a Salò (da anni esaurito), pubblicato nel 1986 dall’Editore Bonacci di Roma nella Collana “I fatti della storia” diretta da Renzo De Felice. Perché questo mio interesse, reiterato interesse, per Bombacci? La prima molla, sul piano puramente storiografico, è stata dettata dalla damnatio memoriae abbattutasi nel secondo dopoguerra sul suo nome. Di lui non volevano parlare socialisti e comunisti, se non per rinnovare quell’infamante etichetta di “supertraditore” affibbiatagli sul documento attestante la sua esecuzione, a Dongo. Ma mostravano imbarazzo a parlarne anche gli eredi spirituali di coloro al cui fianco era caduto; molti (me lo confermò a suo tempo l’on. Pino Romualdi) non avevano mai cessato, durante e dopo il fascismo, di considerarlo un comunista. C’è però, me lo lasci dire, anche un risvolto umano. Si dice spesso che un biografo finisca prima o poi per innamorarsi del personaggio oggetto dei suoi studi. Io non credo (nonostante ben due libri su di lui) di essermi innamorato di Bombacci, ma forse non ho debitamente tenuta a freno la mia simpatia sia per l’”eretico” (spesso gli eretici, in senso religioso o politico, leggono meglio la storia di quanti rimangono sempre legati a un dogma), sia per la sua coerenza nei momenti estremi. Se è vero, infatti, che Bombacci ricevette molti aiuti economici da Mussolini, è altrettanto vero che non fu certo l’unico (tra gli oppositori politici o tra gli intellettuali) a usufruirne. Con la differenza che mentre molti, la maggior parte dei beneficiati, fecero carte false per ricrearsi una verginità politica, spacciandosi per antifascisti sin da quando… erano in fasce (la cosa grave è che siano stati presi sul serio), Bombacci rimase fedele a Mussolini sino all’ultimo. E, tra lo squallido opportunismo degli uni e la coerente fedeltà dell’altro, Lei può ben immaginare su chi possano cadere le mie simpatie.

Compagni italiani e compagni rossi russi. Tutti effettivamente compagni? E così lo stesso per i Soviet, i rivoluzionari? Le classi operaie?

Le vicende che portarono, nel 1927, alla definitiva espulsione di Bombacci dal Pcd’I sono uno specchio fedele non solo della confusione esistente all’interno del partito, ma anche, e soprattutto, delle divergenze fra comunisti italiani e sovietici. Per questi la priorità assoluta era quella di rompere una sorta di “cordone sanitario” creatosi intorno alla Russia rivoluzionaria dopo l’ottobre 1917, e qualsiasi crepa si fosse formata in quel “cordone” era vista in senso quantomai favorevole. Così era accaduto con la piena disponibilità dimostrata sin dall’inizio dal Governo Mussolini a mettere in disparte le differenze politiche e a trovare una soluzione definitiva sui rapporti fra i due Stati. Quella così chiara e autorevole apertura fece passare in secondo piano, per i dirigenti sovietici, qualsiasi velleità di appoggiare i comunisti italiani nella lotta contro il fascismo; e in quella stessa ottica deve porsi il discorso di Bombacci alla Camera il 30 novembre 1923. Un discorso “eretico”, l’ho definito nel libro, e che rappresentò l’inizio di tutta una serie di provvedimenti disciplinari da parte degli organi dirigenti del Pcd’I contro Bombacci; sotto accusa una frase soprattutto di quel discorso, quando l’oratore, rivolto ai banchi del Governo, sostenne che tra due rivoluzioni, quella sovietica e quella fascista, non dovessero in fondo esistere difficoltà a trovare un reciproco e fattivo riconoscimento fra i due Paesi. Apriti cielo! Non starò qui a elencare le reazioni polemiche a quelle parole; mi limiterò a ricordare qui che, a difesa di Bombacci (come minimo della sua buona fede) non mancarono prese di posizione di alcuni deputati, di non pochi lavoratori e, soprattutto, varie insistenze da parte dei dirigenti sovietici, che cercarono inutilmente di attenuare almeno la gravità delle misure adottate contro il deputato comunista.

Bombacci e D’Annunzio?

La Sua domanda mi riporta un po’ indietro negli anni, ai tempi della mia tesi di laurea e dei miei esordi storiografici incentrati sull’Impresa fiumana di D’Annunzio. Dubito fortemente che possano esserci stati incontri o rapporti diretti fra il Poeta e Bombacci, ma certo questi non nascose una certa simpatia per il movimento dannunziano, “perfettamente e profondamente rivoluzionario” così come lo stesso D’Annunzio, secondo quanto sostenuto da Lenin in persona. Non si limitò comunque alla simpatia, Bombacci, ma aderì in linea di massima, insieme all’anarchico Errico Malatesta, a un piano insurrezionale proposto dal capitano Giuseppe Giulietti, segretario della FILM (Federazione Italiana Lavoratori del Mare), per estendere, sotto la guida di D’Annunzio, il moto legionario da Fiume al resto dell’Italia. Non se ne fece nulla in concreto, anche per la netta opposizione al progetto da parte del leader socialista Giacinto Menotti Serrati; non a caso, però, proprio Bombacci fu tra i primi destinatari, nel gennaio 1921, di un volume di documenti sul “Natale di sangue”, con accenni polemici più o meno larvati all’immobilismo dei Fasci di Combattimento in quelle giornate («falsi rivoluzionari - scriverà Eugenio Coselschi nella lettera di accompagnamento - , più conservatori dei conservatori palesi». A distanza di qualche mese, in agosto, D’Annunzio provvide poi a versare al Comitato provinciale di Brescia del Pcd’I la somma di 2.000 lire a favore degli affamati della Russia sovietica, ricevendo nell’occasione una grata risposta anche da Bombacci.

Bombacci e Mussolini? L’alter ego l’un dell’altro? Ma sempre perché per entrambi “l’Italia doveva bastare a se stessa”?

Il rapporto fra Mussolini e Bombacci fu in realtà meno complesso e conflittuale di quanto a prima vista potrebbe apparire. A ben guardare, le convergenze superano le divergenze: a cominciare dalla comune provenienza romagnola, per proseguire con le basi culturali (entrambi maestri elementari prima di gettarsi nella lotta politica) e con le matrici ideologiche socialiste. E c’era poi una lunga e forte amicizia personale, non scalfita da contingenti contrapposizioni politiche; una amicizia per “Nicolino” (come a volte il Duce chiamava Bombacci) ricordata dallo stesso Mussolini in uno dei suoi colloqui con Yvon De Begnac: «Non si divide il pane della scienza per poi diventare l’uno all’altro Caino». Il lento e cauto riavvicinamento fu indubbiamente favorito (come accennato in precedenza) dagli aiuti economici fatti pervenire da Mussolini a Bombacci, alle prese con vari problemi famigliari meglio specificati nel libro; aiuti di cui il Duce si mostrò prodigo anche verso altri oppositori del Regime, e non sta a me (in verità, non dovrebbe stare a nessuno) sindacare su quanto essi fossero disinteressati o celassero intenti di “ammorbidimento”. Ci furono, quegli aiuti, e tanto basta, anche perché poi molti dei beneficiati antifascisti erano e antifascisti rimasero. Al riavvicinamento dettato da sentimenti di riconoscenza si affiancarono ben presto anche motivazioni di ordine più squisitamente politico, con cauti apprezzamenti al corporativismo e alle leggi sociali promulgate dal Regime. Anche in questo caso, tuttavia, Bombacci non fu solo nell’avvicinamento a Mussolini e agli esponenti della sinistra fascista (soprattutto Rossoni), nell’illusione, non solo sua, che il fascismo potesse ritornare verso le originarie posizioni rivoluzionarie. Un caso fra tutti, nel 1934, quello delle avances dell’ex sindaco socialista di Milano Enrico Caldara, portavoce di molti esponenti ex riformisti già condannati al confino, con l’offerta - fatta praticamente cadere da Mussolini, dopo una iniziale accettazione - per una leale collaborazione con il Regime e all’interno del fascismo in nome dei princìpi del Corporativismo.

E sugli anni del silenzio di Bombacci (sino al 1943)?

In effetti, se si esclude la pubblicazione de “La Verità”, su cui avrò modo di tornare, per un lungo periodo il nome di Bombacci scompare quasi del tutto dalle cronache politiche. Si tratta di un silenzio per certi versi obbligato, in quanto Mussolini non aveva interesse a rendere di pubblico dominio le profferte dell’ex esponente comunista, anche per non esacerbare le polemiche di quanti, all’interno del Regime, male avevano accolto gli accenni di apertura verso elementi antifascisti. Bastarono voci - poi rivelatesi infondate - circa la possibile nomina di Bombacci a curatore della propaganda della rinascita industriale del decennio fascista perché si assistesse a una decisa levata di scudi contro di lui; non si capiva, da parte dei vecchi fascisti intransigenti così come dei giovani, quali vantaggi sarebbero potuti venire al fascismo dal ritorno sulla scena, più o meno ufficiale, di elementi con cui la nuova Italia doveva avere di fatto chiuso tutti i conti. Non rimase comunque del tutto inattivo, Bombacci, pur consapevole del clima sfavorevole creatosi intorno a lui, e mantenne con Mussolini una lunga corrispondenza epistolare, di cui esiste ampia documentazione soprattutto presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma. Si tratta per lo più di lettere in cui Bombacci, oltre a esprimere i propri sentimenti di devozione e ammirazione per Mussolini e per le realizzazioni del fascismo, chiedeva di essere chiamato a svolgere i compiti che gli si fossero voluti affidare, intendendo uscire dall’inerzia in cui da tempo le circostanze lo avevano fatto piombare («Vi chiedo l’onore di entrare nella mischia» ebbe a scrivere); chiese più volte anche la tessera del Partito, ma la cosa cadde nel vuoto. Fra tutte le lettere, ce n’è una, del 6 luglio 1934, che riveste un particolare interesse, colto - pur senza enfatizzarne l’importanza reale - da Renzo De Felice in uno dei volumi della biografia di Mussolini. Nella lettera Bombacci delineava le direttrici di una politica economica nazionale, che avrebbe poi preso concretamente corpo nell’autarchia. Non è dato sapere quanto quel suggerimento avrebbe poi pesato sull’avvio di una politica autarchica, e sarebbe forse eccessivo fare di Bombacci l’antesignano di essa; certo è che Mussolini mostrò interesse per quel progetto, annotando con la solita matita blu in margine alla lettera «Prepararmi un piano dettagliato».

Ci può parlare della rivista “La Verità”?

Prima ancora di parlare della rivista in sé, credo sia opportuno accennare alle dure polemiche scatenatesi, ancor prima della sua uscita, sia all’interno dello schieramento antifascista, sia, soprattutto, tra i settori intransigenti del fascismo; e questo, nonostante il fatto che ad autorizzare la pubblicazione de “La Verità” ci fosse ovviamente Mussolini in persona, e che essa fosse stata caldeggiata da figure di primo piano del Regime, come Costanzo Ciano e Rossoni. L’ennesima levata di scudi contro Bombacci sembrò avere avuto la meglio con una lunga sospensione della pubblicazione della rivista (il primo numero uscì nell’aprile 1936, il secondo soltanto nel gennaio 1937); ma anche alla ripresa le voci contrarie non mancarono, e se ne fece interprete soprattutto il segretario del PNF Starace, che in una lunga lettera a Mussolini non usò mezzi termini per bollare come “rottami marginali” o “emerite carogne, capaci di tutto domani, come lo sono state ieri”, sia Bombacci che altri collaboratori della rivista. Detto delle polemiche, “La Verità” (solo un caso che si trattasse della traduzione italiana della “Pravda” moscovita?) uscì mensilmente (a parte la lunga sospensione già ricordata) quasi ininterrottamente sino al giugno 1943, spaziando dai temi di politica interna a quelli di politica estera, da frequenti attacchi alle degenerazioni del bolscevismo a considerazioni sulle ben diverse condizioni di vita e di lavoro delle classi operaie in Unione Sovietica e nell’Italia fascista. Con toni alquanto imbarazzati - comuni del resto a quasi tutta la stampa italiana - dopo la firma del Patto Ribbentrop-Molotov dell’agosto 1939, che costrinse i commentatori politici a veri e propri giochi di equilibrismo dialettico per spiegare una situazione così radicalmente e improvvisamente mutata. Da un punto di vista politico, la pubblicazione de “La Verità” può farsi rientrare in quel clima di disponibilità mostrato da alcuni settori antifascisti verso la metà degli anni Trenta a operare lealmente all’interno del Regime, in nome del socialismo e di una rivoluzione sociale che si sperava potesse nascere dal corporativismo. Una disponibilità che sembrò trovare un terreno favorevole nelle voci ricorrenti, in quello stesso periodo, di una conversione a sinistra del Regime, che vedeva in prima linea il ministro dell’Agricoltura Rossoni, e che fece paventare ad alcuni ambienti conservatori la possibile collusione tra fascismo di sinistra e bolscevismo.

Ultimo capitolo: 1943-1945. RSI, socializzazione, operai. Cos’altro?

Cos’altro? Tanto altro. Storiograficamente parlando, i mesi della RSI presentano un panorama quantomai confuso, con una vera e propria “babele” di posizioni, di programmi, di illusioni, con il ripresentarsi, e anzi l’acuirsi, dei contrasti insanabili tra le varie anime del fascismo, tenuti più o meno a freno durante il regime, pressoché incontrollabili nel periodo tra il settembre l943 e l’aprile 1945. Anche perché, bisogna ammetterlo, in quell’arco di tempo Mussolini non aveva più la forza, fisica e psicologica, né una adeguata volontà politica, per dominare una situazione sulla cui ineluttabilità era forse il primo a non crearsi illusioni. Le confesserò un mio sogno “nel cassetto”, quello di occuparmi proprio del periodo della RSI, dopo aver scritto qualche anno fa un libro sulla storia del fascismo; ma io per primo non mi nascondo le enormi difficoltà di affrontare i quasi venti mesi di vita della RSI dopo averlo fatto per i più di venti anni del regime mussoliniano. Non potendo qui, in sede di intervista, sintetizzare quei quasi venti mesi di storia italiana, di tragica storia italiana, mi limiterò a parlare del ruolo di Nicola Bombacci all’interno della RSI. Si può dire che, per certi versi, il silenzio di Bombacci si prolunghi anche in quei mesi: nessun incarico ufficiale, un ufficio presso il Ministero dell’Interno, a Maderno, dove occuparsi di un progetto di legge sulle abitazioni da assegnare ai lavoratori, un ruolo indefinito nella stesura dei 18 punti del Manifesto di Verona e del testo della legge sulla socializzazione delle imprese (anche se è più che probabile che il termine stesso di “socializzazione” fosse venuto da una sua proposta accettata da Mussolini), indagini, condotte negli ultimi mesi della RSI insieme al segretario particolare del Duce Luigi Gatti, sui reali responsabili e sui torbidi moventi affaristici del delitto Matteotti di vent’anni prima. Tutto più o meno nell’ombra, così come privi di ogni ufficialità sono i quasi quotidiani contatti di Bombacci con Mussolini; la porta dello studio del Duce sarà per lui sempre aperta, in quei mesi, senza bisogno di anticamere o di intermediari. Per questo, qualcuno ha definito il Bombacci della RSI “l’eminenza grigia di Salò”; io parlerei piuttosto di un ritrovato rapporto personale e politico con Mussolini, sulla scia della speranza, dell’illusione, che si stesse finalmente realizzando quella rivoluzione sociale tanto auspicata quanto troppe volte frenata.

Il canto del cigno: Viva il Socialismo!”. Questa fu dunque la fine?

Le dico subito che l’immagine del “canto del cigno” non è farina del mio sacco, avendola ripresa da Alberto Giovannini a proposito del discorso tenuto da Bombacci il 15 marzo 1945 (si noti la data, poco più di un mese dalla fine), a Genova, in una affollatissima piazza De Ferrari. Già, perché nella risposta precedente ho omesso di parlare di una incessante attività oratoria di Bombacci, soprattutto negli ultimi mesi della RSI, del rinnovato rapporto del vecchio tribuno con il mondo del lavoro, fosse sulle piazze o nelle fabbriche socializzate. Di fronte al perdurante silenzio di Mussolini (sintomo secondo me della consapevolezza del Duce per l’ineluttabilità della situazione), eccezion fatta per il discorso del Lirico e per quelli alle truppe italiane addestrate in Germania, le uniche voci capaci di suscitare un certo interesse (oggi parleremmo di audience) furono quelle del cappellano militare Padre Eusebio e, appunto, di Bombacci. Nel suo caso dovette esserci, inutile nasconderlo, anche una certa curiosità per ascoltare le argomentazioni dell’ex esponente comunista schierato ora con la Repubblica mussoliniana; e Bombacci non deludeva i suoi ascoltatori, ricordando spesso e volentieri la propria milizia del Pcd’I e la propria amicizia con Lenin, le speranze riposte a suo tempo nel bolscevismo e la certezza che ora la rivoluzione potesse farla solo Mussolini. Soltanto un illuso, Bombacci, nelle sue speranze e certezze, prive di qualsiasi serio aggancio alla realtà? C’era indubbiamente in lui una forte componente passionale, ma è certo che anche nei suoi incontri con gli operai, nel sincero entusiasmo per l’attuazione (seppur lenta, contrastata e parziale) della socializzazione, non poteva sfuggire nemmeno a lui la realtà di un mondo del lavoro ormai quasi del tutto insensibile alle sirene sociali mussoliniane.

Si sarebbe forse potuto salvare, Bombacci, se fosse rimasto a Gaino, il paesino dell’entroterra gardesano dove viveva con moglie, figlia e nipotina; alcuni abitanti del luogo, da me a suo tempo avvicinati, lo ricordavano con simpatia e rispetto, memori anche dei tanti suoi interventi a favore di giovani partigiani fatti prigionieri dalle “Brigate Nere” o dai tedeschi e quasi sempre rimessi in libertà dietro sue pressioni su Mussolini. Invece Bombacci seguì il Duce a Milano e molte testimonianze (non saprei quanto attendibili) lo ricordano salire in auto con lui nel cortile della Prefettura, prima di separarsene a Menaggio, della cattura ad opera dei partigiani, della fucilazione sul lungolago di Dongo.

A chiusura alcune domande di più ampio respiro. La prima: Lei è stato allievo e collaboratore di Renzo De Felice. Un Suo ricordo del grande storico?

Sono stato allievo di De Felice agli inizi degli anni Settanta, al tempo della preparazione della mia tesi di laurea sull’Impresa fiumana, Suo stretto collaboratore (soprattutto all’interno della rivista “Storia contemporanea” da Lui diretta) dall’inizio degli anni Ottanta sino alla Sua scomparsa, nel maggio 1996. Quello che voglio ricordare di questo lungo rapporto è lo spirito con cui si usciva dagli incontri con il Professore, arricchiti non solo di consigli e indicazioni, ma della voglia di tuffarsi nella ricerca, di non dare alcunché per scontato, di non fermarsi alle prime facili ma spesso errate conclusioni, di scavare nelle miniere degli archivi e nella polvere delle carte. E insieme al ricordo, il rimpianto per uno Studioso la cui scomparsa tanto ha pesato e pesa ancora oggi sulla vita culturale italiana.

Si dipanerà mai e completamente scevra da luci e ombre la storia italiana del XX secolo?

Indubbiamente molti singoli avvenimenti della storia italiana del XX secolo sono ancora avvolti da una nebbia fitta e difficilmente diradabile. Quello che sta cambiando, ed è secondo me destinato a mutare ulteriormente, è il tipo di approccio a temi e momenti fondamentali della storia italiana (mi riferisco ovviamente qui al fenomeno e al periodo fascista), sempre più libero da schematici luoghi comuni e da quei pregiudizi ideologici (rimasti ormai prerogativa di sempre più ristretti e sempre meno rilevanti settori della vita politica e culturale) che per tanto tempo ne hanno impedito una corretta lettura e comprensione. Un mutato approccio che, detto per inciso, potrebbe finire per riguardare la stessa figura di Nicola Bombacci, una volta liberata dalle etichette di “supertraditore” o di “comunista comunque e sempre”. Tutto bene, a patto, però, me lo lasci dire, che una seria opera di revisione storica (iniziata e propugnata proprio da Renzo De Felice e da Lui inculcata agli studiosi formatisi alla Sua “scuola”, in polemica con gli strenui difensori della “vulgata”) sia lasciata agli storici seri, e non diventi appannaggio di politici pasticcioni e poco credibili. In altri termini, ognuno faccia il proprio mestiere!.

Lei dedica il presente volume alla memoria di Gea Bombacci, figlia di Nicola, ringrazia (fra gli altri) Rossella del Guerra e Sua moglie Patrizia, “cui va un ringraziamento tutto particolare”. Dunque è vero che dietro ogni grande uomo c’è sempre un’altrettanto grande donna?

Almeno per l’ultima domanda, una risposta più breve che per le altre. La dedica del volume alla memoria della figlia di Bombacci, Gea, è come minimo doverosa, anche per il rapporto di stima e di amicizia venutosi a creare fra noi; così come doveroso il ringraziamento alla nipote di Bombacci, Rossella del Guerra, che ha voluto, con grande liberalità, cedere a me tutta la documentazione raccolta negli anni dalla Famiglia. Quanto a me, non credo sinceramente di essere un “grande uomo”, mentre senz’altro una “grande donna” è mia moglie Patrizia, che è stata sempre al mio fianco sia nella vita privata così come in questo e in altri lavori. Però, attenzione, non facciamoci sentire da lei: potrebbe montarsi la testa! Grazie.

Grazie a Lei…

a cura di Susanna Solci - tratto da http://www.mirorenzaglia.org


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permalink | inviato da simonespiga il 27/11/2008 alle 0:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 novembre 2008

Soddisfazione dal Centro Destra per le dimissioni di Soru

Tratto da ilfattoonline.com

C'è soddisfazione tra i rappresentanti dell'opposizione dopo le dimissioni di Renato Soru. ieri sera alla fine del discorso con il quale il governatore della Sardegna si è dimesso dalla carica di presidente della Regione, dai banchi della minoranza è partito un applauso e un boato con cui si è voluto sottolineare il sollievo per una decisione che ha messo fine alla gestione politica del Centro Sinistra in Sardegna.
Tra i gruppi politici numerosi sono stati gli interventi e le prese di posizione, da Forza Italia, Giorgio La Spisa commenta così: "Finisce così una stagione di fortissimi contrasti nella maggioranza, che hanno generato questo stato di emergenza nell'Isola. Soru e il centrosinistra hanno fallito, la Sardegna si deve risollevare dopo anni di buio".
Il coordinatore Regionale di An, Mariano Delogu:«Non si nasconda il fallimento politico con queste dimissioni. I sardi dovranno chiedere conto di quasi cinque di pessimo governo". Mario Diana (An): "Finisce l'esperienza di governo del proprietario di Tiscali, presto, i danni fatti da Soru e dalla sua giunta potranno essere riparati e le istanze della Sardegna potranno finalmente trovare ascolto da parte della Regione".
Il leader dei Riformatorui, Massimo Fantola: "Questa può essere la svolta per la Sardegna, se gli elettori daranno fiducia al nostro progetto di cambiamento", mentre Michele Cossa e Pierpaolo Vargiu sempre dei Riformatori affermano: "La balcanizzazione del centrosinistra, anche in Sardegna, sembra giunta all'ultimo atto. Si sciolga subito il Consiglio regionale e si vada alle urne per dare alla Sardegna un governo credibile e in grado di affrontare l'emergenza occupazione".
Dal capogruppo dell'Udc, Roberto Capelli parole dure: "È finita malamente, per questo centrosinistra. Credo che sia una soluzione di buon senso per quella che è la nostra valutazione di questi quattro anni e mezzo".
Anche il Comitato www.peggiosoru.tk ha espresso soddisfazione per le dimissioni del Governatore e si auspuca che sia la fine politica per questo Centro Sinistra diviso e incapace di gestire una fase politica di notevole rilevanza.

26 novembre 2008

Il Centro Sinistra sardo ha fallito!





Domani mattina sarò il momento per un maggiore approfondimento della notizia e per una riflessione politica.

Notte

Simone


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25 novembre 2008

Soru si dimette e noi festeggiamo...

Il presidente della Regione Renato Soru si è dimesso in Consiglio regionale. La decisione è stata annunciata dopo che il Consiglio aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge Urbanistica. Con un breve discorso pronunciato alle 21 e 46 Soru ha spiegato le sue ragioni: "Manca la fiducia della maggioranza, in queste condizioni non si può governare. Siamo in un momento di crisi, ma pur essendo consapevole di questa situazione la cosa migliore da fare è essere chiari con i sardi e verificare lo stato della maggioranza". Poi ha spiegato: "Non sarà l'ultimo giorno della mia esperienza politica. Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me". Soru ha detto che domani mattina formalizzerà la scelta e che utilizzerà i prossimi giorni per valutare la situazione, difendendo il suo operato. "Ho servito con tutta l'onestà possibile di cui sono capace, mettendo al primo posto l'interesse dei sardi e credo - ha detto - di servirlo anche oggi con la mia decisione". 


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25 novembre 2008

AZIONE GIOVANI ROMA MANIFESTA A BRUXELLES Giardina (Ag): “I giovani al centro dell’Europa, l’Europa al centro dei giovani”

 

Oggi pomeriggio circa centocinquanta militanti di Azione Giovani Roma hanno sfilato in corteo su piazza Lussemburgo a Bruxelles davanti la sede del Parlamento europeo. Durante la manifestazione è stato aperto uno striscione con scritto "Illuminiamo l'Europa".
Cesare Giardina, presidente romano di Azione Giovani, ha spiegato: "Siamo venuti fin qui per presentare il nostro modello di Europa. Vogliamo un'Europa forte sui grandi temi ed attenta alle problematiche giovanili, in grado di aiutare le giovani coppie e a debellare la piaga del precariato. Un'Europa che si impegni ad affrontare la grave crisi economica ed energetica prendendo decisioni forti grazie all'istituzione di un Alto rappresentante per le politiche economiche ed uno per le politiche energetiche. Un'Europa protagonista nella politica estera grazie alla creazione di un esercito comune, mediatore e pacificatore.
È solo la prima di una serie di manifestazioni che vogliono riportare i giovani al centro dell'Europa e l'Europa al centro della politica".
Alla manifestazione era presente anche il consigliere provinciale di Roma e dirigente nazionale di Azione giovani, Federico Iadicicco che ha dichiarato: "Importante l'impegno dei giovani per costruire un'Europa che riscopra la sua identità attraverso l'inserimento delle radici cristiane nella carta fondamentale dei diritti. Un'Europa più vicina alla gente e più lontana dalla burocrazia di Bruxelles"


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24 novembre 2008

Lazio, Di Carlo rimette delega sui rifiuti dopo il fuorionda su «Report»

 ROMA - È pronto a riconsegnare al presidente Piero Marrazzo la delega sui rifiuti. Mario Di Carlo, assessore alle Politiche della casa della Regione Lazio, annuncia la sua decisione all'indomani della puntata di "Report" dedicata al piano rifiuti nel Lazio. «La situazione non permette che deleghe così importanti siano gestite da un ingenuo» spiega l'esponente del Pd. Tutto nasce da alcune frasi "fuorionda" trasmesse durante la trasmissione di Milena Gabanelli: in un modo decisamente colorito, Di Carlo parla dei suoi rapporti con Manlio Cerroni, il gestore della discarica di Malagrotta. «Vengo dipinto come un volgare maneggione, probabilmente anche corrotto - spiega Di Carlo - Sono una persona onesta, sono solo un ingenuo. Ho risposto per due ore a domande sul piano rifiuti del Lazio, sui gassificatori di Roma e Albano, sugli inceneritori di San Vittore e Colleferro, sulle discariche di Roma, Guidonia, Viterbo, Latina, Roccasecca, Colleferro, Civitavecchia e Bracciano, sulla raccolta differenziata, e non mi sono accorto che all'intervistatore di tutto questo non importava nulla».

Video: Di Carlo, Cerroni e le code alla vaccinara (da Report)

RACCONTATO COME UNA MACCHIETTA - Di Carlo prosegue nel suo racconto spiegando che «finita l'intervista, e apparentemente spente le telecamere, per un'altra ora gli ho parlato in modo intollerabilmente volgare purtroppo, e me ne scuso, della storia di amicizia tra me e l'avvocato Cerroni. L'ho fatto perché conosco l'intervistatore da 20 anni. Ho visto che nella trasmissione sono state utilizzate solo quelle frasi che consentivano di raccontarmi come una macchietta. Quindi - aggiunge - con la mia ingenuità ho contribuito ad alimentare questo clima di sospetti».

IL FUORI ONDA - A proposito del suo rapporto con Cerroni, Di Carlo - durante il fuori onda trasmesso dal programma condotto dalla Gabanelli - afferma: «A tutti e due ci piace andare a mangiare, che c….o ne so, la coda alla vaccinara, capito? Nel mondo che vive lui, co chi c…o ce va, co' Caltagirone a mangiare la coda alla vaccinara? Lui non ce l'ha sostituti. Non ce l'hai una soluzione, no? Tuo nipote c'ha 14 anni, te ce n'hai 82, quanto c…o pensi di campare ancora? Cioè quanto pensi di campare lucido?». L'intervistatore gli chiede: lui (Cerroni, ndr) ti ha chiesto di sostituirlo? Risposta: «No di sostituirlo, lui aveva visto che io non m'ero candidato alla Camera, non avevo seguito Rutelli, nel 2001, e quindi mi disse: "Perché non te ne vieni a lavorare con me?". No, io se fossi andato a lavorare con lui gli avrei chiesto la televisione, cioè ormai la politica la fanno i giornali no? La fanno i giornali e la televisione, i politici sono degli utili idioti!».

REAZIONI - Il caso Di Carlo ha sollevato una vera e propria bufera. In una nota congiunta del gruppo federato "La Sinistra", Prc, Verdi e Sd affermano che la restituzione della delega è «un atto dovuto: quanto accaduto è oggettivamente incompatibile con un incarico istituzionale delicato e importante». Bruno Astorre, assessore ai Lavori pubblici della Regione Lazio, difende invece il collega: «Conosco Mario Di Carlo, la sua storia personale e politica. La sua amicizia è per me un fatto positivo. Gli riconosco le doti della lealtà, della franchezza, della trasparenza di comportamento». L'opposizione attacca: «Mario di Carlo si dimetta da assessore - chiedono il capogruppo di Alleanza nazionale alla Regione Lazio, Antonio Cicchetti e il consigliere Francesco Lollobrigida -. Dopo le ammissioni inequivocabili ascoltate nella trasmissione "Report", che dimostrano i suoi coloriti rapporti con l'indiscusso leader del sistema dei rifiuti nel Lazio, crediamo non sia sufficiente la rinuncia alla sola delega ai rifiuti, che peraltro non capiamo quando gli sia stata attribuita». Il coordinatore regionale e Capogruppo di FI alla Regione Alfredo Pallone e il Consigliere regionale di FI Massimiliano Maselli chiedono un Consiglio straordinario: «Marrazzo farebbe bene ad accettare le deleghe rimesse da Di Carlo e quest'ultimo, sebbene sia solo una pedina di uno scacchiera ormai disordinata, dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi anche dal suo ruolo di assessore».

24 novembre 2008

FARE VERDE chiede le dimissioni dell'Assessore Regionale ai rifiuti della Regione Lazio

 ROMA, 23/11/2008 - La discarica più grande d'Europa, falde inquinate, aria irrespirabile, raccolta differenziata ai minimi termini, monopolio dei privati nella gestione dei rifiuti, uso di "nuove tecnologie" messe al bando nel resto d'Europa, produzione di diossina, mancanza di centraline, piani d'emergenza e controlli inesistenti. Questa è la situazione dei rifiuti a Roma, portata all'attenzione nazionale dalla trasmissione Report. Una situazione che Fare Verde denuncia da anni, aggravata oggi dalle incredibili affermazioni dell'assessore regionale Mario Di Carlo.

“Dopo le gravissime affermazioni fatte nel corso dell'ultima puntata della trasmissione televisiva Report” - afferma Massimo De Maio presidente nazionale di Fare Verde onlus - “è inammissibile che l'assessore Mario Di Carlo possa continuare a gestire serenamente la propria delega ai rifiuti nella Giunta della Regione Lazio. In un contesto tragico come quello della gestione dei rifiuti, scoprire che i massimi responsabili pubblici delegano completamente le scelte all'imprenditore privato Manlio Cerroni fa inorridire, ma al contempo spiega la mancanza di qualsiasi politica seria sul problema rifiuti”.

“Le affermazioni di Di Carlo” - aggiunge Claudia Iacobelli, presidente regionale di Fare Verde Lazio - “sono gravissime nella misura in cui prima giustificano l'invio di materiali riciclabili all'incenerimento contro qualsiasi normativa europea e, subito dopo, confermano i propri personali legami con l'imprenditore interessato a bruciare e non riciclare i rifiuti di Roma. Di Carlo sostenendo in modo molto colorito che a bruciare "certo non poteva essere verdura", dimostra la totale inadeguatezza al ruolo che ricopre e fa emergere pesanti interrogativi sul perché la delega ai rifiuti sia stata assegnata a lui e non all'assessore all'ambiente che, di contro, ha recentemente lanciato progetti per la riduzione dei rifiuti.
Un capitolo a parte meritano le dichiarazioni del nuovo amministratore dell'AMA Panzironi che definendo la raccolta porta a porta dispendiosa offre un sostegno alle tesi di Di Carlo e apre la via al tutto in discarica/tutto da bruciare, tesi che fanno felice il monopolista Cerroni, ma non i cittadini romani”.

“Quanto dovremo aspettare,” - conclude Iacobelli - “per vedere Comune, Provincia e Regione costituirsi parte civile nei processi ambientali contro i gestori della discarica di Malagrotta, per avere le centraline e monitoraggi intorno a discarica e inceneritore, per avere amministratori, che si occupano di rifiuti tutelando gli interessi dei cittadini e non favorendo imprenditori privati?
Dopo il sequestro dell'inceneritore di Malagrotta, Roma deve avere il coraggio di aprire una nuova stagione nella gestione dei rifiuti. Per adesso, come segnale positivo, vorremmo vedere le dimissioni di Di Carlo”.


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22 novembre 2008

Basta la parola…

 “Per aver solo citato CPI e Blocco Studentesco hanno linciato mediaticamente Andrea Rivera ma noi lo invitiamo a Casa Pound”
Noreporter

“Bisogna tendere una mano ai ragazzi del Blocco studentesco” per non “creare barriere” fra gli studenti. Questo semplice invito, rivolto dall’attore e cantante Andrea Rivera ai ragazzi dell’Onda anomala, ha creato scompiglio alla Sapienza fra i presunti studenti universitari, parassiti della protesta e futuri portaborse di partito. “Siamo antifascisti, col Blocco non si parla”, è stata infatti la risposta. Si tratta dell’ennesima conferma di un dato ormai lampante: lo spirito di apertura mentale, dialogo, trasversalità politica è il nemico principale di un movimento in origine spontaneo e non etichettabile ma oramai ostaggio di collettivi, centri sociali e politicanti vari. Contro le strumentalizzazioni e le falsità della sinistra libro e caviale, CasaPound Italia e Blocco Studentesco rivolgono la propria solidarietà al nuovo “nemico di classe” Andrea Rivera e lo accolgono a braccia aperte tra chi non si piega al conformismo e all’omologazione pianificata su tavoli non certo scolastici. Con l’occasione lo si invita inoltre ad un confronto alla luce del sole circa i problemi della scuola e lo stato della cultura e del libero pensiero in Italia. Cpi si dichiara quindi pronta a ospitare Rivera nella propria sede, in via Napoleone III 8, a Roma, per dimostrare che lo scambio di idee e la riflessione è ancora possibile nel nostro Paese, nonostante la volontà contraria di chi ama gli steccati e la ghettizzazione.

www.casapound.org


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22 novembre 2008

“TERRA DI MEZZO” CROTONE SFONDA A SINISTRA!

 LA COMUNITA’ MILITANTE PARTECIPA, GOLIARDICAMENTE, ALLE PRIMARIE DEI GIOVANI DEL PARTITO DEMOCRATICO PER SOTTOLINEARE L’ENNESIMA FARSA “MADE IN ITALY”! 


“Abbiamo attuato, finalmente, il tanto ventilato sfondamento a sinistra di cui tanto si parlava ai tempi della segreteria di Rauti del Movimento Sociale Italiano.”
A dichiararlo, ironicamente, sono i giovani appartenenti alla Comunità Militante “TERRA DI MEZZO” di Crotone (www.terradimezzocrotone.org). 
“Durante le consultazioni per le elezioni degli organismi nazionali e regionali dei giovani del Partito Democratico nella nostra città – continuano i militanti dell’Associazione crotonese, da sempre vicina all’ambiente della Destra italiana – una nostra cospicua delegazione, facendosi ampiamente riconoscere dai presenti, si è recata al banchetto allestito in Piazza Municipio reclamando il diritto a partecipare a questa sorta di primarie giovanili. Dopo il primo attimo di incertezza da parte dei presenti, abbiamo quindi avuto la possibilità di espletare le pratiche relative al voto per l’elezione dei rappresentanti di un movimento politico giovanile, sostanzialmente a noi avverso.”.
“Tale azione goliardica e provocatoria – incalzano i ragazzi di Terra di Mezzo – era volta solo e unicamente a sottolineare ed evidenziare come questa sorta di “primarie” si sia rivelata l’ennesima farsa “made in Italy”. L’imitazione del modello “obamiano” è stata un’autentica bufala, dove la stragrande maggioranza della classe dirigente giovanile del futuro partito democratico si è preoccupata solo e unicamente di spartirsi i posti di potere e di rappresentanza, spesso supportati e fomentati dai leader locali e nazionali dello stesso partito!”.
“Abbiamo quindi inteso denunciare, con la goliardia che da sempre ci ha contraddistinto, tale assurda “consultazione democratica” – continuano i giovani militanti di Terra di Mezzo – cercando di smascherare e di mettere a nudo, con questa nostra azione irriverente e totalmente non conforme, le lacune e le assurdità di questa “elezione”, che tanto hanno fatto scalpore, soprattutto nella nostra regione.”.
“E’ stata inoltre un’occasione speciale per molti dei nostri giovani aderenti, – concludono gli appartenenti alla Comunità Militante “Terra di Mezzo” di Crotone –che hanno avuto, finalmente, la possibilità, di poter partecipare ad una sorta di assise congressuale, evento che, purtroppo, in determinati ambienti della giovane destra italiana, ci è precluso ormai da parecchi anni!”.

Ufficio Stampa e Propaganda
Associazione Culturale
“TERRA DI MEZZO” – Crotone


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21 novembre 2008

L'onorevole A. Napoli lascia An ma rimane nel Pdl

ROMA - (ANSA) - ll deputato Angela Napoli lascia An. La notizia, pubblicata dal quotidiano 'Calabria Ora', e' stata confermata dalla parlamentare. ''Rimarro' come indipendente - ha detto stamattina - nel gruppo del Pdl in cui sono stata eletta, altrimenti mi sentirei una traditrice nei confronti degli elettori. Non mi sottrarro' dal sentirmi appartenente all'attuale maggioranza politica e ad essere rispettosa delle scelte del Governo, ma allo stesso tempo voglio sentirmi un po' piu' libera di continuare nella mia attivita' parlamentare senza essere sottoposto a particolari vincoli ed a particolari ricatti''. ''Lascio An - - ha detto ancora - anche perche' non ho ritrovato il partito dalla mia parte ad eccezione del presidente Fini, che e' stato l'unico che mi sono sempre ritrovato vicino soprattutto nella battaglia contro la criminalita' organizzata''. Secondo la parlamentare, inoltre, ''An si sta avviando allo scioglimento, ma nessuno sa come questo passaggio sta avvenendo e quali sono i metodi attraverso i quali dovremo entrare nel nuovo partito''. ''Mi ha anche infastidito il fatto che non mi sia stata assegnata, malgrado le mie battaglie contro la criminalita' organizzata, la vicepresidenza della Commissione antimafia, che pure e' stata data ad An''.


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20 novembre 2008

Nasce il fattoonline.com



LEGGI E DIFFONDI!


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20 novembre 2008

Bambole insanguinate nelle redazioni siciliane. «Stop alla 194»

 MILANO - Una bambola insanguinata e interiora di animali: è il contenuto dei pacchi inviati a numerosi media siciliani (come le sedi locali di Ansa e Adnkronos e quella del quotidiano "La Sicilia") assieme a un messaggio di Forza Nuova. L'iniziativa, a quanto pare, è infatti una macabra azione dimostrativa.

IL MESSAGGIO - «Avete provato orrore e sconcerto nell'aprire questo pacco? - si legge nel messaggio - Vi ha turbato la vista di un bambolotto fatto a pezzi, deformato e imbrattato di sangue e frattaglie di animale (regolarmente acquistati in macelleria)? Ve lo abbiamo spedito proprio per risvegliare in voi simili indignate sensazioni. Vogliamo ricordarvi che - nel caso lo aveste dimenticato - ormai da trent'anni, in Italia l'aborto 'legale' riserva la stessa sorte del bambolotto a 5 milioni di vittime innocenti fatte a pezzi nel ventre della madre. Siamo di fronte a un genocidio legalizzato! Abrogare la 194! Fermare la strage di innocenti!».

FIORE - Il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, rivendica «in pieno» la responsabilità dell'azione. «Non c'è nessuna intimidazione - afferma Fiore - Sono le donne di Forza Nuova che hanno voluto sollevare la questione della legge 194 chiedendo così la riapertura del dibattito sull'aborto». Fiore aggiunge che l'iniziativa «non era diretta al responsabile della redazione, uomo o donna che sia, ma agli organi di informazione». Fiore aggiunge di trovare «singolare che qualcuno si impressioni per una bambolina sporca di sangue animale quando ci si dovrebbe indignare per i bambini che ogni giorno vengono macellati negli ospedali italiani».

DENUNCIATI GLI AUTORI DEL GESTO - Verranno denunciati all'autoritá giudiziaria i due esponenti di Forza nuova, autori del gesto. Il reato che dovrebbe essere contestato ai due potrebbe essere di "procurato allarme contro l'autorità". I due, Giuseppe Provenzale e Massimiliano Ursino, rispettivamente coordinatore regionale e militante di Forza nuova, sono stati ascoltati per tutto il pomeriggio dai Carabinieri di Palermo. Si sono giustificati affermando di avere mandato i pacchi come «gesto dimostrativo contro l'aborto».

REAZIONI - Numerose le reazioni politiche. Il presidente del Senato, Renato Schifani, esprime «la solidarietà più sincera alle redazioni di Palermo oggetto di un grave e inqualificabile gesto. Siamo vicini ai giornalisti e alle redazioni, che da anni svolgono il loro lavoro di informazione con serietà e competenza». Secondo il leader del Pd, Walter Veltroni, si tratta «di un'iniziativa vile e inquietante, soprattutto perché avviene in un clima che rende ancor più pericolosi e drammatici simili episodi». Per Arcidonna si tratta di «un gesto di pessimo gusto e dai foschi rimandi ai metodi mafiosi, il cui messaggio offende le donne proprio a pochi giorni dalla giornata mondiale contro la violenza di genere».


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19 novembre 2008

Abbonati a OCCIDENTALE!

18 novembre 2008

Cagliari: Un documento di Fare Verde sulla raccolta dei rifiuti urbani

Tratto da L'Unione Sarda di oggi 18 Novembre 2008

L'associazione Fare Verde fa il punto sulla raccolta differenziata. Gli ambientalisti hanno presentato al Comune una relazione sui risultati ottenuti, con riferimento agli aspetti da migliorare. L'obiettivo? Dare un contributo alla crescita del servizio. «Fare Verde - si legge nel documento - intende proporre al Comune una serie di idee per migliorare la raccolta separata dei rifiuti in città, anche perché molti sono ancora gli aspetti di criticità e diverse sono le anomalie». Gli ambientalisti non condividono la scelta di ridurre a tre i giorni per la raccolta dell'umido «perché così si crea un disagio in più per i cittadini che sono costretti a tenere l'organico in casa per giorni».
Poi un cenno alla pratica del compostaggio. «Andrebbe sostenuta con maggior forza. Esistono infatti diverse zone della città, come ad esempio il Quartiere Europeo, il Quartiere del Sole, il Cep e Pirri, dove potrebbe essere distribuita gratuitamente una compostiera per favorire il compostaggio domestico». Ciò al fine di incentivare il riutilizzo del fertilizzante che si produce senza alcun costo per i cittadini. «Tutti siamo ormai convinti che la necessità di riciclare, riutilizzare e ridurre i rifiuti sia l'unica soluzione per migliorare la nostra città e la nostra salute ma dei tre verbi utilizzati (riciclare, riutilizzare e ridurre) solo il primo sembra interessare davvero all'amministrazione comunale. Il riuso e la riduzione dei rifiuti non sono invece tra le priorità. Oltre il 40% dei rifiuti che giornalmente i cittadini buttano sono imballaggi di varie forme e dimensioni: oggetti superflui ma indispensabili per un modello economico basato sul consumo». Si propone quindi di ridurre i rifiuti, partendo dagli imballaggi: Fare Verde chiede di stipulare convenzioni con la grande distribuzione per ridurre alla fonte una parte degli imballaggi. ( p.l. )

17 novembre 2008

TENTATO ASSALTO ANTIFASCISTA A CASAGGì FIRENZE

“Non è la prima volta che accade. Era già successo meno di un mese fa che un corteo dell’estrema sinistra, per giunta non autorizzato, sfilasse in Via Frà Bartolomeo, a pochi passi dalla nostra sede. Noi denunciammo il fatto, ma a nessuno parve interessare”. Così Francesco Torselli, presidente provinciale di Azione Giovani e dirigente di Alleanza Nazionale di Firenze, a premessa dei fatti accaduti oggi.

“Stamattina” rende noto Azione Giovani, “si è ripetuta la stessa pantomima. Un corteo di pseudo-studenti sfila per Viale Don Minzoni e passa dall’incrocio con Via Maruffi, strada che ospita la nostra sede. Al passare del corteo, alcuni dei nostri ragazzi escono dalla sede e contro di loro va in scena l’ignobile cagnara: prima i soliti slogan che offendono i ragazzi di destra caduti negli anni ’70, poi dalle parole si passa ai fatti e, nonostante lo schieramento delle Forze dell’Ordine, contro i ragazzi di Azione Giovani inizia un lancio di petardi, di torce e di bottiglie”.

“Ma la cosa non è finita” prosegue Azione Giovani, “ed i manifestanti (chiamiamoli così…), fatto il giro dell’isolato, hanno tentato un nuovo assalto contro la sede di Azione Giovani, passando stavolta da Via Frà Bartolomeo con tanto di nuovo lancio di petardi, fumogeni, bottiglie e lattine di birra contro i nostri ragazzi e verso la palazzina che ospita le sedi di Alleanza Nazionale, Azione Giovani e Casaggì. Durante il percorso poi, alcune torce e alcuni fumogeni sono state lanciate anche contro le vetrine di un noto bar della zona, reo di ospitare saltuariamente alcune iniziative culturali organizzate da associazioni di destra. Un sistema di ritorsione mafiosa già noto, purtroppo, nella nostra città”.

“Sono sinceramente senza parole” commenta TORSELLI, “posso solo prendere atto che Firenze, oggi, è una città fortemente intollerante e le istituzioni, dal Sindaco al Prefetto, al Questore, devono rendersene conto e prendere i dovuti provvedimenti. Non è possibile che si arrivi a leggere di locali distrutti perché ritrovo di ragazzi di destra o che si debba assistere, impotenti, ad assalti premeditati contro la sede, ricordiamocelo, di un partito politico al governo della nazione”.

“Ormai è chiaro come l’intento della sinistra sia andato ampiamente in porto” spiega ancora Torselli, “trasformare i cortei spontanei degli studenti in manifestazioni politicizzate indirizzate, via via, contro il nemico di turno che ieri poteva essere il Ministro Gelmini ed oggi un ragazzo di 16 anni colpevole di entrare nella sede di Azione Giovani. E’ un copione che questi nullafacenti hanno imparato dai loro genitori che, a loro volta, lo attuarono nel ‘68”.

“A Firenze” conclude Torselli, “si respira aria di intolleranza politica. Il clima è molto teso e non passa giorno in cui la destra non finisca sotto aggressione, fisica o verbale, nelle piazze, nelle scuole, nelle università. Le istituzioni devono rendersi conto di questo: non esiste uno scontro tra opposte fazioni, ma una parte che assale ricorrendo alla violenza ed una parte che è assalita perché in crescita di consenso. Oggi in tutta Italia si celebrava la “Giornata dello Studente”, dispiace che sia Firenze a distinguersi dalle altre città per intolleranza e rifiuto del dialogo e della democrazia”.

Francesco Torselli e con lui il Responsabile Provinciale di Azione Studentesca (movimento degli studenti vicini ad AN) Francesco Bellotta e i dirigenti provinciali di Azione Giovani e di Alleanza Nazionale Jacopo Giannoni e Marco Scatarzi rivolgono un caloroso appello alle istituzioni democratiche di questa città affinché prendano provvedimenti contro chi pensa di imporre il proprio pensiero politico agli altri usando la via della forza, dell’arroganza, della violenza, ma al tempo stesso si dicono determinati ad andare fino in fondo alla vicenda: “interpelleremo i nostri consiglieri comunali, i nostri parlamentari e perfino i nostri Ministri, ma vogliamo sapere perché a questi signori, che non si nascondono, rivendicando tranquillamente le proprie bravate, venga permesso tutto questo”.

SOLIDARIETà AI CAMERATI DI FIRENZE!


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17 novembre 2008

Energia alternativa, decolla il progetto di Rubbia

Tratto da L'Unione Sarda

Decolla il progetto di Carlo Rubbia per lo sviluppo di tecnologie solari termiche a concentrazione. Il laboratorio sarà realizzato a Macchiareddu: costerà oltre dieci milioni di euro e dovrà dimostrare la fattibilità della produzione di energia elettrica a partire dalla concentrazione della radiazione solare per poi arrivare alla produzione di calore ad alta temperatura.
Nella sede romana del Medio Credito Centrale è stato firmato il contratto del "Laboratorio per lo sviluppo di tecnologie solari termiche a concentrazione", finanziato dal Miur nell'ambito del Bando per i Laboratori Pubblico-Privati che lega il Crs4, l'Università di Cagliari, Sardegna Ricerche e le aziende Sapio e Rtm, con uno stanziamento di 9,7 milioni di euro per la ricerca industriale (cofinanziato dai partner nella misura del 50%) e 1,7 milioni per la formazione (finanziata dal Miur). Quando, alcuni anni fa, il Miur pubblicò il bando, l'allora presidente del Crs4, il Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, aveva già creato - è detto in una nota - le competenze che oggi costituiscono la base del progetto. Inoltre anche la Regione ha considerato strategico investire in questo settore ed ha sostenuto attivamente l'iniziativa. Il progetto, denominato Estate Lab, è coordinato dal Crs4 e i partner sono il Dipartimento di Ingegneria meccanica dell'Università di Cagliari (per la strumentazione e raccolta dati), Sardegna Ricerche (per la realizzazione del dimostratore) e due imprese: Rtm (per lo sviluppo degli specchi) e Sapio (per la gestione dei fluidi termovettori). 

17 novembre 2008

La lobby dei medici al Governo...

Poverini, poverini i medici, con un aumento esponenziale della richiesta di risarcimenti e di contenziosi negli Ospedali italiani, alcuni parlmentari del Centro Destra hanno ritenuto indispensabile tutelare la dignità dei medici e per questo hanno presentato un progetto di depenalizzazione dell'errore medico, annunciato già a giugno dal sottosegretario al Welfare Fazio, e auspicato dalle categorie dei camici bianchi.
I firmatari di questa cazzata, sono gli Onorevoli Iole Santelli (vicepresidente commissione Affari Costituzionali) e Giuseppe Palumbo (presidente Affari sociali), entrambi Pdl, il provvedimento introduce nel codice penale e civile una serie di aggiunte e nuovi articoli che definiscono la colpa professionale legata ad un atto medico e chiariscono i meccanismi del nesso di causalità. 
Gli Onorevli (???) per giustificare tale norma in discussione hanno evidenziato che solo in Italia i reati medici vengono puniti penalmente, altrove si dà per scontato che chi opera o prescrive una cura non ha un atteggiamento lesivo.
Considerato che si parla della salute dei cittadini mi serva una semplice CAZZATA della lobby dei medici in Parlamento...

Grazie!

Simone

11 novembre 2008

CONFERENZA STAMPA SUL CASO SANDRI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

A un anno dalla scomparsa di Gabriele Sandri sono ancora troppe le domande che attendono risposta circa i fatti avvenuti in quella tragica domenica che sconvolse il Paese. Domande di cui oggi si sta occupando la magistratura, che generano pero' dibattiti e interesse fra chi considera imprescindibile chiarire ogni dubbio e incertezza su un fatto in cui ha perso la vita un ragazzo poco piu' che ventenne.

Martedi' 11 novembre, anniversario della morte di Gabriele Sandri, gli onorevoli Claudio Barbaro, Paola Frassinetti e Benedetto Fabio Granata, terranno una conferenza stampa per esporre le iniziative parlamentari intraprese per far si' che sul caso Sandri possa essere fatta piena giustizia. Interverra' alla conferenza stampa Cristiano Sandri, fratello del giovane tifoso laziale, che parlera' dei progetti della "Fondazione Gabriele Sandri", nata lo scorso febbraio. In rappresentanza del Comune di Roma, sara' presente il delegato allo sport Alessandro Cochi.

10 novembre 2008

Miglioriamo la raccolta differenziata a Cagliari

Questa mattina l’Associazione Ambientalista Fare Verde ha presentato al Comune di Cagliari una relazione dettagliata in merito alla raccolta differenziata, alla sua crescita e ai risultati fino ad ora ottenuto, con specifico riferimento ai disagi e agli aspetti ancora da migliorare.
“Fare Verde intende proporre al Comune di Cagliari diversi aspetti per migliorare la raccolta differenziata in città, anche perché molti sono glia spetti di criticità e diverse sono le disfunzioni in atto”, afferma Simone Spiga, responsabile Provinciale di Fare Verde.
“Partendo dal fatto che non possiamo condividere di aver ridotto a tre i giorni per la raccolta dell’umido anche perché diventa un disagio in più per i cittadini tenere l’organico in casa, chiediamo pertanto che anche la raccolta dell’umido sia tutti i giorni dal Lunedì al Sabato compreso”…”ma sulla questione della raccolta dell’umido va sostenuto con forza il compostaggio domestico, esistono Quartieri cittadini, come ad esempio, il Quartiere Europeo, il Quartiere del Sole, il Cep, Pirri, il Quartiere Europeo e altre zone dove potrebbe essere distribuita gratuitamente una compostiera per favorire il compostaggio domestico, anche per favorire il riutilizzo in casa del fertilizzante che si produce, senza alcun costo per i cittadini”, prosegue la nota di Spiga.
“Tutti siamo ormai convinti che la necessità di riciclare, riutilizzare e ridurre i rifiuti sia l’unica soluzione per migliorare la nostra città e la nostra salute, ma dei tre verbi utilizzati, (riciclare, riutilizzare e ridurre), solo uno sembra interessare all’Amministrazione Comunale di Cagliari, infatti i dati di Cagliari approssimativi, sci dicono che non si supera il 15% dei rifiuti riciclati, ma sicuramente possiamo affermare, senza smentita, che sia il riuso che la riduzione dei rifiuti non sono tra le priorità di questa Amministrazione”, incalza Spiga.
“Oltre il 40% dei rifiuti che giornalmente noi cittadini buttiamo sono imballaggi, di varia forma e dimensione, tutti oggetti superflui, ma indispensabili per un modello economico basato sul consumo, oggi la sfida che ci troviamo ad affrontare deve essere quella della riduzione dei rifiuti, partendo proprio dagli imballaggi, non vi siete mai chiesti perché comprare le merendine e trovarsi a dover scartare tre involucri e non uno? Perché dover comprare ogni litro di latte dentro un contenitore? Perché dover acquistare i detersivi in boccioni di plastica? Ancora, perché non poter comprare caffé, legumi, riso, cereali e tanti altri prodotti sfusi e non dentro il cellophane?”…”Tutte domande sulle quali l’ Amministrazione di Cagliari non è stata in grado di dare risposte, ma Fare Verde per questo ha inteso sottolineare la necessità di fare convenzioni con la grande distribuzione per ridurre alla fonte una buona parte degli imballaggi”, conclude Simone Spiga, Responsabile Provinciale di Fare Verde.

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